Uccisione Soleimani, patriarca Sako: il Medio oriente un ‘vulcano sul punto di …

Durante la messa per l’Epifania nuovo appello alla calma e alla “saggezza” del primate caldeo. Ma Stati Uniti e Iran mantengono alta la tensione. Decine di morti durante la cerimonia di sepoltura in corso a Kerman. Gli Usa smentiscono il ritiro delle truppe dall’Iraq. Teheran individua 13 “scenari di vendetta” da attuare. 

Baghdad (AsiaNews) – La situazione di “criticità” che si vive oggi in Iraq – e in tutto il Medio oriente – in seguito all’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani è paragonabile a quella di “un vulcano sul punto di esplodere”. È quanto ha affermato ieri il patriarca caldeo, card. Louis Raphael Sako, nell’omelia della messa celebrata in occasione dell’Epifania nella cattedrale di san Giuseppe a Baghdad, davanti a una nutrita folla di fedeli a dispetto del clima di tensione. L’escalation “sconvolgente” del confronto fra le parti, decisioni dettate “dall’emozione e dall’impulso”, prosegue il porporato, sono il segno di una “mancanza di saggezza e di senso di responsabilità”. 

Il primate caldeo torna dunque sulle vicende di maggiore attualità, confermando una volta di più le preoccupazione per il futuro del Paese e di tutta la regione. Già nei giorni scorsi il porporato aveva rivolto un appello attraverso i canali ufficiali del patriarcato, esortando tutte le parti coinvolte alla calma e a non trasformare l’Iraq in un “campo di battaglia”

Rivolgendosi ai leader mondiali, il cardinale rilancia l’appello alla moderazione per risparmiare vite innocenti, che finirebbero travolte dal “fuoco” della violenza e del conflitto. Egli invita inoltre cristiani e musulmani a “pregare” perché i politici e i capi di Stato e di governo agiscano in modo “saggio” e “considerino a fondo le conseguenze delle loro strategie”. “Il battesimo di Gesù Cristo – ha concluso il porporato – rivela al mondo la portata dell’amore di Dio per l’essere umano” che è stato creato “per vivere una relazione fraterna di amore e di pace gli uni con gli altri”. 

Intanto si registrano diversi morti e feriti (le prime informazioni parlano di 35 vittime e 48 feriti, ma il bilancio è tutto da confermare) durante la cerimonia di sepoltura del generale Soleimani in corso a Kerman, nel sud-est dell’Iran. La notizia è rilanciata anche dalla tv di Stato iraniana, sebbene al momento non si conoscano le regioni che hanno innescato l’incidente. Nell’area vi sono centinaia di migliaia di persone, rinite per dare l’estremo saluto al capo della forza Qods, deceduto in un raid a colpi di droni sferrato da Stati Uniti (con la collaborazione di Israele secondo alcune fonti). 

In risposta all’uccisione, Teheran starebbe considerato 13 possibili diversi “scenari di vendetta” oggetto di discussione fra le più alte cariche religiose, politiche e militari della Repubblica islamica. “Anche la risposta più debole – si legge in una nota – sarebbe uno scenario da incubo per gli americani”. Al contempo, il leader dei Guardiani della rivoluzione (Pasdaran) minaccia di “incendiare” qualsiasi luogo o entità dia sostegno agli Stati Uniti. “Se le truppe statunitensi non lasceranno la regione in modo volontario e in posizione verticale – ha detto Shamkhani – faremo qualcosa affinché se ne vadano con i corpi sdraiati in orizzontale”. 

Le parole del cardinale Sako sembrano dunque spazzate via da venti di guerra che si fanno sempre più impetuosi, in una escalation che rischia di essere devastante per la regione e il mondo intero. Il Parlamento iraniano ha votato in queste ore una risoluzione che dichiara il Pentagono e quanti agiscono a suo nome come “terroristi” e oggetto delle sanzioni iraniane.

Sembra rientrare, invece, l’ipotesi sbandierata a colpi di tweet dal presidente Usa Donald Trump di attacchi a “52 siti culturali iraniani”. Il segretario alla Difesa Mark Esper sottolinea che gli stati Uniti “rispetteranno le leggi dei conflitti armati”. Del resto colpire siti culturali è infatti un crimine di guerra in base alla Convenzione dell’Aia per la protezione dei siti culturali del 1954. In Iran ci sono una ventina di siti riconosciuti patrimonio dell’umanità dall’Unesco, fra cui le antiche rovine di Persepoli, la grande moschea di Isfahan e il palazzo del Golestan a Teheran.

Smentita, infine, l’ipotesi circolata ieri per qualche ora di un ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq. Fonti militari affermano che la lettera rilanciata ieri da alcuni organi di stampa era solo una bozza non firmata e mal formulata. Il testo intendeva illustrare l’aumento del livello di movimento dei soldati ma non implica un ritiro e non doveva essere resa pubblica. 

Fonte : Asia