Salvini (che paragonò Boldrini a una bambola gonfiabile) dà lezioni di rispetto per le donne al Papa

In queste ore ha fatto discutere il video di Papa Francesco che perde la calma e schiaffeggia sulla mano una fedele insistente che lo aveva strattonato a piazza San Pietro. Alle polemiche si è aggiunto anche il leader della Lega, Matteo Salvini, che ha ricreato una parodia in cui imita il pontefice mentre si trova in vacanza sulla neve con la fidanzata: un’imitazione che a sua volta ha incontrato diverse critiche. Il segretario del Carroccio ha quindi subito pensato di difendersi: “Ho rispetto per il Papa che ha sempre parlato di accoglienza con limiti e prudenza. Sottoscrivo. Poi il pontefice si rivolge al mondo, io agli italiani. Io critico i benpensanti della sinistra e le femministe che non difendono le donne dalla subcultura islamica“.

Salvini si è quindi giustificato parlando di difesa delle donne. Salvini, quello che ha paragonato Laura Boldrini a una bambola gonfiabile e messo alla gogna mediatica la “sbruffoncella” Carola Rackete, chiama in causa il rispetto per le donne. E rispondendo direttamente a Papa Francesco, che nella sua Omelia del 1° gennaio ha parlato di dignità della donna, chiedendone il rispetto in ogni situazione, l’ex ministro dell’Interno aggiunge: “Giustissimo, ma voglio ricordare che il rispetto della donna è incompatibile con un certo tipo di Islam: non si possono spalancare le porte agli immigrati di religione islamica e poi parlare di rispetto della donna”. Poi Salvini critica “i benpensanti della sinistra e le femministe che non difendono le donne dalla subcultura islamica“.

Dopo questo episodio nel giro di poche ore Salvini ha pubblicato nelle sue pagine social più di un post in cui veste i panni del difensore della donna: “Attaccata perché donna: cosa non fa la paura di perdere. Forza Lucia“, scrive in difesa della candidata leghista in Emilia Romagna, Lucia Borgonzoni, condividendo una sua foto insieme ai ritratti di governatori regionali, rigorosamente uomini e di sinistra. Poi, condividendo la notizia di una ragazza che aveva tentato il suicidio ed era stata picchiata dal marito (che si sottolinea essere marocchino), afferma: “Tutto a posto, stavo solo mettendo le mani addosso a mia moglie. Una ragazza 18enne, incinta. Che per la disperazione ha tentato di togliersi la vita in metropolitana a Milano. Quanta tristezza. Questo è Medioevo. Queste donne vanno salvate: dai matrimoni combinati, dalle violenze domestiche, dall’umiliazione di chi le considera oggetti a propria disposizione. Nessuna tolleranza verso questo stile di vita“.

Quando Salvini ha paragonato Boldrini a una bambola gonfiabile

Come se violenza domestica e sessismo fossero problemi che non riguardano la società italiana. Ed ecco che ancora una volta Salvini utilizza la donna come uno striscione da campagna elettorale. Dimenticandosi di essere stato il primo a mettere alla gogna mediatica donne e ragazzine che lo contestavano (senza dire una parola sul fiume di insulti sessisti che venivano pubblicati sul suo profilo e sulle pagine della Lega), ad aver partecipato a un convegno, quello della Famiglia a Verona, ben distante dal difendere l’emancipazione femminile, e a non essersi fatto scrupoli nell’attaccare avversarie politiche con una retorica sessista.

Era il 2016, infatti, quando il segretario della Lega paragonò l’allora presidente della Camera, Laura Boldrini, a una bambola gonfiabile. Durante un comizio a Soncino, in provincia di Cremona, venne portata sul palco, mentre Salvini parlava, una bambola gofiabile e l’ex ministro non perse l’occasione di affermare: “C’è la sosia della Boldrini qui“. Lei prontamente replicò: “Le donne non sono bambole e la lotta politica si fa con gli argomenti, per chi ne ha, non con le offese“. Ma la valanga di critiche non fermò Salvini, che non solo in televisione affermò di non avere alcuna intenzione di scusarsi, ma lanciò anche l’hashtag sui social #sgonfialaboldrini per chiedere le dimissioni della presidente della Camera. Sulla questione intervenne anche Maria Elena Boschi, che descrisse le parole di Salvini come “una squallida esibizione di sessismo” e affermò: “La frase non è giustificabile in alcun modo – dice – non offende solo la presidente Laura Boldrini, ma anche tutte le donne e gli uomini del nostro Paese“. 

