Lo scontro Usa-Iran è già in fase calante?

Il presidente degli Stati Uniti ha parlato dell’attacco subito dall’Iran in conferenza stampa: c’è aria di de-escalation del conflitto, e Trump stesso potrebbe ottenerne i dividendi maggiori

Trump durante la conferenza stampa sull’Iran (foto: ERIC BARADAT/AFP via Getty Images)

In una conferenza stampa durata meno di 10 minuti, Donald Trump ha accusato l’ex presidente Obama di aver fornito all’Iran i fondi per sferrare l’attacco missilistico di mercoledì e ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno missili “letali” e “veloci” ma che vorrebbe evitare di usarli, poiché il regime di Teheran sembra “indietreggiare” rispetto alle dichiarazioni bellicose dei giorni scorsi. Ad ogni modo, gli Stati Uniti imporranno nuove sanzioni all’Iran, assicurandosi che il paese non avrà mai un arma nucleare. La Nato – ha aggiunto poi Trump – deve essere più coinvolta in Medio Oriente.

È un leader visibilmente affaticato e meno roboante del solito, quello che si è presentato in tv alla nazione nel bel mezzo della crisi più grave con l’Iran degli ultimi 40 anni (da quando 52 dipendenti dell’ambasciata americana a Teheran furono sequestrati da militanti khomeinisti nel 1979). Eppure, la sensazione è quella di trovarci di fronte a una de-escalation del conflitto: la risposta iraniana all’omicidio mirato del generale Qassem Soleimani è stata finora poca cosa, e il regime si è dimostrato piuttosto isolato nella regione. La guerra a tutto campo per ora sembra allontanarsi e secondo molti analisti Trump ne sembra uscito rafforzato, potendosi permettere di offrire all’avversario sia il bastone che la carota.

Nel suo discorso il presidente è sembrato infatti aprire uno spiraglio alle trattative: “Gli Stati Uniti sono pronti ad abbracciare la pace” con l’Iran, ha detto Trump rivolto “al popolo e ai leader iraniani”. Ha sottolineato poi che l’attacco iraniano alle due basi statunitensi in Iraq ha prodotto “danni minimi” e “non ha ucciso alcun militare americano”. Una ritorsione per la morte di Soleimani della quale il Pentagono, secondo lo stesso Trump, sarebbe stato avvertito in anticipo. Trump ha poi ribadito le ragioni del blitz contro l’alto ufficiale dei pasdaran: Soleimani era il “maggiore terrorista mondiale”, che aveva “le mani sporche del sangue dei soldati americani e iracheni”. Se le parole possono essere percepite come un allentamento delle tensioni, tuttavia “tutte le opzioni restano sul tavolo per contrastare la minaccia dell’Iran”, ha detto Trump. Il paese mediorientale, spiega, “deve abbandonare le sue ambizioni nucleari e finire di sostenere il terrorismo”. Sarà stracciato quasi del tutto il precedente accordo raggiunto con Obama: secondo il presidente ne va raggiunto uno che “permetta all’Iran di crescere e prosperare”.

Ma c’è stato, si diceva, anche un attacco a Obama: i “150 miliardi di dollari” che secondo Trump sarebbero stati regalati agli iraniani per non avere nulla in cambio. Si tratta di una vera e propria calunnia, secondo i fact-checker di Associated Press, rifilata al mondo in pieno stile trumpiano. L’unico appiglio con la realtà all’orizzonte sarebbero gli asset – di gran lunga più ridotti – che il regime iraniano si era visto congelare negli anni passati durante le sanzioni, e poi sbloccati dopo la firma dell’accordo per il nucleare del 2015. Ma non c’è stato alcun “regalo” all’Iran da parte del Tesoro americano: semplicemente, il paese mediorientale ha avuto di nuovo accesso a soldi che già gli appartenevano.

La direzione della bugia di Trump – così come quella del suo discorso – è però sempre la stessa: da ora in poi si cambia aria, a colpi di deterrenza cinica se necessario. E ora che il principale ostacolo alle trattative, Soleimani, è stato fisicamente annientato, si può passare alla fase due. Chissà che non sia quella che porterà al secondo mandato presidenziale.

Fonte : Wired