Oscar 2020: i favoriti nelle categorie per i migliori film

Con l’annuncio delle nomination ufficiali degli Oscar 2020 previsto per il 13 gennaio prossimo, la nostra rubrica di previsioni in avvicinamento alla 92esima notte degli Academy Awards giunge al termine oggi, con un’ultima analisi dedicata ai migliori film nelle categorie animazione, film internazionale (ex film straniero) e ovviamente l’ambito Best Picture.
Prima di iniziare ci prendiamo qualche riga per rimandarvi ai precedenti articoli sui favoriti fra i migliori registi, i migliori attori, le migliori attrici e nelle categorie tecniche, tra cui le sceneggiature, la fotografia, il montaggio e gli effetti speciali. Qualora voleste arrivare preparati alla notte del 9 febbraio prossimo, la nostra guida proverà a fornirvi tutti gli strumenti necessari. Ora, però, spazio ai film, a cominciare dall’animazione.

Miglior film d’animazione

Se nella sezione per la statuetta finale della serata, quella al Miglior film dell’anno, la competizione sarà fra le più incredibili e insondabili degli ultimi anni, quelle collaterali per miglior film d’animazione e miglior film internazionale sembrerebbero avere già qualche direzione chiara. Per quanto riguarda il trofeo best animated picture, la Pixar come al solito guida la carica (lo dice la statistica: con 21 film prodotti, lo studio ha vinto 15 Oscar), con Toy Story 4 strafavorito.

Subito dietro la quarta avventura di Woody e Buzz si colloca il dramma esistenziale di Netflix noto a livello internazionale col titolo di I Lost My Body, insieme all’innovativa storia natalizia Klaus, del regista spagnolo Sergio Pablos. Nella cinquina sarà impossibile non trovare la Disney, con Frozen 2 che ha sicuramente rappresentato un appuntamento importantissimo per il cinema animato del 2019, mentre il Giappone potrebbe guadagnare uno slot con Weathering With You di Makoto Shinkai (che con quattro nomination agli Annie Award, tra cui il Miglior film d’animazione indipendente, ha pareggiato il record de La Città Incantata e Millennium Actress per un anime nella competizione). Il film era stato addirittura selezionato per rappresentare il suo Paese nella sezione miglior film internazionale, ma dopo esser stato rispedito al mittente dovrebbe ritagliarsi uno spazio nella categoria che più gli appartiene.
Stesso discorso per The Lion King, che la Disney nella campagna For Your Consideration non ha pubblicizzato come film d’animazione, ma come live-action, sia per gli Oscar che per i Golden Globe: i secondi però hanno nominato il film nella sezione Best Motion Picture – Animated, quindi sarà curioso vedere cosa faranno i membri dell’Academy. Senza il film di Jon Favreau si libererebbe un grosso slot, e tra i papabili potrebbero rientrare anche Funan di Denis Do, la Laika con Missing Link (sarebbe la quinta nomination per lo studio), e Abominable della DreamWorks, che per la società dovrebbe rappresentare una speranza molto più concreta di Dragon Trainer 3.

Miglior film internazionale

Lasciatosi alle spalle la dicitura di “miglior film straniero” in cambio di un restyling più inclusivo, è al Festival di Cannes che la statuetta al miglior film internazionale 2020 guarda con più attenzione, dato che tra i 93 lungometraggi somministrati all’Academy nelle scorse settimane (record assoluto che supera il precedente primato di 92 titoli, arrivato nel 2017) i due favoriti arrivano proprio dalla calda Croisette.

