Tutte le lentiggini del mondo, la recensione del film Netflix

Le commedie pre-adolescenziali, con protagonisti ragazzini delle medie, sono solite seguire un canovaccio relativamente classico, tra i primi amori e la scoperta di cosa significhi realmente l’amicizia. La chiave di lettura per offrire spunti nuovi in un contesto dove si è già detto tutto è quella di inserire sottotrame di altro genere che diversifichino la base centrale del racconto e nel caso di Tutte le lentiggini del mondo si è optato per la sfera calcistica. In un Paese come il Messico, dove la passione per lo sport più famoso del mondo è pari se non superiore a quella nostrana, la traccia agonistica è relativa sia ai mondiali del ’94, in corso nel presente filmico, che a un torneo organizzato tra le mura scolastiche che si rivelerà determinante anche ai fini dell’intreccio romantico al centro della narrazione.

Tutta d’un fiato

La trama è ambientata a Città del Messico a metà degli anni ’90. Il piccolo Jose Miguel si è da poco trasferito con i genitori e la sorellina, grande appassionata di calcio, in un nuovo quartiere. Il bambino si iscrive alla scuola locale dove rimane subito attratto dalla bionda Cristina, studentessa di seconda media più grande di lui, che è però già fidanzata, fin dall’infanzia, con il coetaneo Kenji, uno dei ragazzi più popolari dell’istituto. Jose sogna di conquistare la donna dei suoi desideri e finisce per ignorare le attenzioni della compagna di banco, nonché migliore amica, Liliana, ragazzina dal carattere ribelle e appassionata di musica rock. Per coronare il suo sogno d’amore il protagonista sfida il rivale Kenji al torneo calcistico che si terrà da lì a pochi giorni, nonostante il team della sua classe abbia ben poche possibilità di battere i più rodati ed esperti avversari.

Tutti gli stereotipi del mondo

Il titolo deriva dal fatto che entrambe le figure al centro di questo insolito ménage a trois abbiano le guance ricoperte di lentiggini, elemento per il resto assolutamente estraneo rispetto alle principali dinamiche che hanno luogo durante l’ora e mezza di visione. Un’altra curiosità, come sottolineato dalle didascalie pre-credits, è il fatto che la storia avrebbe un’impronta semi-biografica, in quanto viene introdotto il futuro dei vari personaggi coinvolti. Per il resto il film esaurisce ben presto tutte le proprie cartucce, rivelandosi una visione leggera e incolore che, pur al netto di un paio di sequenze discretamente divertenti per il relativo target di riferimento (per l’appunto spettatori in età pre-adolescenziale), si trascina stancamente su step prefissati e non risulta sempre credibile nell’esposizione del racconto, con alcuni risvolti più che improbabili e forzati e un protagonista che si rivela irritante in diversi occasioni (nonostante la buona interpretazione di Hanssel Casillas, vittima di un alter-ego troppo cocciuto).

Tutte le lentiggini del mondo, distribuito in esclusiva nel catalogo Netflix come Original dopo un breve passaggio nelle sale nazionali, opta per una marcata caratterizzazione dei compagni di classe, ognuno con le proprie peculiarità adatte ai relativi progressi della storia, e per un romanticismo che di romantico ha ben poco, tra assurde rese dei conti per l’esclusività della fiamma contesa e improvvisi ripensamenti. E tra dialoghi banali e ricchi di stereotipi, alcuni lusinghieri riguardanti la nostra penisola (dove secondo le credenze “gli uomini sono tutti belli“) e altri reiteranti in maniera eccessiva il mondo calcistico, l’insieme si affossa in una serie di ingenuità che l’esordiente regista Yibran Asuad non riesce a nascondere in una messa in scena tanto diligente quanto incolore.

Fonte : Everyeye