Ex Ilva, sì alla proroga per l’altoforno: schiarita per il futuro dell’acciaieria

Aggiornamento ore 13:50: il Tribunale del riesame ha accolto il ricorso di Ilva Spa in Amministrazione straordinaria relativo alla proroga della facoltà d’uso dell’Altoforno 2 dell’impianto siderurgico di Taranto.

La decisione dei giudici annulla l’ordinanza firmata dal giudice monocratico lo scorso dicembre 2019 concedendo alla società la facoltà d’uso dell’altoforno da tempo oggetto di lavori di ammodermanto.

L’accoglimento dell’appello è tuttavia soggetto a condizioni. La proroga infatti è subordinata all’adempimento delle residue prescrizioni in termini ambientali e di sicurezza non ancora attuate all’interno dell’impianto.

  • I giudici concendono sei settimane per l’adozione dei cosiddetti “dispositivi attivi”;
  • nove mesi per l’attivazione del caricatore automatico della massa;
  • dieci mesi per l’attivazione del campionatore automatico della ghisa;
  • 14 mesi per l’attivazione del “caricatore delle aste della Maf e sostituzione della Maf”

Ilva Taranto, la rabbia di chi chiedeva tutela ambientale

“Ancora una volta a vincere sono le ragioni del profitto su quelle della sicurezza e della salute”. Lo scrive sulla sua pagina Facebook l’associazione Giustizia per Taranto che denuncia come la decisione del Riesame sia l’ennesima proroga concessa alla “fabbrica della morte”.

“Continueremo a essere sentinelle infaticabili, fino a quando questo territorio non riavrà dignità e giustizia”.

Giustizia per Taranto ha firmato la proposta del ‘Piano Taranto‘ insieme ad Acli Taranto, Associazione Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Associazione GiorgioForever, Associazione Taranto Respira, Comitato Legamjonici, Collettivo Morricella, Comitato Niobe, FlmUniti Cub sindacato di base, Gruppo Tamburi Combattenti, Isde Medici per l’Ambiente MassafraMovimento TuttaMiaLaCittà, singole e singoli cittadini. Si tratta del documento contenente le linee guida per la riconversione economica e sociale del territorio “in ottica di chiusura e alternativa radicale alle industrie invasive che attualmente vi insistono e che sono portatrici di inquinamento e morte, oltre che di depressione economica ed etica“.    

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È un giorno importante per il futuro dell’ex Ilva di Taranto. Oggi il tribunale del Riesame di Taranto deposita la decisione sul ricorso dei commissari dell’impianto tarantino, che chiedono una proroga per i lavori nell’Altoforno 2 del quale il tribunale aveva disposto, alcune settimane or sono, lo spegnimento. 

L’altoforno al centro dell’attenzione ha bisogno di interventi dopo il sequestro disposto dalla Procura per l’incidente in cui morì l’operaio Alessandro Morricella nell’estate del 2015. Sequestro che, comunque, prevedeva la facoltà d’uso proprio a fronte dell’impegno alla realizzazione dei lavori di messa in sicurezza dell’attività degli operai: nel dettaglio, un sistema di automatizzazione per controllare la temperatura della colata. L’operaio perse la vita proprio mentre svolgeva quell’operazione.

Ilva, cosa succede in caso di stop dell’Altoforno 2

Lo scenario che potrebbe aprirsi è, senza troppi giri di parole, drammatico. In caso di stop dell’Afo2 ArcelorMittal ha già annunciato che a fronte dello spegnimento vero e proprio (infatti le operazioni sono lunghe e sono già state avviate, quelle irreversibili scatterebbero tra pochi giorni) manderebbe in cassa integrazione straordinaria ben 3.500 lavoratori, compresi i 1.273 attualmente in cassa ordinaria ripartita il 30 dicembre senza accordo sindacale. 

La decisione del Tribunale del Riesame sancirà quindi se l’Afo2 dovrà essere spento o se, con una proroga per il suo uso, l’Ilva in amministrazione straordinaria potrà portare a compimento i lavori per la sua messa a norma. In caso contrario, ovvero in caso di spegnimeno dell’Altoforno 2 il rischio ulteriore è che ArcelorMittal decida di fermare anche gli altri due altoforni oggi come oggi operativi:  a quel punto la chiusura dello stabilimento diventerebbe la conseguenza inevitabile e non più remota.

Ex Ilva Taranto, via all’occupazione dei cancelli

E’ iniziata all’alba di questa mattina una protesta dei lavoratori Usb Ilva in As che hanno occupato i cancelli della raffineria di Taranto situati nella bretella stradale tra l’Ilva e la raffineria, presso il varco mezzi pesanti. Protesta scaturita a seguito del mancato finanziamento dell’integrazione salariale per i cassintegrati. Inoltre, i lavoratori del sindacato Usb, dichiara Francesco Rizzo, “chiedono l’immediata convocazione sul Dl Taranto per discutere circa le proposte che il sindacato Usb ha presentato“.

New York Times: “La storia dell’Ilva riflette i problemi dell’Italia”

La storia e le traversie dell’ex Ilva “riflettono i problemi dell’economia italiana nel suo complesso” che nell’ultimo decennio, secondo alcuni dati, “ha avuto il più basso tasso di crescita da quando il Paese si formò nel 19esimo secolo”. Lo scrive il New York Times in un lungo articolo dedicato alla vicenda delle acciaierie di Taranto, “simbolo fuligginoso dei guai italiani”. “Il futuro della più grande acciaieria d’Europa è incerto – scrive il quotidiano Usa – vittima di un’industria in declino, di regole a casaccio e di una politica instabile”.

Taranto, tutta la preoccupazione dei sindacati: “Dal governo solo parole”

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Fonte : Today