La favola Atalanta, lo scontro Leclerc-Vettel: i 10 momenti sportivi del 2019

Lo sport vive di grandi momenti, di eventi che esaltano le passioni e cristallizzano i ricordi nel fluire delle storie. Eccone dieci che hanno scandito il tempo del 2019.

Liverpool-Barcellona 4-0

Il calcio ha un modo tutto suo di raccontare, anticipare il destino. Di creare un futuro di possibilità dove sembrerebbe esserci spazio solo per la logica. Succede, per esempio, ad Anfield. Il Liverpool deve compiere un’impresa: rimontare uno 0-3 nella semifinale di ritorno di Champions League contro il Barcellona, senza Firmino e Salah. Al posto del brasiliano gioca Origi, che segna il primo gol poi completa la festa nel finale. Nel finale di primo tempo si fa male Henderson, entra Wijnaldum che fa due gol in due minuti. Risultato: 4-0 Liverpool. Il destino ha combinazioni tutte sue, Jurgen Klopp e i Reds non camminano mai da soli. E continuano ad andare verso la gloria.

L’Atalanta agli ottavi di Champions

Nessuna squadra era mai passata agli ottavi di Champions dopo aver perso le prime tre partite del girone. Solo il Newcastle nel 2002 aveva superato un raggruppamento dopo zero punti nelle prime tre gare (qualificandosi però per la seconda fase a gironi, prevista allora prima dei quarti). Il momento in cui la favola sportiva diventa realtà si allunga per oltre due minuti. Centoventi secondi senza respiro, rapiti da un’attesa densa e misteriosa. E’ il tempo che serve agli addetti al VAR per convalidare il primo gol a Kharkiv, nell’ultima giornata contro lo Shaktar Donetsk: Gomez e Gosens, appoggio di Muriel al “Papu”, passaggio basso e perfetto per il rimorchio di Castagne. Gomez sembra in fuorigioco, per questo serve la tecnologia, ma non lo è. L’ondata bergamasca travolge lo Shaktar, esulta anche Duvan Zapata, infortunato, che guarda la partita in un ristorante a Siviglia. E il sogno continua: agli ottavi c’è il Valencia, la meno difficile delle avversarie possibili.

L’incidente Leclerc-Vettel in Brasile

La stagione della Ferrari ha costantemente oscillato tra il desiderio irrisolto e il nervosismo crescente. Difficile così contenere l’insofferenza dei piloti: Leclerc vorrebbe essere libero di osare, Vettel da quattro volte campione del mondo si sente sotto pressione e commette più errori del solito. I due si sono toccati alla prima curva del primo mondiale da compagni di squadra, in Australia, senza conseguenze. E’ un segnale, è quasi teatrale: come nel famoso principio di Cechov, se mostri una pistola nel primo atto, entro l’ultimo quella pistola deve aver sparato. La situazione deflagra a Interlagos. Vettel tenta il contro-sorpasso nel rettilineo verso la curva 4, affianca Leclerc, i due si toccano e stavolta si ritirano.

La finale di Wimbledon

“Quando gridavano Roger, io sentivo Nole”. Così Novak Djokovic assorbe energia nella finale di Wimbledon contro Roger Federer, che il pubblico vuole veder trionfare. Invece, è il serbo a conquistare il quinto titolo ai Championships. Raggiunge Bjorn Borg e Laurie Doherty con cinque successi. E allora i cinque di Borg rappresentavano qualcosa di vicino al marziano. Oggi non è nemmeno primo in classifica. Federer ha mancato due match point, Djokovic ha giocato meglio i tre tiebreak che hanno scandito la finale più lunga nella storia del torneo, la prima con un tiebreak al quinto set, introdotto sul 12-12. Ha chiuso 7-6 1-6 7-6 4-6 13-12, si gode un trionfo maturo, con la consapevolezza agrodolce di non riuscire ad essere davvero amato.

Settebello d’oro

Quando Italia e Spagna si sfidano in una grande finale di pallanuoto, il ricordo finisce sempre alla piscina Picornell, a una Barcellona infuocata e al titolo olimpico del 1992 del Settebello. In campo c’era anche Sandro Campagna, oggi ct degli azzurri che a Gwangju centrano il quarto titolo mondiale della storia azzurra dopo Berlino (1978), Roma (1994) e Shanghai (2011). . In finale, sempre la Spagna, dominata 10-5. “”E’ un Italia che rende orgogliosi tutti gli italiani” ha detto Campagna. Difficile dargli torto.

