Secondo il presidente Inps “il reddito di cittadinanza funziona, ma la povertà non è abolita”

La povertà purtroppo non è abolita, ma la misura sta dando ottimi risultati e ossigeno a milioni di italiani sfortunati“: così il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha commentato in un’intervista rilasciata a La Stampa i risultati del Reddito di cittadinanza, la misura cardine del programma di governo del Movimento Cinque Stelle. Tridico ha quindi fatto chiarezza rispetto ad alcuni dati che lui stesso aveva fornito in precedenza, affermando: “In questo momento il reddito è distribuito fra poco più di un milione di nuclei familiari. Se a questi si aggiungono quelli previsti dalla relazione tecnica della legge, a regime raggiungeremo tre dei cinque milioni di persone considerate povere dall’Istat: il sessanta percento“.

Si prevede quindi che il sostegno economico, a pieno regime, vada a raggiungere il 60% delle persone che versano in condizioni di povertà: questo, come gli fa notare il giornalista, è ben diverso che affermare che la povertà sia diminuita del 60%, come sostenuto da Tridico in un’intervista dello scorso 2 dicembre, pubblicata sul Blog delle Stelle. “L’impatto che abbiamo calcolato del reddito di cittadinanza sulla povertà, dopo solo sei mesi di introduzione, è di una riduzione forte […] di circa -60% del tasso di povertà“, aveva dichiarato Tridico: ma le cose non stanno esattamente così, e ora in riferimento a quel numero Tridico parla piuttosto della percentuale di persone povere ad aver ricevuto il reddito.

A questa precisazione il presidente dell’Inps risponde: “Nel misurare la soglia di povertà l’Istat non valuta i patrimoni mobiliari e immobiliari. Si può discutere se sia un metodo corretto, ma non dipende da me. Ciò detto, ci sono un paio di dati incontestabili: il parametro che valuta il livello di disuguaglianza – il cosiddetto coefficiente di Gini – è sceso dell’1,2 per cento. Così come l’intensità del tasso di povertà, calato dal 38 al 30 per cento“.

A Tridico viene anche chiesto di commentare le critiche al reddito di cittadinanza, principalmente quella per cui il sostegno economico non tiene conto dell’andamento del costo della vita e quella secondo la quale sarebbe penalizzante per chi ha molti figli. Rispetto alla prima accusa il presidente dell’Inps afferma che per tenere conto del costo della vita “bisognerebbe calcolare la variazione del costo degli immobili e dei servizi non solo tra Nord e Sud, ma persino tra quartieri della stessa città“. E aggiunge: ” E poi, mi scusi,se è vero che al Sud si vive meglio con meno, si può sostenere che ciò avvenga a parità di servizi pubblici? Stiamo parlando di un reddito minimo, una misura di equità, non dipende dalla produttività“.

Per quanto riguarda invece la presenza di figli nel nucleo familiare, che la misura non considererebbe fino in fondo nell’elargire il reddito, Tridico ammette: “È vero, su questo si potrebbe intervenire, magari rimodulando il sostegno all’affitto e abbassando quello monetario. Oggi si danno ad un single 500 euro più 280 se senza casa. Ma sia chiaro che per avere miglioramenti sostanziali e coprire ad esempio la soglia di povertà Istat in una città del Nord per una famiglia con quattro componenti, bisognerebbe salire a 2.029 euro: non accade nemmeno in Svizzera. Le risorse a disposizione (che ammontano a circa 7,2 miliardi all’anno, ndr) non sarebbero sufficienti, anche riducendo il sussidio per un single“.

Fonte : Fanpage