Patriarca di Mosca: Il Natale guarisce le ferite

In un messaggio inviato in occasione del Natale ortodosso ai vescovi, sacerdoti, monaci e fedeli della Chiesa ortodossa, Kirill ricorda le contraddizioni dell’uomo davanti alla nascita del Cristo. Egli nacque in una grotta, nella povertà più infima, ma esiste un posto peggiore: è il deserto arso dal peccato dell’uomo che si è allontanato da Dio, ormai né caldo né freddo, svuotato e reso schiavo dalle passioni.
 

Mosca (AsiaNews) – Non siamo diventati “forse simili a Erode, con il suo cuore pieno d’invidia, non mettiamo forse al primo posto il nostro benessere e i nostri comodi, e abbiamo timore che qualcuno sia migliore di noi, più buono o talentuoso, e non facciamo forse il male del nostro prossimo, cercando di ferirlo e coprirlo di vergogna di fronte agli altri, di rovesciarlo dal piedistallo per poter innalzare noi stessi al suo posto?”. Lo ha chiesto il Patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) in un messaggio pubblicato per la festa ortodossa del 7 gennaio 2020, rivolto ai vescovi, ai sacerdoti, ai monaci e a tutti i fedeli della Chiesa Ortodossa Russa, in cui si chiede a tutti la conversione di fronte alle discordie che dividono la Chiesa, e alle inimicizie che rovinano i rapporti umani. Riportiamo di seguito alcuni passaggi del messaggio.

Carissimi nel Signore,
oggi contempliamo l’inattingibile umiltà del Signore: pur essendo l’Onnipotente Sovrano, Egli appare agli uomini come bambino impotente, pur essendo Dio, assume la carne peritura e sopporta il peso della vita terrena, pur essendo Immortale, si consegna volontariamente alla morte, a una morte crudele e vergognosa. E compie tutto questo non in favore degli eletti, dei profeti, dei giusti e dei Suoi fedeli servitori. Cristo viene per ciascuno di noi, desidera la salvezza di tutti senza alcuna esclusione, dei peccatori e i delinquenti, degli indifferenti e i negligenti, i codardi e gli irascibili, perfino dei suoi stessi assassini!
Il Signore non rifiuta nessuno, non disprezza nessuno, al contrario accoglie la nostra carne umana, la rinnova con la sua divina incarnazione, con la passione in croce e la vivificante Risurrezione, la innalza nel seno della Santa Trinità, la santifica ponendola alla destra del trono di Dio. E noi comunichiamo nel Mistero dell’Eucarestia a questo corpo di Cristo che dona la vita, al suo santissimo sangue versato per ognuno di noi, e diventiamo un solo corpo e un solo sangue non soltanto con il Salvatore, ma anche tra di noi.
Tuttavia, purtroppo, oggi noi vediamo che le maree del disordine fanno sbandare la nave della Chiesa, poiché la tempesta di discordie e contraddizioni scuote l’unità dei fedeli ortodossi, e gli uomini sotto l’oscurità del nemico e del tentatore preferiscono un’acqua torbida e non potabile alla vera Fonte dell’acqua viva (come recita il canone dei padri del I Concilio Ecumenico). In tale difficile periodo noi tutti dobbiamo ricordare che Egli è nato per ciascuno di noi, è salito sulla croce ed è risorto, che Egli ha fondato sulla terra la Chiesa Una, Santa, Sobornaja (universale) e Apostolica. Se apparteniamo alla Chiesa, noi siamo chiamati a superare i disordini, le contrapposizioni e i conflitti, a guarire le fratture e gli scismi, ad aiutare coloro che soffrono per i terrori della guerra, per le persecuzioni e le ingiustizie.
Il Signore non nasce nel palazzo regale, ma in una misera grotta, nella povertà più infima. Sembrerebbe che nulla possa esserci di peggio della capanna, e di più povero del giaciglio per gli animali, ma esiste un posto peggiore: è il deserto arso dal peccato dell’uomo che si è allontanato da Dio, ormai né caldo né freddo, svuotato e reso schiavo dalle passioni.
Eppure noi possiamo, con le nostre forze, rendere la nostra anima un luogo di accoglienza della presenza di Dio, ricordando che il Signore è vicino, è alla nostra porta e attende con pazienza, quando noi finalmente cominceremo a guardare a Lui con gli occhi della fede, lo facciamo entrare nella nostra vita, ascoltiamo la Sua parola e rispondiamo al Suo amore, lasciando che Egli stesso agisca dentro di noi.
Fermiamoci a pensare: non siamo diventati forse simili a Erode, con il suo cuore pieno d’invidia, non mettiamo forse al primo posto il nostro benessere e i nostri comodi, e abbiamo timore che qualcuno sia migliore di noi, più buono o talentuoso, e non facciamo forse il male del nostro prossimo, cercando di ferirlo e coprirlo di vergogna di fronte agli altri, di rovesciarlo dal piedistallo per poter innalzare noi stessi al suo posto? Non induciamo gli altri in tentazione, spacciando per verità le proprie invenzioni di comodo, non facciamo a pezzi la tunica di Cristo con le nostre azioni dettate dall’ambizione, non seminiamo il seme della discordia e del lamento tra i fratelli di fede?Ricordiamo oggi questo annuncio solenne ai nostri amici e vicini, facciamo visita ai genitori e alle persone care, spendiamo per loro la nostra attenzione, cerchiamo delle parole buone, ringraziamo per tutto ciò che essi fanno per noi. Che abiti nel nostro cuore, ripieno d’amore per Dio e i fratelli, il Cristo Misericordioso, Eterno ed Inattingibile, Consustanziale al Padre invisibile. Amen.

Fonte : Asia