Si schianta con tuta alare, Luca si era già lanciato per ricordare amico morto allo stesso modo

“Sono stato in Arabia Saudita con la mia tuta alare per volare sopra uno dei più importanti e stupendi festival saudita. In ricordo di Angelo che ha perso la vita in questa avventura”, così, appena tre mesi prima del tragico schianto che lo ha portato via per sempre, Luca Barbieri aveva rivelato a chi lo seguiva attraverso i canali social l’esibizione a cui aveva partecipato per ricordare un amico e collega morto lanciandosi proprio con una tuta alare. Il 25 parmense morto nella mattinata di giovedì a seguito di un terribile incidente dopo esseri lanciato dal viadotto San Giuliano a Caltanissetta, infatti era un paracadutista professionista e amante degli sport estremi che praticava continuamente spostandosi in tutta Italia e anche all’esterno.

Una passione viscerale per quella tuta alare dimostrata anche nelle stesse parole a cui aveva riservato all’evento saudita in ricordo dell’amico. “Che avventura questa estate sono stato in Arabia Saudita con la mia tuta alare e altri atleti di wingsuit per volare sopra uno dei più importanti e stupendi festival sauditi saltando da uno dei più massicci elicotteri al mondo, il famoso blackhawk, per intrattenere il pubblico con qualche spettacolare flyby. In ricordo di Angelo che ha perso la vita in questa avventura” aveva scritto a ottobre sul suo account Facebook.

Una passione che lo aveva portato ad effettuare quasi mille salti con la wingsuit e che lo spingeva a condividere spesso sul web foto e video dei suoi lanci. Una passione che purtroppo però gli è costata la vita ieri quando qualcosa è andato storto mentre era in Sicilia: Luca si è schiantato contro il terreno. Si era lanciato verso le 11 da un’altezza di 60 metri in caduta libera ma al momento di arrestare la sua cosa il paracadute non si è aperto facendolo precipitare al suolo dove è morto sul colpo.

Fonte : Fanpage