In pensione a 64 anni: ecco come potrebbe cambiare quota 100

Riparte il cantiere delle pensioni. Sul tavolo, oltre all’adeguamento dei trattamenti all’inflazione (chiesto a gran voce dai sindacati), c’è il tema del restyling di quota 100. La legge partorita dal governo gialloverde va in scadenza a fine 2021, ma per ridisegnare da capo il sistema pensionistico bisogna muoversi per tempo. L’obiettivo è arrivare a una riforma che sia sostenibile nel lungo periodo, evitando al contempo lo “scalone” di 5 anni che si troverebbero di fronte i lavoratori che vanno in pensione nel 2022. Che fare dunque?

Secondo Il Sole 24 Ore in campo ci sono almeno due ipotesi: la prima è quella di conservare quota 100, intervenendo però sui requisiti: non più 62+38, ma 64 anni di età minima e 36 di contributi. In tal caso, precisa però il quotidiano di Confindustria, l’assegno verrebbe erogato “in versione esclusivamente contributiva come già accade per Opzione donna”. Ciò ovviamente avrà un impatto sull’entità dei trattamenti, ma secondo Il Sole non sarà così pesante. Non sono chiari però i costi di una riforma così concepita.

Pensioni, la strada dell’uscita “flessibile”

C’è poi una seconda ipotesi, già caldeggiata di recente dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico. L’idea è quella di un sistema pensionistico basato sulla gravosità del lavoro superando il limite dell’età uguale per tutti. Secondo Tridico “sarebbe un modo per prevedere un’età di uscita dal lavoro per ogni categoria, in maniera flessibile. Il minatore avrà un indice di gravosità più alto e quindi potrà uscire prima”.

Il Sole scrive che sul tema della riforma previdenziale il Cnel ha messo al lavoro un team di esperti composto da Alberto Brambilla, Angelo Pandolfo, Cesare Damiano, Marco Leonardi, Michele Raitano e Michele Faioli. Entro il 31 dicembre del 2020 dovrebbero arrivare le prime indicazioni utili. 

Pensioni a due velocità: che cosa succede nel 2020

Fonte : Today