Martin Scorsese sul senso più profondo delle sue affermazioni sui cinecomic

Uscito a mani vuote dalla cerimonia di premiazione dei Golden Globes 2020 con il suo The Irishman, il grande Martin Scorsese è stato invitato dall’Hollywood Reporter a partecipare a una roundtable per discutere di cinema e comunicazione insieme a Todd Phillips, Noah Baumbach, Greta Gerwig, Fernando Meirelles e Lulu Wang.

È così che tra i vari temi toccati da questo interessante incontro tra menti creative di un certo livello, alcuni dei migliori registi attualmente in circolazione, c’è stato inevitabilmente anche l’affair Marvel, relativo alle ormai stranote dichiarazioni di Martin Scorsese sul valore dei cinecomic, che ricordiamo sono stati definiti dall’autore “più come dei parco giochi che vero cinema”.

Interrogato dal mediatore, Scorse ha subito specificato: “Non ho mai detto che si trattasse dei film Marvel, ma dei film di supereroi. Neanche la conosco la Marvel. Ricordavo facesse dei fumetti”. Al che gli viene chiesto se fosse stato mai contattato dalla Marvel per dirigere un cinecomic, e lui risponde “no, non sono mai venuti a chiedermelo”. A differenza di Lulu Wang, a quanto pare, che infatti alza la mano e dice di essere stata contattata dallo studio, rivelando di aver rifiutato perché “ancora alla ricerca della sua voce autoriale come regista”.

La stessa regista dice poi “che sì, potrebbero essere anche parchi a tema, ma chi non ama i parchi a tema?”. Ed ecco che Scorsese arriva a spiegare il senso delle sue affermazioni: “Forse è il caso che spieghi meglio cosa volevo intendere. Ricordo che quando venne costruita Disneyland, una delle aspirazioni dello studio era quella di diventare importante nell’economia della cultura americana proprio come Disneyland. Credo che il primo studio a fare una cosa del genere sia stata comunque la Universale. E i blockbuster, nei loro tour, erano in cima alle attrazioni. E perché no? Il senso dei parchi a tema è sempre stato lì. Non è un male. Tutti ci divertiamo nei parco giochi. Ma adesso in un parco divertimenti ci sono anche i film”.

Insomma, una specificazione che parte dal minuto 8:00. Vi lasciamo alla recensione di The Irishman.

Fonte : Everyeye