Playmobil – The Movie, recensione del film con J-Ax e Cristina D’Avena

Crescere può essere un’esperienza traumatica. Uno dei grandi vantaggi dell’infanzia è ritrovarsi a vivere ogni giorno in modo spensierato, senza problemi di prima grandezza, condividendo gioie, dolori e divertimento con amici fidati oppure con un fratello o una sorella. La maturità invece implica enormi responsabilità, come sa bene Marla, una ragazza costretta a crescere troppo in fretta. I pomeriggi passati insieme al fratellino a giocare con i mondi e i personaggi dei Playmobil (giocattoli con cui molti di noi sono cresciuti insieme ai LEGO) sono oggi un ricordo molto lontano per lei, la vita infatti l’ha resa più arida, si è presa tutto il suo tempo libero, divorato dalla necessità di lavorare e portare avanti la sua famiglia.
Tutto questo fa ovviamente soffrire il fratellino più piccolo, che vorrebbe invece ancora perdersi in grandi avventure ambientate nei lontani mari oceanici oppure nella preistoria. A spezzare la routine però ci pensa una grande esposizione di Playmobil, con i quali sono stati ricreati mondi ed epoche lontane. Una mostra “magica” se vogliamo, perché Marla e il suo giovane fratellino Charlie vengono “risucchiati” in un mondo animato e incredibile, che dà il via alle avventure di Playmobil – The Movie.

Non avere più tempo per i giocattoli

Pensato per essere un prodotto ibrido, con un inizio e una fine in live action e una parte centrale invece animata in CG, il nuovo lavoro di Lino DiSalvo sembra scritto appositamente per un pubblico molto giovane, con una storia di fondo estremamente semplice, situazioni inverosimili, sezioni cantate e dialoghi poco brillanti, che difficilmente cattureranno cugini, zii, genitori e nonni adulti. Il film infatti richiede una sospensione dell’incredulità notevole, con sequenze al limite dell’assurdo, siamo però nell’universo magico dei Playmobil dove tutto – effettivamente – può succedere
Il motore degli eventi è dato dalla scomparsa del piccolo Charlie, risucchiato per magia in un mondo colorato di giocattoli e personaggi fuori scala. La sorella Marla, che lo insegue, dovrà avvalersi dell’aiuto di alcuni personaggi secondari chiave (uno su tutti l’agente segreto Rex, forse il più divertente e riuscito fra tutti) per ritrovarlo e riportarlo nella realtà, imparando sostanzialmente una lezione di fondo: che nonostante le dure prove della vita, giocare e divertirsi restano momenti e sensazioni che dovrebbero avere sempre spazio nella quotidianità di ognuno.

Il mondo dei Playmobil prende vita

Questo è però solo l’arrivo del viaggio, nel mezzo c’è un’avventura che non si pone limiti, che mescola dinosauri a navicelle spaziali, fatine e vichingi a pirati senza scrupoli, il cattivo della situazione è addirittura un imperatore romano dotato di profonda cattiveria, Maximus, doppiato in italiano da un J-Ax particolarmente spietato – che ha come prevedibile anche diversi brani cantati.
A tal proposito impossibile non nominare Cristina D’Avena, che nei panni della Fata Madrina torna a cantare per il grande schermo.
Un lavoro di adattamento dei dialoghi e di doppiaggio senza infamia o particolari lodi, nonostante l’aggiunta di qualche “zio” di troppo, intercalare giovanile ripreso nel recente passato anche dai cinecomic Marvel. Il progetto ha certamente una marcia in più con le lingue originali, con un cast di prim’ordine composto in primis da Daniel Radcliffe e Anya Taylor-Joy, il bassissimo target di riferimento però porterà il film nelle nostre sale solo in lingua italiana – giustamente.

I Playmobil come i LEGO

Salvo qualche momento genuinamente divertente, Playmobil: The Movie è purtroppo un prodotto abbastanza anonimo, senza gran carattere, che si sforza di piacere al suo pubblico ma che non sempre convince appieno. Un’operazione che esagera i toni in modo francamente eccessivo, mescolando personaggi, epoche e situazioni in maniera quasi schizofrenica – forse un modo subdolo per affermare l’incredibile versatilità dei veri Playmobil.

Effettivamente il lungometraggio sembra un grande omaggio a quei giochi di plastica che tante avventure ci hanno fatto vivere da piccoli e continuano ancora oggi con i nostri figli o nipoti, siamo però lontani dalla solidità raggiunta dai prodotti cinematografici LEGO, che da anni omaggiano i mattoncini di plastica più o meno allo stesso modo – risultando migliori sia dal punto di vista tecnico che narrativo, colmi talvolta di un’ironia adatta anche a un pubblico più cresciuto.

In questo caso siamo di fronte a un prodotto un tantino forzato, che sarà in grado di strappare certamente qualche risata ma senza far gridare al miracolo. Gli autori hanno inoltre lasciato le porte aperte a un eventuale sequel, del resto personaggi e storyline non mancano, speriamo però in un racconto più attento, magari con meno personaggi a schermo ma caratterizzati meglio, in grado di trasmettere un pizzico di empatia in più.

Fonte : Everyeye