Scontro Usa-Iran, Conte: “Faremo di tutto per tutelare i nostri soldati in Iraq”

In queste ore di tensione esprimo la mia sentita vicinanza a tutti i nostri soldati che svolgono con dedizione e professionalità la loro missione in Iraq e non solo. Faremo di tutto per tutelarli e per trovare soluzioni che impediscano una pericolosa spirale di conflittualità”. Lo ha scritto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte su Twitter, a proposito dell’operazione ‘Soleimani Martire’, avviata dall’Iran questa notte, con due attacchi missilistici contro basi americane in Iraq, come risposta all’uccisione del generale Soleimani, morto in seguito a un raid americano a Baghdad.

La tv iraniana parla di 80 vittime nella controffensiva di questa notte, ma Usa e Iraq hanno escluso di aver subito perdite. Tra gli obiettivi di Teheran c’era la base Ayn al-Asad, nella provincia di Al Anbar, ed Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove si trovano circa 400 militari italiani nella Task Force Land. Tutti i militari italiano sono rimasti illesi, perché sarebbero riusciti a rifugiarsi in un bunker. Il contingente italiano, che in Iraq è composto da circa 1000 uomini e donne dell’esercito, fa parte della coalizione anti Daesh a guida Usa.

In seguito alla “scelta della Nato di sospendere momentaneamente in Iraq”, anche la Spagna ha fatto sapere che ritirerà la “maggior parte” delle sue truppe dispiegate nel Paese. Più tardi ha chiarito che dieci soldati spagnoli, schierati a Baghdad nell’ambito dell’operazione Nato in Iraq, sono stati ridislocati in Kuwait. Madrid ha quindi deciso di “riposizionare” temporaneamente parte del proprio personale in Iraq in diverse località all’interno e all’esterno del Paese. Oltre ai 13 soldati di Baghdad, la Spagna ha circa 550 soldati nella base del Grande Capitano di Besmayah, a sud-est della capitale irachena.

Anche la Germania sta valutando l’eventualità di ritirare parte dei militari dell’esercito da Erbil, in Iraq. “Stiamo verificando l’opzione di un parziale ritiro da Erbil”, ha affermato una portavoce del ministero della Difesa tedesca, in conferenza stampa a Berlino. La portavoce ha spiegato che a Erbil sono stazionati per lo più “militari addetti alla formazione”, e al momento questo tipo di attività è sospesa sul posto. Già ieri erano stati trasferiti soldati tedeschi, operativi nelle basi dell’Iraq centrale, in Giordania e In Kuwait. “Il ritiro dei soldati non avviene per decisione politica del governo tedesco”, ha poi chiarito un portavoce del ministero degli Esteri, “ma si tratta di misure per la sicurezza dei soldati decise insieme agli alleati”. 

Ma se altri Stati Ue hanno deciso di ritirare i propri soldati dall’Iraq, l’Italia ha invece fatto sapere che manterrà il proprio contingente nella zona calda. Nelle prossime settimane il Parlamento sarà chiamato a discutere il rinnovo dell’autorizzazione e del finanziamento delle missioni internazionali. Lo Stato Maggiore della Difesa ha intanto fatto sapere in una nota datata 7 gennaio, che la missione italiana va avanti e non ci sarà nessun ritiro delle nostre truppe dall’Iraq. “La pausa delle attività addestrative e l’eventuale ridislocazione dei militari italiani dalle zone di operazione irachene – si legge – rientra nei piani di contingenza per la salvaguardia del personale impiegato. Non rappresentano una interruzione della missione e degli impegni presi con la coalizione ma sono solo dipendenti dalle misure di sicurezza adottate. Gli stati di allertamento e le misure di sicurezza sono decise a livello di coalizione internazionale in coordinamento con le varie nazioni partner. Al momento, il Quartier Generale della coalizione sta pianificando una parziale ridislocazione degli assetti al di fuori di Baghdad”.

Per questo il numero uno del Pentagono Mark Esper ha ringraziato su Twitter il ministro della Difesa Lorenzo Guerini: “Sono grato per il sostegno della coalizione anti-Isis in Iraq e ho fatto diverse telefonate ad alleati e partner questa settimana. La decisione dell’Italia di mantenere le forze a Baghdad è importante. Dimostra la risolutezza e l’impegno italiani per la stabilità dell’Iraq”.

Maggioranza chiede a governo di riferire in Aula

A chiedere il ritiro delle truppe italiane è Sinistra italiana, con Nicola Fratoianni: “La follia di Donald Trump mette a rischio i nostri soldati. Bisogna ridefinire le ragioni della nostra presenza, che dal mio punto di vista era assai discutibile anche prima di questa evoluzione, ma certo oggi è interamente da ridiscutere. Cosa fanno i nostri soldati? Sono costretti a spostarsi da una base all’altra. Hanno sospeso l’attività di addestramento delle truppe irachene. Dunque qual è la funzione della nostra missione?”.

“È del tutto evidente che il Parlamento non può continuare a rimanere assente senza una informativa da parte del governo per capire quali azioni diplomatiche si intendono intraprendere o sono state intraprese”, ha detto alla Camera il capogruppo Leu, Federico Fornaro, sottolineando anche la necessità di capire quali sono esattamente i rischi per i militari italiani impegnati nelle missioni in Iraq. Fornaro ha chiesto pertanto “una informativa urgente” del governo, specificando che “la via non può essere che quella diplomatica per disinnescare e abbassare la tensione” nell’area. Anche il Pd, con Enrico Borghi, ha chiesto che il governo riferisca quanto prima in Aula: “Serve approfondita analisi e un’azione da parte del Parlamento. Abbiamo appena concluso ufficio presidenza commissione Difesa, calendarizzando per mercoledì 15 la congiunta Difesa e Esteri con la disponibilità del governo a riferire su fatti in Iraq. Ma opportuno che anche il Parlamento sia informato e siamo dell’opinione che sul tema debba esserci la più larga analisi” per un impegno a mettere in campo le “armi della diplomazia”.

Conte convoca maggioranza e opposizione

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a quanto si apprende da diverse fonti, ha convocato per venerdì mattina a Palazzo Chigi una riunione con i rappresentanti di maggioranza e opposizione per discutere delle missioni militari in Medio Oriente, dopo l’escalation in Iraq. Il tavolo, al quale dovrebbero prendere parte i ministri Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio, servirà – secondo fonti di maggioranza – anche a fare il punto sul dossier Libia.

Fonte : Fanpage