Stiamo parlando chiaramente di Parasite di Bong Joon Ho, prima Palma d’Oro per la Corea del Sud (incredibilmente, considerata la crescita di quell’industria dal 2000 a questa parte) e di Dolor y Gloria di Pedro Almodovar, che probabilmente metterà a segno anche una nomination per il miglior attore (Antonio Banderas) e potrebbe andare forte anche in regia e sceneggiatura. Se Toy Story 4 è lo strafavorito per l’animazione, si può dire che Parasite la statuetta per il miglior film internazionale l’abbia già vinta, soprattutto perché – e non ce ne voglia Neon, che ha distribuito il film negli USA – una vittoria come Best Picture è da escludere; la nomination potrebbe arrivare (ma ne parliamo nel prossimo paragrafo) ma ipotizzare una vittoria sarebbe quanto meno azzardato.
Sempre da Cannes arrivano il vincitore del Grand Prix Atlantique di Mati Diop, con distribuzione Netflix, e Les Misérables di Ladj Ly (esordio nel lungometraggio di finzione dopo tanti documentari) distribuito da Amazon, con Ritratto della Giovane In Fiamme escluso durante la formulazione delle shortlist. In corsa rimangono Beandole di Kantemir Balagov (Russia), The Painted Bird di Václav Marhoul (Repubblica Ceca), Honeyland di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov (Macedonia), Truth and Justice di Tanel Toom (Estonia) e Corpus Christi di Jan Komasa (Polonia).
Ma, come detto, in questa sezione i giochi dovrebbero essere ampiamente chiusi e a spuntarla sarà probabilmente Parasite.

Miglior film

Come anticipato nei paragrafi precedenti, la competizione per la statuetta al miglior film per gli Oscar 2020 è la più incerta, combattuta e imprevedibile che si sia vista da parecchi anni a questa parte, con tantissimi titoli molto diversi fra loro in grado di elencare le più disparate ragioni per avvalorare la propria causa di vittoria.
In cima alla lista troviamo un altro titolo da Cannes, C’Era Una Volta a… Hollywood di Quentin Tarantino con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt e Margot Robbie (fra gli altri), che ha forti potenzialità praticamente in ogni categoria ma che mai come quest’anno, forse più che nell’annata di Pulp Fiction, offre al suo autore una concreta possibilità di vittoria nella categoria più ambita.

Entrambi i succitati Dolor y Gloria e Parasite potrebbero rientrare nella decina dei candidati (come sappiamo, la corsa a miglior film può includere un massimo di dieci titoli, a differenza delle altre categorie), anche se l’anno scorso fra i favoriti Roma e Cold War solo il titolo di Cuarón ottenne la doppia, rarissima nomination.
I cinecomic dovrebbero giocare un ruolo molto importante in questa edizione e, dopo il successo di Black Panther l’anno scorso, la presenza di Avengers: Endgame e Joker nella categoria “miglior film” dovrebbe essere certa, a meno di clamorosi ribaltoni. Sulle nostre pagine avevamo parlato delle chance del film dei Russo addirittura prima degli Oscar 2019 e, a distanza di quasi un anno, rimaniamo ancorati a quella tesi, anche se quattro film distintivi come The Farewell di Lulu Wang, Uncut Gems dei Safdie Bros, Noi di Jordan Peele e The Lighthouse di Robert Eggers (quest’ultimo girato in bianco e nero in 35 mm e presentato in rapporto 1,19:1) potrebbero trovare un po’ di spazio “inaspettato”.

L’unica cosa sicura è che a disposizione ce n’è pochissimo, di spazio intendiamo, con Netflix che occuperà un minimo di due e un massimo di tre posizioni (The Irishman, Storia di un Matrimonio e, chissà, anche I Due Papi), e James Mangold che, dopo la storica nomination per la miglior sceneggiatura di Logan, torna alla carica quest’anno con Le Mans ’66. Due posti fra i dieci dovrebbero essere già riservati a JoJo Rabbit, vincitore dell’importante premio del pubblico al Festival di Toronto (un fortissimo indicatore in chiave Miglior Film agli Oscar) e a Piccole Donne di Greta Gerwig, con Bombshell di Jay Roach col potenziale (e il cast) per avanzare le medesime pretese.
Ultimo arrivato che dovremmo vedere fra le nomination è 1917 di Sam Mendes, innovativa produzione Universal Pictures che porta lo spettatore nelle trincee della Prima Guerra Mondiale con un unico, finto piano sequenza realizzato in collaborazione con il direttore della fotografia Roger Deakins. In tutto questo, e soprattutto a causa delle recenti polemiche scatenatesi intorno al suo film, Clint Eastwood e la nuova fatica Richard Jewell potrebbero restare a casa.

Fonte : Everyeye