Lame per potatura e cavatappi, secolare arte di botteghe maniaghesi

Udine, 2 gen. (Labitalia) – “La storia dei fabbri maniaghesi inizia nel 1453 quando il conte Nicolò di Maniago fece incanalare l’acqua del torrente Còlvera in una roggia, lungo la quale sorsero i primi battiferri che sfruttavano l’energia idraulica per azionare i grandi magli a testa d’asino”. A raccontare la nascita delle prime fucine, in Friuli Venezia Giulia, da cui usciranno lame per vendemmiare e cavatappi, è Alberto d’Attimis-Maniago, appartenente a una nobile famiglia di viticoltori, dal 1585, a Buttrio (Udine), e titolare della cantina Conte d’Attimis-Maniago.

E quella della produzione, nelle botteghe artigiane maniaghesi, di lame per potare, innestare e vendemmiare ha di fatto rappresentato la garanzia per il proseguimento dell’attività fabbrile in un secolo di crisi per i battiferro, determinata dallo scarso interesse della Repubblica Veneta per le attività produttive dislocate nei territori controllati, dalla concorrenza tedesca e dall’isolamento geografico di Maniago.

“Mentre una falce di Carinzia vale 4 Lire venete, racconta il conte Fabio di Maniago in una lettera del 1807 indirizzata al prefetto di Passariano, una delle nostre vale 15 Lire ma quest’ultima ha la durata di sei anni, mentre la prima non dura che un solo anno”, ricorda. La strategia adottata dalle botteghe per far fronte alla crisi è stata la diversificazione massima della produzione.

“Sempre il nostro antenato Fabio in data 16 aprile 1808 – prosegue – ci restituisce un quadro della situazione economica per quanto riguarda questo settore: ‘I fabbri di questa Comune, quantunque non abbiano fabbriche in grande, e che ognuno travagli appartatamente, e in dettaglio, si sono sempre distinti nei lavori di forbici, coltelli, acciarini; acciarini che sono ricercati dai vicini Paesi, e di cui continue sono le ordinazioni'”.

“Il governo francese, avendo rilevato l’importanza economica dell’antica attività fabbrile, intendeva favorire la produzione e premiare gli artigiani più valenti”, sottolinea.

Ancora oggi per l’azienda vengono realizzati cavatappi maniaghesi e lame con cui praticare la potatura secca, anche detta potatura invernale. “Una pratica di fondamentale importanza – spiega Alberto d’Attimis-Maniago – per la corretta gestione del vigneto, poiché consente di raggiungere l’equilibrio tra l’attività vegetativa e l’attività produttiva della pianta, che giova sia alla resa che alla qualità dell’uva della successiva vendemmia. La potatura invernale ha, inoltre, lo scopo di assicurare la longevità produttiva della pianta e di controllarne lo sviluppo nello spazio assegnatole, mantenendo la forma di allevamento desiderata”.

Fonte : Today