Ruby Red, la recensione del live-action tratto dalla Trilogia delle gemme

Il filone young-adult ha conosciuto la definitiva consacrazione sul grande schermo, almeno a livello di incassi, con le trasposizioni di cult letterari quali Twilight e Hunger Games, dando vita a un nuovo genere che ha contribuito anche al successo di decine di romanzi a tema, indirizzati come già sottolinea il termine a un pubblico di giovani adulti. Nel 2013 anche la scena tedesca ha deciso di dire la propria nel filone adattando in forma filmica La trilogia delle gemme, serie fantasy che ha conquistato le librerie europee ottenendo lo status di bestseller con vendite di milioni di copie. I volumi, distribuiti in Italia dalla casa editrice Corbaccio, trasportano il lettore in un mondo simile al nostro dove però, all’oscuro dei comuni mortali, si intrecciano intrighi e segreti di una Loggia i cui adepti hanno la capacità di viaggiare nel tempo. Il primo capitolo, dal titolo internazionale Ruby Red, ci introduce ai principali protagonisti la cui storia poi si espande e conclude nei due, entrambi già realizzati, sequel.

Una ragazza speciale

La trama vede per protagonista Gwendolyn Shepherd, una sedicenne di nobili origini che vive in un lussuoso palazzo londinese con la sua numerosa famiglia, che include anche l’altezzosa cugina, sua coetanea, Charlotte. Quest’ultima è la prescelta, ereditaria di un particolare gene tramandato da generazioni che è solito manifestarsi proprio in quell’età tramite improvvisi svenimenti e mal di testa. Gwendolyn stessa ha dei mancamenti e in un’occasione si trova improvvisamente catapultata in un lontano passato, scoprendo per lo stupore di tutti di essere lei la predestinata di tali poteri. La madre la conduce alla Loggia dei guardiani, un ordine secolare che ha il compito di proteggere i dodici viaggiatori del tempo; oltre a lei infatti altri individui possiedono tale capacità, tra cui l’affascinante Gideon de Villiers. Il ragazzo si preparava da tempo al ruolo insieme a Charlotte, ora gelosa di colei che le ha “soffiato” il posto. Insieme l’insolita coppia, che inizialmente non si sopporta, si troverà al centro di un intrigo tra varie epoche e antiche profezie, nel tentativo di completare il cronografo con il sangue di tutti e dodici, e capirà ben presto di non potersi fidare di nessuno ma soltanto l’uno dell’altra.

Senza rischi e sussulti

Ci troviamo davanti a un’operazione indirizzata prevalentemente ai fan dell’opera originaria che, pur a dispetto di notevoli libertà in fase di sceneggiatura, si troveranno a loro agio nel vedere sul grande schermo le vicende dei loro beniamini. Ruby Red si affida a un impianto classico e stilisticamente semplice, cercando di rendere la vicenda fruibile e appassionante anche per i neofiti: il tentativo è riuscito solo parzialmente in quanto, nonostante diversi passaggi divulgativi sul background della Loggia e dei suoi adepti, certi passaggi rimangono confusi e poco chiari a chi non ha mai letto i libri. Da un prologo che getta subito nel bel mezzo dell’azione a un epilogo speziato di romanticismo a buon mercato, le due ore di questa prima installazione gettano molta carne al fuoco, tra salti temporali, complotti tra vari ordini segreti e fantasmi del passato che risucchiano la protagonista, e lo spettatore con essa, in un mondo in cui la magia è una realtà.

Senza perdersi troppo in complicate elucubrazioni sui paradossi, che avrebbero reso ovviamente più complicata la verve e la linearità del racconto, il film non si prende troppi rischi e procede dritto per la propria strada, cosciente della futura evoluzione nei due episodi che andranno a concludere la trilogia. Un’ironia gradevole, una love-story forzata ma comprensibile e un pizzico di mistero lasciano comunque con la giusta curiosità in attesa del proseguo, dando senso di esistere a una messa in scena ligia e precisa che però ha poco a che fare con i blockbuster a tema, avvicinandosi più ai canoni qualitativi di omologhe produzioni televisive.

Fonte : Everyeye