Identità digitale, la ministra Pisano: “Lo Stato dovrebbe dare ai cittadini user name e password uniche”. E’ polemica

“CON l’identità digitale noi avremo un’unica e sola user e password per accedere a tutti i servizi digitali della Pubblica Amministrazione”. Così la ministra dell’Innovazione Tecnologica e della Digitalizzazione Paola Pisano alla trasmissione Eta Beta di Radio 1 spiegava questa mattina in cosa consiste la rivoluzione digitale che ci aspetta. Parole che hanno incendiato i social, dove si è aperto un fronte di critiche focalizzate su privacy e sicurezza. Va bene la semplificazione, ma l’idea di una password di Stato preoccupa molti utenti che su Twitter hanno espresso le proprie perplessità sui rischi di un Grande Fratello che possa spiaci tutti nel privato.

Al microfono la ministra ha tentato di spiegare quali benefici avremmo da un’unica autenticazione, ma senza avere grande successo. “(Queste credenziali, ndr) potrebbero essere utilizzate per accedere anche ai servizi del privato. – ha proseguito Pisano per chiarire meglio – Per esempio, il nostro conto in banca (…) o per comprare su Amazon. Ogni volta che noi abbiamo una user e una password, questa user e password dovrebbe essere data dallo Stato, perché è lo Stato l’unico soggetto che ha davvero certezza che quello è quel cittadino. E lei lo sa quante truffe ci sono sull’identità su Internet”.

Apriti cielo. La possibilità di un accesso unico, semplificato ma eterodiretto da un’entità pubblica che poi ne avrebbe il pieno controllo – e ne dovrebbe persino garantire la conservazione, – non fa che allarmare anche gli esperti di cybersicurezza.
Vediamo di sgombrare il campo da ogni equivoco: l’identità digitale sarà rilasciata dallo Stato e servirà a identificare il cittadino in modo univoco verso lo Stato stesso. In futuro, per aziende e cittadini che lo vorranno, POTREBBE essere ulteriore sistema di autenticazione— Paola Pisano (@PaolaPisano_Min) January 4, 2020
“Una sola password e pure di Stato?”, commenta Paolo Attivissimo, debunker e autore del blog “Il Disinformatico” sintetizzando i dubbi più diffusi sui nodi della questione. Da una parte, la scelta unica delle credenziali da usare per qualsiasi servizio online che aumenterebbe i rischi di violazione e utilizzo da parte di malintenzionati. Dall’altra, la finestra che si aprirebbe per il controllo delle attività del singolo cittadino da parte delle istituzioni.
A me questa cosa mette i brividi e mi fermo per carità di patria https://t.co/88TsMBhphV— nomfup (@nomfup) January 4, 2020
In sintesi, come spiega Attivissimo: “Significherebbe collegare le attività private (che non devono interessare a uno Stato) a quelle che riguardano lo Stato (tasse, certificati, atti pubblici)”. Di fronte a tanta e tale trasparenza, siamo pronti a condividere tutta la nostra vita privata? E a che titolo lo Stato dovrebbe poterne avere il controllo?
stazione futuro riccardo luna
Fonte : Repubblica