Secondo Facebook, Trump è stato eletto perché è il miglior inserzionista di Facebook

Ed è solo una delle rivelazioni “problematiche” di un memo del vicecapo della divisione Vr di Menlo Park, Andrew Bosworth: parla di Trump, “leve” da tirare per indirizzare le prossime elezioni e percezione sociale di Facebook, tra le altre cose

Il New York Times ha pubblicato stralci di un documento interno scritto da Andrew Bosworth, in arte Boz, vicecapo della divisione realtà virtuale e aumentata di Facebook. È un documento esplosivo – nel frattempo postato integralmente dallo stesso sulla sua pagina sul social network – in cui il creatore del News Feed parla di Donald Trump, delle interferenze russe, Cambridge Analytica e Il signore degli anelli. Sì, è una lettura interessante.

[ ]

Il memo è un testo perfetto per chi sostiene che Facebook sia la migliore arma a disposizione di Trump per le elezioni di quest’anno. È lo stesso Bosworth a dirlo (“È stato eletto perché ha fatto la migliore campagna digitale che abbia mai visto da qualunque inserzionista”), passando dai complimenti di merito a Tolkien nel giro di poche righe. Succede quando Boz confessa che, in quanto liberal, “mi ritrovo a desiderare disperatamente di tirare qualsiasi leva per evitare” una sua nuova vittoria, ma qualcosa in lui lo blocca. Ed è a suo dire il pensiero di quando, ne Il signore degli anelli, “Frodo offre l’anello a Galadrial e lei all’inizio immagina di usare il potere per il bene anche se sa che ne sarà corrotta”. Insomma, “non dobbiamo farlo mai o diventeremo quello che abbiamo sempre temuto”.

Ci sono dei grossi problemi in questa analisi, e non solo perché la citazione è sbagliata e il personaggio si chiama in realtà Galadriel, come ha notato The Verge, quanto perché rappresenta la prova del peso politico di Facebook. È il 2020 e ciò non ci stupisce, ma fa un certo effetto vedere un personaggio influente dell’azienda parlare di “leve” da “tirare” per ottenere un certo risultato politico nella realtà.

Intitolato “Thoughts for 2020”, il memo offre poi una visione piuttosto Facebook-centrica dei recenti scandali che hanno interessato l’azienda, da Cambridge Analytica (“un non-evento”) alla disinformazione russa (retrocessa, nelle parole di Bosworth, a un affare da 100mila euro e qualche evento organizzato a distanza da qualche troll putiniano). L’obiettivo finale del testo è assolutorio nei confronti dell’azienda: Trump ha vinto grazie a Facebook? “La risposta è sì”, scrive il manager, “ma non per i motivi che si pensano”. Facebook è uno strumento, suggerisce Boz, e Trump lo ha usato meglio di chiunque altro.

Certo è che un documento del genere lascia spazio a dubbi, sospetti e malizie varie. Trump e Zuckerberg passano sempre più tempo assieme, il Ceo di Facebook è preoccupato da candidati democratici come Bernie Sanders e Elizabeth Warren, piuttosto severi nei confronti dei giganti tecnologici, e ritiene quest’ultima un pericolo per la sopravvivenza dell’azienda. Trump continua a dominare la narrazione sul social network, come dimostrano le notizie trending di queste settimane, e lo fa anche violando le regole del sito, senza grosse conseguenze. In tutto questo, pochi giorni fa Zuckerberg ha fatto i complimenti a Trump per essere “il numero uno” sulla piattaforma.

Infine, ecco lo zucchero. I paragrafi più, come dire, strani del memo riguardano il cambiamento della percezione sociale di Facebook negli ultimi anni: l’idea che faccia male, in qualche modo. C’è chi ha paragonato i social media alla nicotina, per esempio, e Bosworth non è d’accordo. Anzi, ritiene il paragone offensivo, proponendone un altro: Facebook è zucchero o sale. Alimenti che fanno male solo quando si esagera: sta a noi farne un uso sapiente. “Se voglio mangiare zucchero e morire giovane, è un’idea legittima”, scrive il nostro, ricordando suo nonno “che fece qualcosa di simile con il bacon, e io lo ammirai. E i social media sono molto meno letali del bacon”.

Ve lo dicevo, che questa parte era strana. Siccome i temi toccati dal documento sono delicatissimi e di vitale importanza per la tenuta della società, resisteremo alla tentazione di indagare la figura del nonno suicida con il bacon – e del suo nipote che tanto lo ammirava. Facebook è tra due fuochi: da una parte, l’opinione pubblica è in buona parte inferocita; dall’altra, i repubblicani sembrano apprezzare il trattamento a loro riservato sulla piattaforma. I democratici vogliono “spezzare” Facebook (e Amazon), rispolverando i vecchi arnesi dell’Antitrust; i repubblicani, beh: i repubblicani vogliono essere “primi su Facebook”. Se le “leve” di cui scrive Bosworth esistono sul serio, come verranno mosse? E in favore di chi?

Fonte : Wired