5 (+1) serie che i Golden Globe ci suggeriscono di recuperare

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Il britannico Jesse Armstrong, autore veterano del piccolo schermo che ha collaborato, tra le altre, anche a Black Mirror e Veep, ha realizzato per il canale pay Hbo (quello di Game of Thrones) una delle serie più caustiche, feroci e belle degli ultimi anni (e fino a poco fa sottovalutata), che si è aggiudicata il premio come migliore serie drammatica. Incentrata sulla potente famiglia dei Roy, Succession è una serie satirica dal cast eccezionale tra cui spicca Brian Cox (il primo interprete del serial killer Hannibal Lecter, in Manhunter – Frammenti di un omicidio) nei panni dello spietato patriarca, che infatti ha vinto il Golden Globe per la sua interpretazione. Nei panni del figlio pecora nera della famiglia c’è anche il prodigioso Jeremy Strong che nella seconda stagione regala uno dei plot twist finali più intriganti della serialità recente. Da vedere su Sky Atlantic. Per alcuni è la serie più bella dell’anno. Senz’altro è tra le più acclamate – è piaciuta anche a Obama – e ha vinto la statuetta di migliore serie comedy e migliore protagonista alla sua creatrice Phoebe Waller-Bridge. La discesa all’inferno di una eccentrica e sfortunata trentenne alle prese con relazioni sentimentali e familiari disastrose e la sua successiva rinascita sono descritte con uno humour sfacciato e sincero che rende questa serie imprescindibile. In più, la seconda annata contempla come coprotagonista l’irlandese Andrew Scott nei panni di un prete irresistibilmente sexy che si infatua di Fleabag e tenta – stoicamente e inutilmente – di resisterle. Da recuperare su Amazon Prime Video. Olivia Colman si è aggiudicata il premio come Migliore attrice protagonista per la interpretazione di Elisabetta II, nel biopic di Netflix dedicato all’attuale regina d’Inghilterra. La Colman, strepitosa attrice britannica vista anche in Fleabag, Rev., The Night Manager e Broadchurch (nonché premio Oscar per La favorita) eredita il ruolo ricoperto da Claire Foy – era la monarca da giovane – nelle prime due stagioni e presta le sue fattezze alla sovrana durante il regno a cavallo tra anni ’60 e ’70. Tra questioni familiari e politica interna e internazionale, tra dovere e sentimento, The Crown è una delle migliori produzioni – tra le numerosissime, specialmente britanniche – dedicate alla figure di reali. Su Netflix. Il 28enne comico newyorkese di origini egiziane Ramy Youssef si è aggiudicato il premio come migliore attore per questa comedy da lui creata e interpretata. Lo show, di ispirazione autobiografica, descrive l’esistenza quotidiana di un giovane musulmano praticamente alle prese con la vita di quartiere in una società non particolarmente amichevole nei confronti della sua comunità. Acuta e audace, Ramy può apparire incentrata su dinamiche aliene, ma parla di una fascia di millennial americani che affronta gli stessi dubbi e incertezze di quelli nostrani. La serie della piattaforma digitale Hulu ha debuttato lo scorso dicembre in Italia su Starzplay ed è stata rinnovata per una seconda stagione nella quale debutterà il premio oscar Mahershala Ali (Luke Cage). I Golden Globe sembrano prediligere i vincitori (o pluricandidati) all’Oscar che si cimentano con il mondo della serialità. È il caso anche di Michelle Williams, star del grande schermo – ma lanciata da Dawson’s Creek – che ha vinto per la sua incarnazione della ballerina e attrice Gwen Verdon. Questo biopic ambientato negli anni 70 del canale via cavo americano Fx (in Italia è andato su Foxlife) è infatti l’appassionata e suggestiva ricostruzione della relazione tra la Verdon e il regista, ballerino, attore e coreografo Bob Fosse (impersonato da Sam Rockwell, candidato per la parte) che firmò Cabaret, Lenny e All That Jazz, tra sfide professionali e drammi sentimentali di due figure fondamentali del panorama hollywoodiano. Dark comedy malinconica e grottesca, Barry è incentrata sull’eponimo protagonista, un sicario introverso e bizzarro dell’Ohio al servizio del crimine organizzato che si trasferisce a Los Angeles e inizia a frequentare un corso di recitazione tenuto dal laconico Gene Cousineau. La strapremiata (anche se a questo giro ha portato a casa solo candidature) Barry è ideata, prodotta e interpretata dal comico del Saturday Night Live Bill Hader (geniale interprete di personaggi come il modello Stefon, il conduttore italiano Vinny Vedecci e Vincent Price) per Hbo; accanto al suo strampalato protagonista figurano personaggi minori amabili come l’allegro mafioso NoHo Hank interpretato da Anthony Carrigan e Henry Winkler (il Fonzie di Happy Days) in quelli del disilluso Cousineau. Giunta alla seconda stagione, Barry è reperibile in Italia sulla piattaforma digitale Chili.


Fonte : Wired