Atletica, il Mondiale migliore e più discusso di sempre

L’atletica celebra una stagione segnata da tre primati del mondo (tutti femminili) e otto record d’Europa. È soprattutto l’anno del discusso Mondiale a Doha, in Qatar, dell’inusuale maratona notturna per il troppo caldo che diventa una corsa per la sopravvivenza. È un’edizione discussa, che si sviluppa davanti a tribune mai così vuote. Eppure, dal punto di vista delle prestazioni in pista, è il miglior mondiale di sempre. La fotografia è la finale del getto del peso. Il neozelandese Tom Walsh lo fa atterrare a 22 metri e novanta, 23 centimetri meglio del personale, 22 sotto il record mondiale. Non gli basterà nemmeno per la medaglia d’argento. Finisce terzo. Secondo è Ryan Crouser, che all’ultimo lancio fa 22,90, stessa misura, ma è secondo perché ha un miglior secondo lancio. Vince Joseph Mathias Kovacs di Nazareth, che ha aperto una serie di lanci impossibile da dimenticare con un 22,91 da leggenda.

L’Italia, in una fase di grande difficoltà tecnica, celebra comunque il settimo posto di Filippo Tortu, primo azzurro in una finale dei 100 metri dopo 32 anni. “Mi fa effetto aver rappresentato l’Italia e sentirmi tra i migliori sette del mondo – commenta dopo la gara -. Non voglio passare per presuntuoso ma concedetemelo, è un dato oggettivo”.

Mondiale di ciclismo, la volata dei rimpianti

Si spezza negli ultimi 200 metri il sogno di Matteo Trentin di diventare campione del mondo di ciclismo su strada. L’Italia compie un capolavoro di strategia lungo oltre sei ore, sul percorso che si snoda per 261 chilometri sotto una pioggia fredda e un vento da Inghilterra gotica, quella delle notti buie e tempestose. Trentin si gioca tutto in una volata a tre. È il più fresco, è considerato il più veloce dei tre, ma non basta. Lo spunto migliore è di danese Mads Pedersen, primo danese campione del mondo dal 1927. L’argento di Trentin è comunque la prima medaglia iridata per l’Italia dall’oro di Ballan a Varese nel 2008. Ma è dura perdere così.

Conegliano sul tetto del mondo

Dopo 27 anni, l’Italia torna a vincere il Mondiale per club di volley femminile. Al trionfo della Teodora Ravenna di  Liliana Bernardi e Manuela Benelli del 1992, si aggiunge il successo della piccola grande Conegliano capace di domare in una semifinale epica la corazzata turca Vafik annullando nove match ball e di dominare in finale l’Eczacibasi Istanbul. Paola Egonu, MVP della manifestazione, ha firmato 34 punti nella finale che ha incoronato le “Pantere” di coach Santarelli. L’Italia festeggia anche il “triplete” al maschile della Cucine Lube Civitanova: campioni d’Italia, d’Europa e per la prima volta del mondo. La squadra di De Giorgi ha vinto il suo primo Mondiale per club grazie al 3-1 in finale sui padroni di casa brasiliani del Sada Cruzeiro.

La nazionale italiana di calcio femminile al Mondiale

L’Italia s’è desta, e si è riscoperta appassionata di calcio femminile. Le ragazze del ct Milena Bertolini hanno fatto innamorare al Mondiale di Francia. I quarti restano il miglior risultato tecnico della storia azzurra nella manifestazione. Formalmente, l’Italia ha eguagliato il piazzamento del 1991, ma allora al Mondiale partecipavano 12 squadre e gli ottavi non si giocavano proprio. L’Italia, unica vera rivelazione della fase a gironi, ha creato un calore e un’attenzione che hanno contribuito ad accelerare l’approvazione dell’emendamento per il professionismo nel calcio femminile in Italia.

Mikaela Shiffrin nella storia

Lo scorso 23 novembre, Mikaela Shiffrin ha fatto un passo in più nella storia dello sci. A Levi, ha centrato il successo numero 61 della sua carriera, a 24 anni. È la sua 41a vittoria in slalom, una in più del primatista assoluto, il leggendario svedese Ingemar Stenmark, che vanta ancora il primato di successi complessivi in Coppa del Mondo, 86. La sfida è lanciata.

Fonte : Fanpage