Hammamet: la recensione del film con Pierfrancesco Favino

Dal 9 gennaio arriva al cinema,  Hammamet con Pierfrancesco Favino nei panni di Bettino Craxi.  Tra testimonianze reali e personaggi, un film diretto da Gianni Amelio, che si concentra più sull’uomo che sul politico

Hammamet: un film su Craxi ma non solo

Garofani e lacrime. Monetine e dolcetti. Segreti e bugie. Hammamet è un film fatto della materia di cui sono fatti i sogni, ma soprattutto gli incubi. Dal 45.mo congresso del partito socialista italiano, tenutosi a Milano nell’ex fabbrica dell’Ansaldo nel 1986, alla morte di Bettino Craxi avvenuta nella sua dimora tunisina il 19 gennaio del 2000, un viaggio al termine della notte di uno dei leader più discussi del Novecento Italiano. Non siamo di fronte a un biopic, a una meticolosa ricostruzione storica, a un pamphlet contro Mani Pulite.  Il regista Gianni Amelio trasforma gli ultimi anni dell’ex presidente del consiglio nell’esilio forzato di un Re Lear del XX secolo. Un sovrano caduto in disgrazia, sostenuto dall’affetto di una figlia di nome Anita (Livia Rossi), come il grande amore di Garibaldi. Così tra echi risorgimentali e omaggi cinefili, Hammamet ci mostra un Craxi impegnato ad aggiungere più vita agli anni, non più anni alla vita. Un uomo che parla di rimpasto o magna magna di fronte a un piatto di spaghetti insieme a un ex avversario politico in pensione. Il film non esprime giudizi o sentenze, ma si concentra sugli aspetti quotidiani. Mentre sullo schermo della tv, scorrono le immagini di pellicole come Là dove scende il fiume, Le Catene della colpa, Secondo Amore, Craxi pare più interessato alle spintarelle dello show Beato tra le donne. E tra una colomba pasquale e un diabete galoppante il presidente racconta la sua verità attraverso la telecamera di Fausto (Luca Filippi), il figlio di un compagno di partito che si è ucciso per la vergogna. Sarà proprio questo personaggio misterioso che si è introdotto furtivamente nella residenza tunisina a sparigliare le carte, a rompere i fragili equilibri di quell’isolamento.

Pierfrancesco Favino e il cast di Hammamet

Tra 100 giorni cantata da Caterina Caselli a Vorrei incontrarti tra 100 anni, da L’Internazionale (che il Premio Oscar Nicola Piovani sminuzza e spezza) a Piazza Grande di Lucio Dalla, la musica accompagna la straordinaria performance attoriale di Pierfrancesco Favino. Il più hollywoodiano (nel senso migliore del termine) degli attori italiani si cala alla perfezione nei panni di Bettino. Grazie alla sua proverbiale capacità di modulare la voce e un make up all’avanguardia, Favino ci restituisce un Craxi umanissimo, vulnerabile e arrogante al tempo stesso. Riuscita anche l’interpretazione di Giuseppe Cederna nel ruolo di un personaggio che per certi versi ricorda Vincenzo Balsamo. Buone anche le prove pari di Silvia Cohen e Claudia Gerini, rispettivamente moglie e amante del ex presidente del Consiglio.

Mentre la malattia lo divora e la pelle si riempie di macchie, il protagonista del film, all’ombra delle palme tunisine, corre incontro al proprio destino come in una tragedia greca. In un finale onirico che vede la partecipazione del duo comico formato da Adolfo Margiotta e Massimo Olcese. Il melò si mescola con il noir e con il thriller. Si scherza sull’assonanza tra lader (ossia ladro in dialetto milanese) e il termine leader. Ma nei sogni tutto può accadere. Anche di vedere Craxi camminare scalzo e felice tra le guglie del duomo di Milano, salvo poi tornare bambino. Anzi monello e rompere con un colpo di fionda il vetro di una scuola. E in fondo Hammamet è la cronaca molto romanzata di un mondo in frantumi. Schegge di un passato che Amelio sceglie di raccontare attarverso i simboli. E come è accaduto nella trilogia composta da 1992, 1993  e 1994, è un bene che la tv e il cinema si interroghino sulla nostra storia recente. Al netto di qualsiasi opinione si possa avere.

Fonte : Sky Tg24