Maurizio Vrenna, eco designer in Cina “Venite a vedere il consumismo sfrenato e imparerete a produrre”

È partito da Torino ed è arrivato a Wenzhou, in Cina. Trasformando i suoi sogni in progetti sostenibili. Professione: docente universitario ed eco designer. Progetta cose belle per proteggere il Pianeta. Si chiama Maurizio Vrenna, ha 34 anni, è il simbolo di una nuova generazione di designer emergenti che studiano nelle migliori università italiane e poi girano il mondo. Per avere un impatto. Da 9 anni vive in Cina. Andata e ritorno per due volte, poi si è fermato. Oggi è Assistant Professor of Design all’università americana Kean di Wenzhou, Zhejiang.

“Mi muovo tra il mondo dell’educazione, quello della ricerca, e quello della pratica”. Per la sua tesi di dottorato, ha creato un device  per produrre in casa la spirulina (alga ricca di proteine) che ha vinto premi internazionali e che ora è in mostra in un museo cinese. “Design non significa creare solo qualcosa di esteticamente bello, significa fare qualcosa di utile e di sostenibile a livello ambientale, sociale e culturale”.

La sua è una storia che insegna a non avere paura di partire, a cogliere le opportunità ovunque esse siano e a connettere persone, mondi e materiali. “Voglio fare da ponte tra Paesi diversi, come Cina, Stati Uniti e Italia, anche se poi così diversi non sono. Ai designer dico: girate il mondo e diventerete progettisti migliori”.

Rewind. Vrenna studia al Politecnico di Torino. Corso di Laurea magistrale in Eco Design. Durante questo periodo, nel 2015, fa richiesta per una borsa di studio in Brasile. La ottiene ma poi la rifiuta. “Ho voluto scommettere con una meta più difficile”. Ci prova con la Cina. Scopre Politong, un programma di formazione tra il Politecnico di Torino, il Politecnico di Milano e la Tongji University di Shanghai. Riesce a entrarci, ci resta un anno, ottiene una doppia laurea. “Qui ho conosciuto uno dei migliori professori cinesi, Lou Yongqi, founder del College of Design and Innovation alla Tongji University, e ho deciso di fermarmi. Ho anche lavorato in una startup, ma ho iniziato presto a capire che le aziende non erano pronte ad ascoltare quello che avevo da dire sul fronte della sostenibilità. Quando dicevo “sono un eco designer”, mi chiedevano di disegnare oggetti di plastica verdi… A quel punto, quasi sfiduciato, mi sono chiesto: cosa posso fare per essere ascoltato?  Ho chiamato il professor Pier Paolo Peruccio, ordinario di Design al Politecnico di Torino. E lui mi ha risposto: “Fai application per un dottorato e se vinci il bando, ti aspetto””.

Dalla Cina, Vrenna rientra così in Italia. “Dottorato in management production and design, un ibrido tra ingegneria gestionale e design. Il programma però richiede un periodo all’estero e leggendo un libro ho scoperto l’affascinante ricerca nel campo della sostenibilità ambientale del professor Liu Xin, presso l’università Tsinghua di Pechino, la più prestigiosa in Cina e tra le 20 migliori al mondo. Gli ho scritto: mi faresti da tutor per la mia tesi di dottorato? Per una serie di favorevoli connessioni astrali, la sua risposta è stata sì”. Il progetto di tesi verte sulla produzione di cibo sostenibile nelle aree urbane. “La popolazione globale sta crescendo in modo esponenziale. Non ci sarà più terra da usare, è necessario trovare modi alternativi e sostenibili per produrre cibo“.

Per trovare una risposta al problema Vrenna progetta The Algae Grower, un dispositivo per produrre a casa alga spirulina fresca (nelle foto sotto). “È un progetto completamente in open source. Continuo a ricevere email di persone che mi chiedono: Come lo hai creato? Posso stamparlo in 3D? Posso migliorarlo?”

È stato selezionato tra i 150 migliori progetti del mondo da Prototypes for Humanity, che ogni anno a Dubai premia le idee provenienti da 700 università, in grado di avere un impatto. “Algae Grower ha vinto anche il primo premio del China Industrial Design Competition. E ora è in mostra al Fashion&IM Design Center di Wenzhou, una piattaforma ideata dal governo locale per favorire la trasformazione e il potenziamento industriale della città attraverso il design, l’ingegneria, e l’intelligenza artificiale”.

