Tokyo: nuova legge, più flessibilità per i lavoratori stranieri

La norma approvata dalla Dieta supera l’attuale sistema di collocamento che finiva per favorire gli abusi. Un nuovo tentativo per contrastare la carenza di madodopera. La maggiore flessibilità data dalla riduzione delle tempistiche e dall’accesso favorito a posizione qualificate: sarà possibile abbandonare posizioni poco remunerative e discriminanti. 

Tokyo (AsiaNews) – Dopo l’allargamento dello status di “specifico lavoratore qualificato” dello scorso 29 marzo a quattro ulteriori zone del mondo, che ha permesso l’accesso al programma di collocamento a oltre e 800 mila nuovi lavoratori, ieri la Dieta Nazionale del Giappone ha approvato una nuova legge che garantisce maggiore flessibilità e soggiorni più lunghi per le persone migranti che intendono trovare un impiego nel Paese nipponico. La nuova norma entrerà in vigore entro tre anni dalla promulgazione. Misure come queste contribuiscono a contrastare l’inverno demografico in cui da anni è incappato il Giappone, dal quale deriva una crescente carenza di manodopera. 

Il nuovo sistema di collocamento dei lavoratori stranieri sostituirà quello attualmente in uso. Questo prevedere un programma trentennale di formazione per stagisti, che ha attirato su di sé molte critiche in quanto non tutela i lavoratori più vulnerabili, favorendone lo sfruttamento. Secondo il nuovo sistema, i lavoratori possono rimanere in Giappone per tre anni. Dopo questo lasso di tempo possono richiedere lo status di lavoratore qualificato di “tipo 1”, che estende il loro soggiorno ad un massimo di altri cinque anni. Così facendo si semplifica l’accesso alla categoria di lavoratori di grado più qualificato. Per ottenere questo specifico status è necessario soddisfare determinati requisiti di competenza e conoscenza della lingua giapponese. Quest’ultima è necessaria in una società sempre più multiculturale, in cui sono numerosi gli ostacoli sociali, al fine di favorire l’integrazione.

Tuttavia, la nuova giurisprudenza non elimina le restrizioni esistenti per quanto riguarda il trasferimento dei familiari in Giappone, non consentendo il ricongiungimento familiare per i primi otto anni di permanenza del lavoratore nel Paese. Gli osservatori critici sostengono che l’attuale programma funziona esclusivamente per riempire il buco di risorse dedite alla manodopera, a basso costo e non qualificate, agevolando allo stesso tempo l’insorgere di abusi, diffuse sono appunto le segnalazioni, e di violazioni dei diritti umani. Per far fronte a queste tristi implicazioni, il nuovo sistema consentirà ai lavoratori di cambiare lavoro all’interno dello stesso settore dopo uno o due anni di impiego. Si tratta di una flessibilità che consentirà loro di abbandonare posizioni poco remunerative e discriminanti.

Il disegno di legge include anche disposizioni controverse che prevedono la revoca dello status di residente permanente per coloro che si rifiutano di pagare le tasse o i premi di assicurazione sociale. Questa disposizione ha suscitato preoccupazioni per il potenziale impatto sui residenti stranieri sul lungo periodo, tra cui generazioni di coreani e cinesi che hanno la residenza permanente in Giappone.

Fonte : Asia