Aumentano vittime e sfollati a Jakarta. Ambientalisti: ignorati i campanelli d’allarme

Le piogge hanno ucciso almeno 53 persone e sfollato 175mila abitanti. In campo ci sono circa 11mila operatori sanitari e soldati per ridurre il rischio di scoppio d’epidemie. Esperti: “Non esiste una coscienza ambientale. Quando l’acqua si sarà ritirata, non si parlerà più di cambiamento climatico”.

Jakarta (AsiaNews/Agenzie) – Sale di ora in ora il bilancio delle vittime a causa delle violente alluvioni e frane che questa settimana hanno colpito la regione di Jakarta, in Indonesia. Agus Wibowo, portavoce dell’Agenzia nazionale per la riduzione dei disastri, riporta che i morti recuperati sono 53 e almeno 175mila persone sono sfollate. Essa hanno trovato rifugio in campi allestiti attorno all’area del disastro, dove le condizioni igienico-sanitarie sono al collasso. Intanto attivisti e ambientalisti denunciano il governo di aver ignorato i segnali d’allarme del cambiamento climatico.

Le piogge hanno iniziato a cadere in maniera battente alla vigilia del nuovo anno e in breve tempo hanno allagato la zona della capitale indonesiana. L’area metropolitana di Jakarta è una delle più popolate al mondo con circa 30 milioni di abitanti. Le zone a ridosso della costa sono soggette a frequenti inondazioni a causa del costante sprofondamento al di sotto del livello del mare. Per questo il governo ha pianificato di trasferire la capitale nel Borneo, in una zona più elevata e a minor rischio di catastrofe naturale.

Nelle ultime ore il Ministero della salute ha dislocato circa 11mila operatori sanitari e soldati per distribuire medicine, kit per l’igiene personale e cibo. L’obiettivo è evitare lo scoppio di epidemie di epatite A, febbre dengue e altre malattie, comprese le infezioni provocate dal contatto con le carcasse di animali.

Secondo gli esperti, il disastro naturale di questo inizio 2020 è il peggiore dal 2013, quando decine di persone sono morte a causa delle precipitazioni monsoniche che hanno inondato la città. Per gli ambientalisti, l’ennesima sciagura ambientale dovrebbe essere un “campanello d’allarme” del cambiamento climatico, in uno dei Paesi più inquinanti per i gas serra (quinto a livello mondiale).

Tuttavia Yuyun Harmono, responsabile dell’Indonesian Forum for the Environment, sottolinea che l’amministrazione si è dimostrata restia di fronte alle catastrofi e non sembra avere alcuna intenzione di ridurre le emissioni inquinanti. Le alluvioni, continua, “dovrebbero servire come potente promemoria che le cose non possono essere affrontate come al solito”.

Secondo un sondaggio del 2019, la vulnerabilità ambientale del Paese è scarsamente considerata anche dalla popolazione: solo il 18% degli intervistati ritiene che ci sia una correlazione tra attività dell’uomo e cambiamento climatico. Nirwono Joga, ricercatore all’Urban Studies Center di Jakarta, “non ci sono molte persone che realizzano l’impatto del cambiamento climatico. Quando l’acqua si ritirerà e le persone torneranno nelle loro case, verranno dimenticate anche azioni di cui adesso si parla per combattere il cambio del clima”.

Fonte : Asia