Anno nuovo, problemi ambientali vecchi: il 2020 di Milano e Roma

Si apre all’insegna della monnezza mai smaltita e dell’aria mai depurata il nuovo anno delle due maggiori città italiane. Nella città dei boschi verticali e delle biblioteche degli alberi valori altissimi di Pm10

Secondo i dati relativi ai voli aerei di Jetcost, Milano è stata la città europea più cercata per trascorrere il capodanno dopo Londra. Che il turismo si stia trasformando nella voce più prolifica per le casse cittadine, lo si capisce anche leggendo il bilancio preventivo del 2020 del Comune di Milano, dove ci si aspetta un incasso tra i 50 e i 55 milioni dalla tassa di soggiorno, +30% rispetto al 2017. Il “modello Milano” piace in Italia e all’estero, ma i dati sul turismo di queste ore offuscano, al solito, altri valori che raccontano le problematiche che i residenti respirano in città.

ITALY-ENVIRONMENT-POLLUTION-TRAFFIC(Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)Dal 27 dicembre in poi, i valori di pm10 nell’aria hanno superato la soglia massima prevista di 50 microgrammi per metro cubo. Quel giorno il valore segnava 53,3, il giorno seguente 57,9, 66 invece il 29 dicembre, 56,3 il 30, 61,5 l’ultimo giorno dell’anno e addirittura 145,6 il primo del nuovo anno. Si è trattato del capodanno più inquinato dal 2005 in città, vale a dire da quando sono cominciate le rilevazione Arpa. Un anno nuovo che puzza di vecchio, visto che il 2019 è stato quello in cui il capoluogo meneghino è stato insignito della medaglia d’oro per le morti europee dovute a polveri sottili. La musica non cambia insomma e in città bisogna correre ai ripari: da oggi entreranno in vigore limitazioni alla circolazione della auto più inquinanti, così come altri obblighi come quello che vieta di tenere una temperatura sopra i 19 gradi nelle case e negli esercizi commerciali. Misure giuste per una città contemporanea, che non hanno però un carattere preventivo volto a educare la popolazione alla sostenibilità. Si tratta, piuttosto, di interventi emergenziali, dei tappabuchi che a giudicare dalla qualità dell’aria in città hanno carattere tardivo. 

La Milano dei boschi verticali e delle biblioteche degli alberi sa presentarsi bene come modello di sostenibilità. Ormai ogni giorno l’assessore di turno è chiamato in questo o quel quartiere a piantare un albero o a inaugurare un nuovo parchetto, mentre è delle settimane scorse la notizia che Milano parteciperà al bando internazionale Reinventing Cities, per l’alienazione di siti dismessi da destinare a progetti di rigenerazione ambientale e urbana, nel rispetto del principio di sostenibilità. Sul capoluogo lombardo si sta dunque poggiando una patina green, che in molti casi ha però una connotazione privata e dunque esclusiva in quel processo di finanziarizzazione degli spazi e di conseguente speculazione che oggi contraddistingue l’urbano.

Dal progetto della riapertura dei navigli alle nuove terme in area San Siro, l’offensiva sostenibile milanese sembra dettata più dai filtri Instagram che non da quelli dell’inclusività della popolazione tutta. Anche perché, mentre si scomodano le archistar per il progetto futuristico green di turno, si mobilitano gli agenti anti-sommossa per proteggere l’eliminazione di uno dei pochi polmoni verdi a misura di studente nel quartiere Città Studi. Il parco del campus Bassini, sacrificato in nome di nuove imminenti costruzioni.

Tutto questo però non conta perché Milano continua a “fare meglio di” a livello nazionale, come non smette mai di ricordarci la classifica di vivibilità redatta dal Sole 24 Ore. Del Pm10 e delle morti da polveri sottili interessa poco, se l’alternativa alla cosiddetta capitale morale è quella capitale reale dove la metropolitana non funziona e dove le strade sono tutto uno slalom tra buche e spazzatura. Le vacanze di natale hanno visto crescere la quantità di immondizia a Roma, sui social sono rimbalzate le foto dell’emergenza in corso con tanto di motorino sommerso dai sacchi in via Valle Scrivia. A capodanno è stata la volta dei roghi e anche in questo caso si può dire che il 2020 romano sia allora iniziato come era finito il 2019, nel caos. 

Roma e Milano stanno vivendo, in modi differenti, delle emergenze ambientali. La narrazione delle due città è però opposta: l’idea del caos da una parte, una bolla di vetro a oscurare i problemi dall’altra. Entrambi gli approcci si traducono però in politiche insolenti, inadeguate, passive. La sensazione che i problemi non ci siano in un caso, o che siano ormai arrivati a un punto di non ritorno nell’altro, fa sì che si faccia poco o niente per risolverli. Il 2020 dovrà allora essere l’anno degli esami di coscienza per le due principali città italiane, così che si possa andare oltre alla propria narrazione e intervenire lì dove l’ambiente sta lanciando i suoi gridi d’aiuto.

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Fonte : Wired