Da questo progetto ne è nato un altro: The Algae Station, il prototipo di una stazione per la produzione di spirulina a livello urbano.

“La spirulina è un’alga che sottrae CO2 e può purificare l’aria delle città. Nei prossimi anni, oltre il 50% della popolazione vivrà nei grandi centri e questa alga potrebbe essere una soluzione non solo a livello alimentare ma anche come carbon capture. Potrebbero nascere nuove aziende che la coltivano e nuovi posti di lavoro”.

Intanto arriva la pandemia, Vrenna rientra, inizia a cercare opportunità dopo il dottorato nelle università italiane. “Ma era un po’ come mettersi in fila”. Scopre la Kean University, università americana in New Jersey, con un campus a Wenzhou. Fa un’application a settembre 2020 e viene chiamato a coordinare il corso di disegno industriale. “Eravamo in piena pandemia. Ho fatto un volo pazzesco: Torino-Francoforte, volo vuoto. Francoforte-Chengdu. E una volta arrivato, una quarantena di 3 settimane in hotel a Chengdu”.

“Vivere e lavorare qui è un’esperienza straordinaria e un’occasione unica per creare design sostenibile anche a livello culturale. C’è un villaggio qui vicino che sta morendo, i giovani se ne sono andati tutti, ma negli ’50 è stato il luogo di eccellenza per la produzione di carta di bambù. Carta bellissima, che sa di storia, ma che alla gente non piace più. Mi sono chiesto: come possiamo valorizzarla e farla rivivere? Abbiamo disegnato lampade innovative, abbinando il metallo alla carta, creando un contrasto tra produzione industriale e produzione manuale, presente e passato, una fusione tra cultura occidentale e quella orientale”.

Vrenna organizza workshop, lavora per innovare arti artiche, spinge i ragazzi a produrre in un’ottica di economia circolare, cambiando materiale, colore e dimensioni di cose antiche. “Chiedetevi sempre: è necessario produrre cose nuove? Si possono recuperare tradizioni, cambiare dettagli, partire da quello che c’è già, mixare, comporre”.

E se avete dei dubbi, Vrenna invita a fare un viaggio nel Celeste Impero. “Capirete come funzionano le cose, quanta roba viene prodotta, toccherete con mano il consumismo sfrenato. Ci sono fabbriche che mettono la musica tecno per far produrre a un ritmo più elevato. Alcune non sono più registrate come factories, ma come Internet company. Hanno software gestionali molto avanzati: monitorano la produzione, gli scarti, la qualità e danno bonus sulla base di quanto è stato prodotto. Per essere davvero sostenibile un progetto non può coinvolgere poche persone. Siamo in 8 miliardi su questo Pianeta. Per avere un impatto bisogna avviare progetti che tocchino miliardi di persone”.

Vrenna conosce il cinese, lo studia tutti i giorni. Si è sposato con una donna cinese. È in arrivo il loro primo figlio. “Sto imparando la lingua per essere accettato. Trovo molto interessante poter portare il know-how, la cultura, la professionalità che abbiamo in Italia e al tempo stesso imparare dalla cultura asiatica cinese”.

Tornerai? “L’Italia c’è e ci sarà sempre. E confido che sarà pronta ad accogliermi. Vorrei vivere un po’ in Italia, un po’ in Cina, un po’ negli Stati Uniti, un po’ nell’Est Asiatico. E vorrei che mio figlio vivesse una vita ricca e che possa vedere tutte le sfaccettature – belle e meno belle – del nostro mondo. Non voglio che viva in una bolla.

Ho voluto partire, esplorare, cercare nuove opportunità che magari, se non le avessi colte io, sarebbero rimaste lì oppure sarebbero capitoli nelle vite altrui. Ho studiato in Italia e poi me ne sono andato. Ma ho imparato che le radici non si abbandonano, ma si estendono. Qualche volta ho la sensazione di amaro in bocca per non essere rimasto nel mio Paese, ma quante scoperte ho raccolto lungo il cammino?”.

Fonte : Repubblica