Zanolli, ‘con Alternative il fallimento non è necessario per raggiungere obiettivi’

Zanolli, ‘con Alternative il fallimento non è necessario per raggiungere obiettivi’

Roma, 2 gen. (Labitalia) – Sbarazziamoci della teologia del fallimento importata dall’estero: non siamo tutti Steve Jobs o Michael Jordan. Questa la sintesi di ‘Alternative’, il nuovo libro di Sebastiano Zanolli edito da Roi Edizioni. Zanolli ha ricoperto ruoli manageriali di vertice per aziende come Diesel e Adidas Originals e si occupa da molti anni di temi relativi alla motivazione personale e alla gestione del cambiamento. Speaker affermato, è autore di diversi bestseller, tra cui ‘La grande differenza’, giunto alla 26ma ristampa. La prefazione di ‘Alternative’ è stata scritta da Arrigo Sacchi, uno dei più grandi allenatori della storia del calcio moderno.

Zanolli avvia una riflessione su come guardiamo e consideriamo il futuro e, attraverso casi aziendali e la rilettura di eventi storici, aiuta a elaborare le strategie migliori per essere sempre il più preparati possibile e avere un piano B efficace in ogni situazione, lavorativa o personale.

“Nella società odierna – viene spiegato – si tende a spesso a considerare il fallimento come un evento necessario al raggiungimento di grandi traguardi. Cercando la parola fallimento su Google compaiono decine di storie di persone che hanno fallito e, proprio grazie al fallimento, hanno in seguito avuto un’idea migliore di quella iniziale, oppure biografie di personaggi che si sono rivelati deludenti a scuola o all’università e adesso dominano il mercato”.

“Da Steve Jobs ad Albert Einstein, da J. K. Rowling a Michael Jordan, tutte queste star dei nostri tempi si racconta abbiano dovuto fare i conti con grandi fallimenti prima di raggiungere il successo. In questi casi, c’è sempre un lieto fine e il fallimento ne esce come qualcosa di buono e sano. Questa cosiddetta ‘teologia del fallimento’, importata in prevalenza dall’America, snatura il giusto approccio alle cose e mette in secondo piano l’obiettivo da raggiungere, perché fallire viene considerata la chiave della strategia”, sottolinea.

“Scrivendo questo libro – sostiene l’autore – ho prima di tutto cercato tesi e idee valide che provassero che avere un piano B porta male. Ho in qualche momento persino desiderato di trovare argomenti concreti per dimostrare che un piano B può essere una cattiva scelta. Però, a cercare su Google, in biblioteca o chiedere a qualcuno con una solida storia imprenditoriale alle spalle, non si trova nulla che dimostri come qualcuno con un piano B abbia fatto una cattiva scelta”.

“Preparavamo meticolosamente – scrive nella prefazione al libro Arrigo Sacchi – ogni partita non lasciando nulla al caso, ci allenavamo per ore, provando e simulando le diverse situazioni e dinamiche di gioco. Con la preparazione, lo studio e la simulazione di tutte le variabili si acquisiscono la sicurezza in ciò che si sta facendo e la prontezza (e fantasia) nel reagire ai cambiamenti. Anche noi ci allenavamo alle alternative”.

Fonte : Today