Da uno scarto a materia prima: l’attività di ricerca della Dottoressa Belviso

Si chiama “Synthesis of Zeolites from Fly Ash” ed è un brevetto internazionale di proprietà del CNR, a cura di Claudia Belviso, ricercatore al CNR – IMAA di Tito Scalo, in provincia di Potenza con Saverio Fiore e Francesco Cavalcante. Sono tanti i test e le sperimentazioni di nuovo materiale derivante da particolari processi di sintesi, le zeoliti, minerali già noti in natura, dalle molteplici applicazioni. Abbiamo chiesto a Claudia Belviso di illuminarci sulle linee di ricerca più nel dettaglio.

Dottoressa, in cosa  consiste la sua attività di ricerca?

La mia attività di ricerca consiste nella trasformazione di uno scarto in un materiale utile: utilizziamo una serie di scarti industriali come le ceneri leggere prodotte dalla combustione del carbone delle centrali termoelettriche, biomasse prodotte da vari generi di inceneritori, ceneri vulcaniche, fanghi rossi derivanti dalla lavorazione delle bauxiti per l’estrazione di alluminio: tutti rifiuti con quantità variabili di elementi tossici ma che possono essere trasformati in zeoliti. Questi minerali hanno una struttura particolare per cui possono essere impiegati in molteplici contesti, dal settore cementizio, bonifica di suoli acquei, per la realizzazione di geomateriali, per il riciclo di materiali plastici, nel campo biomedicale o agricolo. Si è già sviluppato un mondo di ricerca sulla loro sintesi che viene però fatta convenzionalmente ad alta temperatura e con materiali puri, noi le formiamo utilizzando gli scarti e a basse temperature.

Come nasce la sua attività di ricerca e quali sono i progetti relativi in divenire?

L’attività nasce con il mio dottorato, mi sono allontanata un po’ dalle tematiche di ricerca del mio gruppo, dove mi occupavo di argilla, cominciando a interessarmi ai materiali di scarto per poi giungere a ottenere il brevetto. Negli ultimi dieci anni sono state molteplici le collaborazioni attivate con le principali Università italiane che si occupano di zeoliti, come le Università di Napoli, Ferrara, Genova, Cagliari, Roma, Catania, altri istituti di ricerca del CNR ed enti stranieri, per esempio il CNR francese o l’Università di Berlino: siamo riusciti a tessere relazioni con i maggiori esperti con i quali lavoriamo sulle diverse tematiche e sulle diverse applicazioni. Sono attualmente interessata ai metodi che consentano di industrializzare il brevetto, un impianto pilota che consenta il passaggio successivo che ci è stato chiesto da aziende internazionali, ovvero la grande scala. Sono anche interessata ai progetti applicativi, per esempio nel settore agricolo le zeoliti da noi sintetizzate potrebbero essere utilizzate nella riduzione dell’apporto idrico alle colture, in particolari ambienti aridi. Restano poi la fase applicativa legata all’ambiente, sono in corso dei test per la bonifica di acque e suoli contaminati, e quello biomedicale.

Lei è una delle prime ricercatrici che entra in contatto con T3, come si sviluppa la sinergia?

Sì, il rapporto nasce un anno e mezzo fa circa. T3 Innovation mi ha supportato fornendo analisi di mercato, di settore e di scenario brevettuale. Attività volte da una parte a valorizzare le attività di ricerca individuando possibili ambiti di applicazione del metodo di sintesi brevettato, dall’altra ad individuare possibili ambiti di applicazione. Grazie a T3 siamo entrati in contatto con un altro centro di ricerca, ALSIA Metapontum Agrobios, per verificare la possibilità di impiego delle zeoliti nel settore agrifood ed è stata valutata la possibilità di partecipare a una call europea per lo studio di possibili impieghi del nuovo materiale in ambito medicale. Recentemente, ho chiesto io il supporto di T3 per la partecipazione alla call MITO Progress Tech Transfer attraverso l’elaborazione di documenti utili alla stesura della proposta progettuale.

Fonte : Today