Quanti animali sono morti negli incendi in Australia?

I numeri dell’emergenza incendi nel continente australiano sono impressionanti. Il primo dato, che ha fatto il giro del mondo, è stato calcolato da un esperto di biodiversità all’università di Sydney: ma è solo una stima

(foto: Brett Hemmings/Getty Images)

Circa mezzo miliardo di animali fra mammiferi, rettili e volatili – 480 milioni per l’esattezza – avrebbero perso la vita nella drammatica situazione degli incendi che da settembre stanno devastando l’Australia. Una cifra altissima che, ripresa da molti media, ha smosso le coscienze in tutto il mondo, suscitando anche qualche dubbio. A calcolarla è stato un professore dell’università di Sidney, Chris Dickman, esperto della biodiversità del continente con oltre 30 anni di esperienza nel settore.

In una nota ufficiale, pubblicata qualche giorno fa, lo stesso Dickman ha chiarito il dato sottolineando che si tratta essenzialmente di una stima degli animali che potrebbero aver perso la vita per via dei roghi. Per arrivare al numero, Dickman si è basato sui risultati di uno studio condotto più di dieci anni fa (nel 2007) per il World Wide Fund for Nature, dove prendeva in esame gli effetti dei disboscamenti nel Nuovo Galles del Sud, una delle regioni più duramente colpite dagli incendi. L’analisi aveva avuto come risultato che per ogni 10mila metri quadri (un ettaro) si trovano in media 17,5 mammiferi, 20,7 volatili e 129,5 rettili.

La stima del dato che è circolato è così spiegata: il professore ha moltiplicato il numero di ettari colpiti dall’inizio dell’emergenza incendi per quello degli animali classificati nello studio in questione. “Abbiamo calcolato che nei tre milioni di ettari del Nuovo Galles del Sud andati in fiamme circa 480 milioni tra rettili, volatili e mammiferi potevano essere stati vittime dei roghi”, ha precisato nella nota il professore. Fra i chiarimenti lo stesso Dickman spiega che gli animali di grande taglia e i volatili hanno avuto probabilmente una maggiore reattività, potendo più facilmente fuggire alle fiamme rispetto a quelli più piccoli e più lenti. Ad ogni modo, come ha spiegato in un’intervista alla Bbc, anche le specie che si sono messe in salvo potrebbero morire nelle prossime settimane per mancanza di rifugi e scarsità di cibo.

A riprendere la cifra anche il Wwf che propone un altro dato: circa 8mila koala sarebbero dispersi nelle fiamme e nella regione del Nuovo Galles del Sud circa il 30 per cento della popolazione di questi animali sarebbe stata uccisa. Per l’organizzazione ambientalista si tratta di “una notizia gravissima, dato che in tutta la regione prima che iniziassero gli incendi i koala erano solo 28mila”. Anche Kangaroo Island, l’isola dei canguri, “è stata evacuata per l’emergenza incendi: un altro scrigno di natura divorato dalle fiamme che nessuno potrà più vedere come prima”, prosegue il Wwf.

(foto: Tao Shelan/Getty Images)

La minaccia degli incendi alla biodiversità del continente è più che concreta. “Circa 34 specie e sottospecie di mammiferi native australiane si sono estinte negli ultimi 200 anni, il più alto tasso di perdita di specie al mondo” ha sottolineato Dickman dopo aver passato in rassegna come l’Australia detenga un’impressionante biodiversità soprattutto fra i mammiferi. Se ne deduce quanto l’impatto delle fiamme possa gravare in una situazione già delicata.

(Photo by Saed Khan/Getty Images)

Altri numeri dell’emergenza

Queste cifre sugli animali non sono le sole a far paura. Come scrive la Bbc, gli incendi che da mesi continuano a devastare l’Australia hanno ormai distrutto quasi 2000 case e provocato un danno economico che, secondo l’Insurance Council of Australia, ammonta a circa 700 milioni di dollari australiani (ovvero 485 milioni di dollari americani). Sono invece 25 le persone ad aver perso la vita da settembre. Un altro numero riguarda invece gli arresti: le autorità australiane hanno arrestato oltre 180 persone per aver appiccato deliberatamente incendi boschivi, in particolare almeno 29 incendi sono stati deliberatamente causati nella regione di Shoalhaven nel sud-est del Nuovo Galles del Sud in soli tre mesi.

Fonte : Wired