Sorry We Missed You, recensione: Ken Loach e l’inferno del lavoro precario

Acquistare nuovi prodotti online sta diventando la nostra nuova abitudine quotidiana, o quasi. Basta un clic, o qualche tap con il dito, per ricevere a casa qualsiasi cosa, dalla spesa tradizionale ai più avanzati oggetti elettronici. Dietro la magia dell’e-commerce però si nasconde spesso un mondo oscuro, che inghiotte i corrieri che ogni mattina sono chiamati a consegnare a domicilio la merce – fra mille difficoltà. Fra questi vi è Ricky, un padre di famiglia di Newcastle che ha subito tra capo e collo la crisi finanziaria del 2008, perdendo posto fisso e stabilità.
Tira avanti con lavoretti temporanei, cercando così di soddisfare i bisogni di moglie e due figli problematici, finché non decide di proporsi appunto come corriere. Investe in un nuovo furgone, vendendo l’unica auto di famiglia utilizzata solitamente dalla compagna, che fa l’infermiera a domicilio, e inizia una nuova vita, nulla però è limpido come sembra all’esterno.

Lavoro precario, vita precaria

Chi conosce Ken Loach sa quanto il regista britannico sia attento ai diritti dei lavoratori e agli ultimi della società contemporanea, lo stesso pattern visto in prodotti passati lo ritroviamo infatti in Sorry We Missed You, che come i migliori lavori dell’autore possiede una profondità e una sensibilità fuori dal comune. Bastano pochi minuti per ritrovarsi, da spettatori, nella difficile vita di Ricky, che fra svariati ostacoli cerca di tirare avanti senza mai arrendersi. L’empatia è praticamente immediata nei confronti di un personaggio costantemente piegato dagli eventi, lavorare in un’azienda di consegne a domicilio oggi (non tutte certo, ma nell’esempio preso da Loach si…) significa metterci un furgone proprio, non avere malattia o ferie, fare attenzione agli orari delle consegne e non sbagliare una sola virgola. Se un giorno ci si deve assentare, si deve pagare di proprio pugno un sostituto, altrimenti si perde il lavoro del tutto. In pratica si è carne da macello, tasselli di un ingranaggio sempre in movimento in cui però nessuno è davvero indispensabile, chiunque è sostituibile in pochi secondi.

Ricky non è il solo personaggio empatico dell’impianto narrativo, lo è anche la moglie, una donna semplice, dolce, che per portare uno stipendio a casa subisce altre angherie di differente tipo, che vi lasciamo scoprire guardando il film. Abbiamo dunque a che fare con una coppia di genitori vessati che ha poco tempo per badare ai figli, non per scelta ma per necessità, con questi che in men che non si dica hanno le porte delle cattive strade completamente spalancate…

Sorry we missed you

Ken Loach non risparmia nulla allo spettatore e gira uno dei suoi film più “violenti” e passionali, dove l’infernale quotidianità di una famiglia inglese viene raccontata con piglio autoriale e quasi neorealista. Non si ha mai la possibilità di rifiatare, insieme ai protagonisti boccheggiamo in affanno, in cerca di ossigeno fresco, pulito, che non arriva mai. Anche dopo i titoli di coda si resta con una strana malinconia in gola, a pensare a quale mondo abbiamo creato e alimentiamo quotidianamente. Certo Loach non ce l’ha con i corrieri e relative, spietate, aziende, molte delle quali nate come funghi in questi anni proprio per soddisfare il boom dell’e-commerce, ma con il lavorio precario in senso ampio, che ha cambiato volto al Regno Unito come all’intera Europa. Non esistono più contratti, leggi, sindacati, ciò per cui lo stesso regista ha combattuto negli anni passati (con la sua arte in primis) oggi non ha più senso e modo di esistere poiché sono spariti i posti di lavoro così come li abbiamo sempre intesi in modo classico.

Oggi si diventa quasi volontari, imprenditori di se stessi ma in un sistema classico, che richiede orari e tabelle di marcia serrate; si rinuncia a tutto pur di avere un’entrata più o meno stabile ed è questo il dramma raccontato da Sorry We Missed You. Una scintilla che condiziona anche altre sfere della nostra vita, un lavoro sempre precario infatti può minare il rapporto con una compagna, con un figlio, distruggere intere famiglie e mettere persino a repentaglio vite altrui – nel caso ci si metta alla guida di un furgone stanchi come bestie da soma, ad esempio.

Senza respiro

Un affresco tremendo che racconta in maniera chirurgica alcuni nervi scoperti della società contemporanea, con uno stile asciutto e senza fronzoli, a Loach basta infatti una camera a mano e poco altro per trasportarci all’interno della storia, al di fuori ovviamente di una sceneggiatura di base meravigliosa, intensa, come se ne incontrano poche in sala di questi tempi, e un cast di attori eccezionali, sanguigni, brillanti – a tal proposito vi consigliamo di cercare il film in lingua originale, anche per cogliere gli accenti particolari dei protagonisti, che non parlano l’inglese di Buckingham Palace.

Sorry We Missed You ha dunque un respiro “alto”, da lungometraggio da grande Festival del cinema internazionale, una piccola perla “grezza” da vedere con consapevolezza, con la certezza di soffrire ogni minuto speso nella poltrona del cinema; all’uscita però si è meno superficiali, con la voglia di riportare sulla retta via – per quanto possiamo, nel nostro piccolo – un mondo ormai alla deriva.

Fonte : Everyeye