I Pinguini tattici nucleari: “Faremo ballare il palco dell’Ariston”

Mentre la band bergamasca si prepara a Sanremo 2020, con un brano che farà ballare, anticipa il frontman Riccardo Zanotti, su Wired rivendica l’orgoglio nerd. Tra graphic novel (Maus), fumetti (One Piece), supereroi (Spider-man) e videogame (Crash Team Racing)

di Gaspare Baglio

L’adolescenza nella provincia bergamasca. L’esordio con cover metal di brani religiosi. Il nome preso in prestito da una birra scozzese. Quattro album, oltre otto milioni di views su YouTube, due dischi d’oro, più di 60 milioni di streaming totali, il sold out al Mediolanum Forum di Milano. E adesso Sanremo 2020. I Pinguini tattici nucleari saranno la quota indie sul palco dell’Ariston. Su Instagram hanno scritto che non vogliono svelare (ancora) nulla sul pezzo. Ma aggiunge qui il frontman Riccardo Zanotti: “Farà ballare. Perché qualsiasi cosa esce dal nostro forno, viene messo in tavola con quest’unica condizione”.

Come mai avete deciso di partecipare?

“L’idea si è sedimentata pian piano, girando l’Italia: ci siamo resi conto di avere tanti tipi di pubblico. E quindi Sanremo ci è sembrato un bel palcoscenico”.

Reazione a caldo dei fan storici?

“Contentezza: abbiamo creato una comunità basata sull’amore”.

Recentemente, in un’intervista al Corriere della sera, vi siete definiti dei perdenti. Non suona di buon auspicio.

“È che arriviamo dalla profonda provincia, dove la scena è irreprensibile. Prima di noi ci sono stati i Verdena, che hanno dettato le regole, in qualche modo il dogma. Le band arrivate dopo, avendo avuto il loro esempio, hanno seguito un genere scuro, indipendente puro, alternativo”.

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E voi, invece?

“Abbiamo voluto essere, da sempre, accessibili a tutti. E infatti ci siamo scontrati con gli altri gruppi della scena che incontravamo nei locali: eravamo diversi, emarginati. Sul palco come nella vita di adolescenti che suonavano. Non eravamo molto considerati dai compagni di classe, che avevano hobby in comune di cui parlare. Abbiamo avuto quindi, un doppio allontanamento: dai coetanei a scuola e dalla scena indie che avrebbe dovuto accoglierci. E che fa ancora fatica a farlo”.

Perché?

“Per la nostra ironia. Molti vorrebbero che, determinati temi fossero affrontati in modo serio, quasi religioso. Il problema sta tutto lì: trattiamo con leggerezza – e cercando di sdrammatizzare – argomenti come la politica, la dipendenza dalle droghe, le rivolte sociali o l’accettazione dell’omosessualità in famiglia”.

Le conseguenze di questa scelta?

“Può averci fatto passare per superficiali o troppo ridanciani. Siamo stati, poi, sempre poliedrici come musicisti: non abbiamo mai professato una netta distinzione tra i generi. Possiamo fare un brano pop o rock o tendente al metal: un atteggiamento che viene considerato “bighellonaggine” da parte di chi è ligio e ha un codice tipo gli amanuensi”.

Prima accennavi al fatto che venite dalla provincia. Che valore assume, per voi?

“Vivere in un’area non metropolitana spinge a fare caso ai dettagli: se aggiungono una nuova fermata del bus, per esempio, se ne parla per una settimana. In città non se ne accorgono neanche. Si cresce con una mentalità un po’ diversa, in cui tutto bisogna guadagnarselo. Ogni piccolo passo diventa importante”.

Sembra un parallelismo con la vostra carriera.

“Totalmente. Siamo passati dai locali minuscoli ai palazzetti. E il sottotesto è che è ancora possibile – per una persona dall’accento marcato, che non viene dai posti più cool – fare la gavetta e raggiungere dei risultati”.

Il 27 febbraio, da Pordenone, parte il tour nei palasport. Il 29 avete registrato un clamoroso sold out al Forum di Assago. Come si rimane coi piedi per terra?

“Non ci siamo mai abituati a nulla. O meglio: ci siamo abituati a non aspettarci quello che succederà. A volte pensiamo: ‘Ma su quel palco reggeremo il confronto‘? Stiamo suonando tantissimo per essere pronti”.

Avete sempre voluto suonare?

“Per quanto mi riguarda, ho sempre voluto immergermi nel mondo della musica: dalla produzione all’arrangiamento passando per la composizione. Mi affascina tutto. Non mi ero mai ritenuto, però, all’altezza di fare il cantante, specie se guardavo a gente come Freddie Mercury e Chris Martin. A un certo punto è capitato: non riuscivamo a trovare un frontman, allora ci ho provato io, mi sono divertito e ho continuato. La cosa che mi fa tremare il cuore, però, è scrivere canzoni. Gli altri della band, invece, hanno sacrificato i loro lavori per fare questa professione”.

Quando avete capito che il successo era proprio lì, a portata di mano?

“La prima volta: a una cena con i miei, sono stato riconosciuto e mi hanno chiesto l’autografo”.

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Siete dei nerd, una parola che va anche di moda.

“In realtà, l’essenza della parola nerd non andrà mai di moda. Il vero nerd passa tanto tanto tempo sui fumetti, sulla musica e su certi film, intaccando anche la sua vita privata. Dichiararsi tale è stato sdoganato con The Big Bang Theory. Ma posso assicurare, osservando le nostre vite sociali, che nerd lo siamo sempre stati”.

Dunque, leggete fumetti?

“Elio [il tastierista, ndr] è il grande appassionato di comics: legge Dylan Dog e One Piece, anche se ora si è appassionato di Medioevo e va in giro per l’Italia a fare spettacoli che parlano di draghi e lucerne. Personalmente, ho sempre apprezzato le graphic novel come Maus”.

Anche i supereroi?

“Spider-man e Superman sono un amore trasmesso da mio padre. Così come il Comandante Mark. Mi sono molto appassionato alla produzione del fumetto, quando ne abbiamo fatto uno nostro: Pinguini tattici nucleari a fumetti [per BeccoGiallo, ndr]. Mi piace scendere in campo per qualcosa di creativo che prima non c’era. Il confronto con i disegnatori è stata la cosa più bella: tutti i capitoli hanno stili diversi, perché anche noi siamo così”.

Vi piacciono anche i videogame, giusto?

“Abbastanza. Ultimamente passo molto tempo con Crash Team Racing e Fifa. Ci portiamo la PlayStation in tour e giochiamo nel backstage: facciamo gare con tecnici e fonici. Mi sto divertendo anche con Spyro the Dragon e Grand Theft Auto”.

Fonte : Wired