Lo scaffale esibizionista

Gentile bibliopatologo,
quando sono in luoghi pubblici ho pudore a mostrare il libro che sto leggendo, ho la sensazione di dare un’informazione molto intima su me stessa. Quindi alle volte fodero i libri con copertine. Ho la stessa sensazione nei confronti degli altri, sia quando incontro sconosciuti che leggono sia quando entro in casa di amici e guardo le loro librerie. È come se, tramite i libri, cercassi conferma dell’idea che ho di loro, ma nello stesso tempo, soprattutto quando riscontro una dissonanza tra quello che leggono e l’idea che mi ero fatta delle persone, è come se ne vedessi l’animo nudo – e provo ovviamente un senso di disagio. Che fare?

– Rob

Cara Rob,
hai scelto proprio la parola giusta: l’animo nudo – nudo come si dice dei cioccolatini che ci adescano sdraiati nei loro pirottini come veneri in conchiglia, senza un pudico involucro di stagnola o, per i più vezzosi, di carta velina. Non a caso uno dei tanti blog bibliofili dove si possono mettere in mostra i propri scaffali si chiama Bookshelf porn, e ha contenuti molto espliciti: proveresti disagio nel guardare tutte quelle file di volumi di perfetti sconosciuti che mostrano oscenamente il dorso, aboliscono ogni distanza e ti costringono a un’intimità non richiesta.

Non ho bisogno di darti consigli terapeutici perché hai già trovato il rimedio da sola: le fodere. Posso solo rimandarti a un piccolo prezioso libro dove il tuo rimedio è descritto, teorizzato e rivendicato. Così scrive Marco Filoni in Inciampi:

Ogni uomo è anche la sua libreria, cioè le sue letture. E tutto questo ha qualcosa di seducente, perché attraverso i libri riposti sugli scaffali possiamo conoscere un po’ meglio e un po’ di più chi, quei libri, li ha letti e ordinati così come sono. Tanto che c’è chi li maschera: veste i libri della sua biblioteca di pergamino, quella specie di carta velina che spesso ricopre i volumi antiquari più preziosi. E lo fa per un motivo inconfessabile: ‘Il pergamino rende molto più difficile, per un occasionale visitatore, individuare i titoli dei libri. E questo frena ogni eccesso di intimità’. Ecco allora che mostrare la propria libreria è come far entrare un estraneo nella propria sfera intima: ‘È come raccontare i propri flirt – una cosa da evitare!’.

Lascio a te il piacere di scoprire chi è che parla così, ma garantisco che ti sentirai in buona ed eletta compagnia. Dunque, continua a coltivare “la santa gnosi della distanza, il digiuno degli occhi, il veto dei veli”, come dice una splendida poesia di Cristina Campo. Il libro più intimo della tua biblioteca, poi, coprilo non già di uno ma di sette veli di pergamino, come per una danza di Salomè. E mi raccomando, fai penare molto chi ambisce a vederlo nudo.

Fonte : Internazionale