Moviola semiseria del fallo di frustrazione di papa Francesco

Perché Bergoglio, da buon argentino, è aduso ai trucchetti da area di rigore: abbiamo applicato il Var allo schiaffetto del Papa che è già l’azione più discussa del 2020

E dunque da oltre ventiquattr’ore non si parla d’altro: il Var sarebbe dovuto intervenire per sanzionare la brutta reazione di Jorge Bergoglio sulla fedele di origine asiatica andata in scena negli ultimi minuti del 2019, qualche istante dopo la celebrazione del Te Deum la sera del 31 dicembre?

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Rivediamo le immagini su YouTube, dove il papa manesco è la seconda chiave più ricercata dopo “papa loves mambo” (evidentemente avanzo di qualche veglione di Capodanno). Ci soffermiamo in particolare sul video dalla titolazione più efficace, senza dubbio il secondo, “PAPA FRANCESCO SCHIAFFO, SI INCAZZA” (tutto maiuscolo, con quella virgola squisitamente giornalistica).

La donna lo sta puntando, come il difensore navigato non perde mai di vista il centravanti sui calci d’angolo. Lo attende con le mani giunte e lo sguardo concentrato, ma quando lo vede sterzare bruscamente verso sinistra per smarcarsi – perché Bergoglio, da buon argentino, è aduso ai trucchetti da area di rigore – afferra la mano destra del Papa e lo strattona energicamente verso di sé. Sbilanciato, il Pontefice resta in piedi con una certa eleganza, così diverso dai tanti calciatori di oggi che svengono al minimo contatto e poi balzano in piedi protestando. In quel momento si stabilisce il primo contatto visivo tra Lui e Lei, mentre la stretta di mano prosegue vigorosa e inquietante, tanto da ricordare quest’incontro ravvicinato, tutt’altro che pacifico, tra Luciano Spalletti e Walter Mazzarri dopo un Torino-Inter di qualche tempo fa.

Dopo un paio di strattonate il vecchio Jorge dà fondo al suo bagaglio di astuzie da vero nueve (numero di maglia scelto perché indica la Trinità moltiplicata per sé stessa) anche se forse esagera con la reazione, assestando un paio di schiaffetti sul dorso della mano della donna che, come tutti i difensori, protesta innocenza verso l’arbitro: Io? Ma non stavo facendo NIENTE!. La mossa è riuscita: Bergoglio si è liberato da una marcatura asfissiante e ora è libero di andare a saltare.

Rivedendo l’episodio alla moviola, è giusto lasciar correre? Nella Chiesa moderna questo tipo di contatti è ormai ampiamente giustificato; in caso contrario si fischierebbero decine di scomuniche a messa, la funzione verrebbe continuamente spezzettata e ci andrebbe di mezzo anche lo spettacolo. Desta semmai qualche perplessità la tenuta di gara di Francesco: passi la catenina al collo, ma non si potrebbe scendere in campo con anelli così vistosi, nel ricordo dell’incidente occorso un paio di decenni fa a un attuale capo di stato africano, George Weah, rimasto ferito all’anulare della mano sinistra in un Milan-Porto di Champions League dopo che il pestone di un difensore portoghese gli aveva conficcato l’anello nella carne.

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Un episodio che evoca il dolore corporale, il sacrificio, il cilicio e altre categorie dello spirito certamente note a Bomber Bergoglio, che come tutti gli argentini possiede una cultura calcistica enciclopedica. È sin troppo ovvio il paragone con l’altra mano de Dios, quella evocata da Maradona, che nel 1986 aveva guidato gli argentini a una storica vittoria contro l’Inghilterra. La giocata del Santo Padre ricorda piuttosto alcune prodezze dei difensori argentini anni Sessanta, quasi tutti dei gran filibustieri: il Pontefice ha 83 anni e avrà sicuramente sentito parlare del cattivissimo Estudiantes di fine anni Sessanta, i cui difensori – per esempio Carlos Bilardo, che in futuro sarebbe diventato proprio il ct dell’Argentina della mano de Dios – scendevano abitualmente in campo con degli spilloni nascosti nei calzoncini, per infilzare gli avversari nelle mischie sulle palle da fermo.

Insomma si direbbe un messaggio preciso, il personale scendo in campo di papa Bergoglio in un 2020 in cui all’Olimpico di Roma (a meno di cinque chilometri a piedi da piazza San Pietro), si giocherà la partita inaugurale degli Europei tra l’Italia del fervente cattolico Roberto Mancini, autore di numerosi pellegrinaggi a Medjugorje, e nientemeno che la Turchia, su cui non servono ulteriori commenti. Oltretutto, a rendere ancora più indissolubile l’abbraccio tra il pallone e la comunità cattolica, uno dei giocatori della Nazionale più discussi nelle ultime settimane di cognome si chiama proprio Chiesa, e il suo soprannome è Fede! Serve altro per esplicitare il fortissimo messaggio religioso-politico-sportivo trasmesso dal Pontefice la notte di San Silvestro? A proposito, la seconda partita del girone, sempre all’Olimpico, sarà Italia-Svizzera. Ed è subito derby Vaticano.

Fonte : Wired