Noam Chomsky, come è nata la fake news sulla sua morte

Anche Amauri Gonzo, giornalista del sito brasiliano Ponte Jornalismo, ha ribadito sul social che Chomsky era in realtà ancora vivo, pubblicando lo screenshot di una conversazione su WhatsApp tra Ameni e Valeria Chomsky.

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Ma Ameni e Gonzo non sono stati gli unici a sostenere di aver parlato con la moglie di Chomsky. Anche Eduardo Moreira, economista e scrittore di Basilea, ha spiegato di aver avuto un contatto con la donna, che ha poi esortato i media che avevano diffuso la fake news a ritrattare la notizia.

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Fake news da manuale

Due ore dopo la pubblicazione dell’articolo, la versione americana di Jacobin ha aggiornato il suo necrologio, cambiandone il titolo e aggiungendo una nota: “Questo articolo è stato scritto per celebrare i contributi di Noam Chomsky. Ci sono notizie contrastanti sulle sue condizioni di salute. Ma cogliamo l’occasione per riconoscere i suoi successi degli ultimi decenni“.

Nel giro di pochi minuti, il sito ha poi modificato il pezzo una seconda volta: “Chomsky si sta ancora riprendendo e non ha potuto fare interventi nell’ultimo anno. Ci manca la sua presenza e cogliamo l’occasione per riconoscere i suoi successi degli ultimi decenni”. Al momento, a margine del testo si si può leggere la seguente nota: “Correzione: questo articolo è stato catalogato come necrologio a seguito di notizie errate sulla morte di Noam Chomsky”.

Numerosi studi confermano che la disinformazione viaggia sempre più velocemente delle informazioni verificate. L’esempio di Chomsky – le cui condizioni di salute rimangono comunque precarie – è un caso da manuale che illustra bene i meccanismi con cui le fake news possono diffondersi in pochissimo tempo su gran parte del web, compresi i mezzi di informazione generalmente considerati affidabili.

Questo articolo è apparso originariamente su Wired en español.

Fonte : Wired