Quando Salvini ha messo alla gogna mediatica le dissidenti

La stessa Boschi è stata vittima dei peggiori insulti sessisti, scritti sotto i post del Capitano dai seguaci di Salvini. Frasi volgari, denigranti e violente pubblicate sulla pagina del leader della Lega senza che lui dicesse una parola. Senza che un singolo commento venisse cancellato. Salvini non ha mai condannato le parole che alcuni utenti hanno scritto sulla sua pagina, da quelli che suggerivano a Boschi di “tornare a fare la cubista che rendeva di più“, a quelli che le auguravano lo stupro. Sì, questo si può leggere sul profilo ufficiale dell’ex vicepresidente del Consiglio.

Che per primo dà in pasto ai social e al turbine di commenti sessisti le dissidenti. Come accaduto per Giulia Viola Pacilli, la ragazza di cui per ben due volte Salvini ha condiviso una foto sul suo profilo, lasciando che i suoi followers la riempissero di insulti: la prima volta ha postato un’immagine dove si vedeva la giovane tenere alto un cartello con scritto “Migranti, non lasciateci soli con i fascisti” durante una manifestazione dopo i fatti di Macerata, e un’altra ha invece pubblicato una foto della ragazza con un cartello che recitava “Meglio buonista e puttana che fascista e salviniana”, in riferimento alla dose di insulti già ricevuti. La ragazza poi ha condiviso anche alcuni dei commenti che le sono arrivati dopo i post di Salvini, di cui la maggior parte, come era tristemente prevedibile, a sfondo sessista.

Quando Salvini ha insultato Rackete, aprendo a una valanga di insulti sessisti

Quest’estate, i sostenitori di Salvini si sono scagliati contro Carola Rackete, comandante della Sea Watch e per qualche mese nemica numero uno dell’allora ministro dell’Interno. Lo stesso Salvini ha fatto la sua parte, definendola sulle sue pagine una “sbruffoncella, fuorilegge, traghettatrice di migranti, complice dei trafficanti, potenziale assassina, delinquente, criminale, pirata, una che ha provato a uccidere dei finanzieri e ad ammazzare cinque militari italiani, che ha attentato alla vita di militari in servizio, che ha deliberatamente rischiato di uccidere cinque ragazzi e che occupa il suo tempo a infrangere le leggi italiane e fa politica sulla pelle dei disgraziati“. Parole per cui il leader del Carroccio si è preso una denuncia per diffamazione.

E che sono state seguite da una marea di insulti sessisti nella sezione dei commenti. Ai follower di Salvini non è venuto in mente altro se non augurare a Rackete di venire stuprata dai migranti che aveva salvato, cosa che non sarebbe probabilmente successa se al timone della Sea Watch ci fosse stato un uomo. Mentre i seguaci di Salvini (che sono quasi 4 milioni) speravano che la comandante venisse “buttata in carcere con i negri“, l’ex ministro dell’Interno non si è mai esposto sulla violenza sessista in corso sui suoi profili ufficiali.

Sul caso era intervenuto l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il pentastellato Vincenzo Spadafora, che aveva parlato di “deriva sessista” nel Paese, imputandone la colpa a Salvini: “Come facciamo a contrastare la violenza sulle donne, se gli insulti alle donne arrivano proprio dalla politica, anzi dai suoi esponenti più importanti?“. E aveva poi aggiunto: “L’ha definita criminale, pirata, sbruffoncella.  Parole, quelle di Salvini, che hanno aperto la scia dell’odio maschilista contro la Capitana, con insulti dilagati per giorni e giorni sui social“.

Sì, è proprio Salvini che in queste ore sta dando al Papa lezioncine su cosa significhi il rispetto per le donne.

Fonte : Fanpage