L’Iran ha attaccato con missili balistici due basi statunitensi in Iraq

Dopo l’uccisione di Soleimani, la risposta dell’Iran è arrivata con un attacco a due basi americane in territorio iracheno. Al momento non si hanno dati certi sulle possibili vittime

(foto: Saeid Zareian/Getty Images)

Nella notte fra martedì 7 e mercoledì 8 gennaio l’Iran ha attaccato due basi americane a Erbil e al-Asad, in Iraq, con una raffica di missili balistici. “La fiera vendetta delle Guardie della Rivoluzione è cominciata” ha rivendicato Teheran specificando che l’operazione – chiamata Soleimaini Martire – è la risposta all’uccisione, da parte di droni statunitensi, del generale iraniano Qassem Soleimani avvenuta lo scorso 3 gennaio in Iraq. Le vittime, secondo i media iraniani, sono circa ottanta, ma tra queste non c’è nessun militare Nato impegnato nel paese. Il presidente americano Donald Trump ha invece twittato che “va tutto bene” e non ci sono vittime americane. Non è quindi ancora chiaro quanti – e se vi siano – morti dovuti al doppio attacco.

L’inizio dell’offensiva è stato all’1:20 di notte,

L’Iran ha scelto di colpire alla stessa ora in cui è stato colpito a morte il generale lo scorso venerdì e soprattutto dopo che lo stesso è stato sepolto. 17 razzi a corto raggio hanno colpito la base di al-Asad, circa 230 chilometri a nord-ovest della capitale Baghdad. Cinque, invece, sono stati lanciati contro la base di Erbil, sempre in Iraq. In questo contingente sono presenti anche militari italiani, ma secondo quanto riporta l’agenzia Ansa sarebbero tutti illesi dopo essersi radunati in appositi bunker di sicurezza. Nessun soldato iracheno, invece, è stato colpito nell’attacco: lo ha reso noto l’esercito iracheno confermando che sono stati lanciati in totale 22 missili.

L’attacco è stato prima annunciato dalla televisione iraniana e poi confermato in una nota dal ministero della Difesa statunitense. Qui si afferma che si procede al conteggio dei danni e che il presidente Donald Trump sta ancora valutando le conseguenze dell’offensiva. Intanto a Washington si è riunito il consiglio per la sicurezza nazionale alla presenza del segretario di stato Mike Pompeo e del numero uno del Pentagono Mark Esper. Sia Trump che Pompeo avevano difeso ieri l’uccisione di Soleimani, spiegando senza troppi dettagli specifici, che l’azione è arrivata in seguito a precise informazioni d’intelligence su imminenti operazioni militari iraniane contro gli Usa.

Seppur sia stata annunciato da Trump un discorso su quanto sta accadendo, dal lato iraniano la risposta all’uccisione sembra avere l’obiettivo di voler pareggiare i conti piuttosto che dare inizio ad un’escalation. Almeno se si resta alle parole del ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, che dopo l’attacco ha scritto: “Non cerchiamo nessuna guerra, ma ci difenderemo da ogni aggressione”. L’Iran “ha dato uno schiaffo gli Stati Uniti con l’attacco missilistico alle sue basi militari, ma non è ancora abbastanza e la presenza corrotta degli Stati Uniti dovrebbe finire” ha invece detto il leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei, in un messaggio in tv. Alcuni dirigenti iraniani hanno poi twittato immagini di bandiere iraniane, sbeffeggiando Trump che aveva postato quella americano dopo l’uccisione di Soleimani.

Intanto le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno minacciato gli alleati regionali degli Stati Uniti – soprattutto Israele e le monarchie del golfo, quindi – spiegando che, se permetteranno l’utilizzo delle loro basi militari per lanciare attacchi contro l’Iran diventeranno anche loro un obiettivo della ritorsione di Teheran. Se l’Iran, quindi, dovesse essere attaccato sul suo territorio, avverte il corpo delle Guardie rivoluzionarie – Dubai, Haifa e Tel Aviv verranno colpite, e gli Stati Uniti verranno attaccati direttamente nel loro territorio.

Fonte : Wired