Elezioni europee, ecco come le piattaforme hanno risposto alla disinformazione: il report

Il documento redatto dall’organizzazione di fact-checking spagnola Maldita indica che il 45% dei contenuti di disinformazione presenti nei 4 mesi prima del voto non ha ricevuto alcun tipo di azione visibile da parte delle grandi piattaforme online. Risultati che però variano sensibilmente tra Facebook, Instagram, X, TikTok e YouTube: ecco che cosa emerge

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Il 45% dei post contenenti disinformazione – cioè informazioni inaccurate o false diffuse con intenti malevoli – non ha ricevuto alcun tipo di azione visibile da parte delle grandi piattaforme durante il periodo elettorale: a dirlo è il report “Platform Response to Disinformation during the EU Election 2024”, realizzato da Maldita, piattaforma giornalistica spagnola attiva nel fact-checking e nel controllo della disinformazione. Maldita, come Sky TG24, è partner del progetto europeo AI4TRUST, che ha l’obiettivo di sviluppare una piattaforma contro la disinformazione che combini l’apporto dell’intelligenza artificiale con le verifiche di giornalisti e fact-checker.
Il report in questione ha analizzato la risposta di Facebook, Instagram, X, TikTok e YouTube alla disinformazione durante le elezioni europee del 2024. 

L’obiettivo del report

L’obiettivo di questo lavoro, si legge nel report, è quello di valutare la risposta delle cinque grandi piattaforme alla disinformazione, in linea con gli obblighi previsti dal Digital Services Act. Per farlo sono stati analizzati i contenuti identificati dalle organizzazioni di fact-checking coinvolte nel progetto Elections24Check nei quattro mesi precedenti al voto. In totale il report ha preso in considerazione 1321 post identificati in 26 dei Paesi membri dell’Unione europea. “Nello sforzo per contrastare la disinformazione alla fine quello che serve sono dati concreti: le politiche delle piattaforme sono efficaci? Vengono effettivamente implementate? A che livello?”, ci spiega Carlos Hernández-Echaverría, vicedirettore di Maldita e a capo del team che ha preparato il report. “In definitiva ciò che conta è l’esperienza dell’utente, se ha un beneficio o meno dagli sforzi contro la disinformazione, se la persona è più preparata e supportata quando si confronta con la disinformazione online oppure no”.

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Come si sono comportate le piattaforme

Secondo l’analisi svolta da Maldita, il 45% dei contenuti di disinformazione non ha ricevuto alcuna azione visibile da parte delle piattaforme (questo potrebbe includere – spiega Maldita nel report – azioni non visibili come ridurre la visibilità di un post laddove ciò non sia segnalato agli utenti sul post stesso): la percentuale di intervento comunque varia da piattaforma a piattaforma. YouTube non ha preso nessuna misura visibile per il 75% dei casi, X (precedentemente noto come Twitter) nel 70% dei casi. TikTok invece ha preso misure visibili sul 40% dei post contenenti disinformazione, percentuale che sale al 70% per Instagram e all’88% per Facebook. A variare non è solo la quantità di post su cui le piattaforme sono intervenute, ma anche il tipo di intervento: se infatti Facebook nel 77% dei casi è intervenuta aggiungendo un’etichetta di fact-check lasciando il contenuto online, la misura più comune presa da TikTok è stata la rimozione dei post. 

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Alcuni esempi di post

Nel report sono presenti alcuni esempi dei post debunkati più virali che non hanno ricevuto alcuna azione visibile da parte delle piattaforme. Tra questi ci sono due tweet, uno dei quali afferma falsamente che l’Ucraina sia dietro all’attentato a Mosca, l’altro che l’Ucraina starebbe mandando teenager in guerra con un video che però mostra studenti della scuola militare di Kiev e non soldati inviati al fronte. Un post su TikTok, invece, mostra un video presentato come protesta degli agricoltori in Polonia ma che utilizza immagini provenienti da un altro Paese. Su YouTube, invece, è citato il caso di un video in cui viene sostenuto falsamente che la presidente della Commissione uscente Ursula von der Leyen avrebbe deciso di revocare il divieto di acquisto di automobili con motore termico a partire dal 2035. 

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I risultati dell’indagine di Maldita

Tra gli argomenti toccati dalla disinformazione, quello su cui le piattaforme sono meno riuscite a intervenire è stato il tema dei migranti: il 57% dei casi non è stato colpito da misure visibili. A seguire si è piazzata la disinformazione sull’integrità delle elezioni europee, con il 56% dei casi. “Questa analisi mostra che la capacità delle grandi piattaforme nel mettere in pratica le misure ‘efficaci e proporzionate’ contro la disinformazione richieste dalla legislazione Ue non c’è”, commenta ancora Hernández-Echaverría. Oltre a essere critico per i risultati ottenuti da YouTube, lui sottolinea come “altre compagnie come TikTok mostrano una maggiore capacità di identificare la disinformazione, ma la risposta preferita è cancellare il contenuto: non sarebbe meglio offrire informazioni agli utenti, così che possano fare le loro scelte dopo aver visto le prove del perché qualcosa non è vera?”. In definitiva “la cosa più importante evidenziata da questo lavoro è che c’è un enorme margine di miglioramento”.

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EDMO: “Nessun incidente significativo dell’ultim’ora”

Al termine del periodo elettorale, sul tema della disinformazione è intervenuto anche EDMO, l’Osservatorio europeo dei media digitali. L’organizzazione non ha individuato nessun incidente significativo dell’ultimo minuto legato alla disinformazione: “La consapevolezza sul tema della disinformazione da parte del pubblico, dei media e della politica – insieme alla prontezza delle istituzioni, delle piattaforme, dei fact-checkers e di tutte le persone coinvolte – potrebbe avere dissuaso gli attori malintenzionati dal tentare grandi operazioni negli ultimi giorni e ore prima del voto”, si legge nel documento firmato dal coordinatore delle attività di fact-checking Tommaso Canetta. Tuttavia, viene sottolineato come questo non sia una ragione sufficiente per celebrare: secondo EDMO infatti la disinformazione sull’Unione europea è cresciuta significativamente nei mesi prima delle elezioni e la percezione su molti temi sensibili per l’opinione pubblica è stata contaminati da enormi quantità di informazioni false negli ultimi anni.

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Fonte : Sky Tg24