Sanità, scioperano i medici dell’ospedale Idi: “Imposto cambio di contratto”

Scioperano i medici dell’ospedale Idi di Roma. La mobilitazione nella struttura dell’Aurelio è stata indetta per domani, mercoledì 8 gennaio, dall’Associazione Nazionale Medici Istituti Religiosi Spedalieri (Anmirs). A far scattare la protesta, si legge in una nota, la lettera fatta recapitare lo scorso 24 dicembre, giorno della vigilia di Natale, ai dirigenti medici con la quale la Fondazione ha comunicato formalmente la disdetta del contratto collettivo di lavoro applicato fino ad oggi, ossia quello dell’Ospedalità Religiosa (ARIS- ANMIRS), che alla fine di gennaio 2020 dovrebbe essere sostituito da quello delle Case Di Cura Private.

“L’Ospedale IDI di Roma, che di fatto rappresenta una delle eccellenze nel panorama della dermatologia italiana e non solo, vive da anni una condizione di forte criticità”, si legge in una nota “dovuta prima di tutto alle condizioni economiche fortemente compromesse, per risanare le quali sono stati negli ultimi anni proprio i medici dipendenti a farsi carico di sacrifici, decurtazioni e canoni contrattuali sempre più svantaggiosi”. Un quadro nel quale, sottolinea il dottor Alessandro Monopoli, responsabile Unità Operativa semplice Linfomi cutanei e segretario ANMIRS Italia centrale e Roma sezione IDI, i medici dipendenti non hanno mai smesso “di lavorare nemmeno un giorno, garantendo di fatto ai nostri pazienti tutte le cure e le attenzioni proprie non solo nella nostra professione ma ancor prima di un dovere umano, morale e deontologico”.

Le strutture dell’IDI e dell’Ospedale Villa Paola di Capranica, continua la nota “dal 2018 sono sotto un accordo quadro di programmazione che prevede una solidarietà (dal 9,20% fino anche al 20%) elargita dagli stessi dipendenti decurtata dai propri stipendi al fine di contribuire al risanamento delle casse amministrative pur mantenendo orari di lavoro pieno. Un sacrificio che sembra comunque aver portato i suoi frutti quando alla fine di quell’anno si dichiara di aver raggiunto il pareggio di bilancio prevedendo addirittura un certo utile per il successivo 2019 e la promessa della presentazione da parte dell’amministrazione di un piano strategico appositamente finalizzato al rilancio organizzativo dell’ospedale”.

Poi la notizia del nuovo contratto. “A detta dell’amministrazione continuano a permanere ancora ingenti debiti pregressi da saldare ed è quindi necessario operare nuovi e più pesanti tagli al costo del personale, e ciò con particolare riferimento al costo dei dirigenti”, continua la nota. “Facciamo notare che tale contratto non sarebbe comunque applicabile poiché l’ospedale, per effetto della così detta Legge Bindi (D.Lgs. 229/99 Art. 15 undeces), essendo Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico sarebbe comunque equiparato. Inoltre i nostri medici hanno già effettuato un concorso per farsi riconoscere  proprio tale equiparazione, titolo che sarebbe perso con il passaggio al profit”.

Tale comunicazione rappresenta poi “un vero e proprio aut-aut” il commento del Segretario Nazionale Anmirs dottor Donato Menichella. “Non posso che esprimere seria e accorata preoccupazione per il futuro che si prospetta ora per gli ospedali del polo Idi e per il destino sempre più incerto e ingiustamente indefinito dei suoi lavoratori, che hanno dimostrato al contrario in tutti questi anni di difficoltà un’ammirevole professionalità e spirito di sacrificio impegnandosi prima di tutto nella cura e nel rispetto dei propri pazienti affinché non fossero questi ultimi a pagare ingiustamente le colpe di scelte di gestione così discutibili”.

Lo sciopero di domani “ha un valore molto importante e rappresenta una scelta specifica per far valere i nostri diritti di lavoratori e porre l’attenzione su una questione che ci vede ormai allo stremo delle forze” continua il dottor Monopoli. “Continuare a colpire i medici (nel momento oltretutto in cui si stanno finalmente applicando nuovi contratti con miglioramenti economici sia nel pubblico sia nelle altre strutture religiose equiparate) non aumenterà la produttività dell’ospedale e produrrà certamente come principale conseguenza un grande svantaggio prima di tutto per i pazienti. Allo stesso modo, il rilancio di questa eccellenza ospedaliera non può e non deve passare per lo strumento finanziario del cambio del contratto collettivo, di fatto inutile e poco efficace negli effetti diretti per all’amministrazione stessa mentre al contrario drasticamente sfavorevole e ancor più vessatorio per noi medici. Si tratta di oltre un centinaio di posti di lavoro, non dimentichiamolo”. 

Con una nota stampa la struttura sanitaria ha replicato: “Riteniamo gravi le parole del segretario dell’Anmirs, dottor Alessandro Monopoli, che arrecano un grave danno all’Idi. I medici dell’Idi sanno bene che non è previsto alcun licenziamento e che gli stipendi sono stati sempre, regolarmente, pagati. Il dottor Monopoli ha fatto riferimento a fatti che risalgono ad altre amministrazioni e lontani negli anni, che nulla hanno a che fare con la Fondazione Luigi Maria Monti, attuale proprietaria dell’Idi”, si legge nel comunicato.

“La Fondazione Luigi Maria Monti, nel ribadire pieno rispetto per la scelta dei medici dell’Istituto Dermopatico Italiano di voler indire un giorno di sciopero per onore della verità, per rispetto degli utenti e dei pazienti dell’ospedale e per la professionalità di tutti i dipendenti Idi, puntualizza quanto segue: sono state proposte ai medici delle misure di contenimento dei costi invece del contributo di solidarietà (passaggio a 36 ore lavorative), di adeguamento delle tariffe interne ai valori di mercato e di rilancio della produzione (apertura dell’Idi anche il pomeriggio) che sono state rifiutate dal sindacato, senza proposte alternative. Questo ha portato in data 23 ottobre 2019 (e non già il 24 dicembre) alla disdetta dell’attuale contratto collettivo, assumendo a parametro quello degli ospedali privati (quale è, ormai, l’IDI secondo la sentenza del Tar Lazio n. 5917/2017) e così consentire l’erogazione dei servizi socio sanitari anche nel pomeriggio, peraltro con vantaggi economici integrativi per tutti i dipendenti, medici e non, interessati”.

Fonte : Roma Today