Meloni e Salvini ai ferri corti: lo scontro sul terzo mandato per sindaci e governatori (e non solo)

Il centrodestra è spaccato sul tema del terzo mandato. La norma approvata in consiglio dei ministri a fine gennaio, e sulla quale la maggioranza aveva trovato una mediazione, prevede che venga tolto ogni limite alle ricandidature nei comuni sotto i 5 mila abitanti, mentre per quelli fino a 15 mila abitanti il sindaco che ha alle spalle già due mandati si potrà ricandidare una terza volta. Nei giorni scorsi però la Lega ha presentato in commissione Affari costituzionali del Senato due emendamenti al decreto elettorale, in cui chiede di elevare da due a tre il limite dei mandati sia per i presidenti di Regione che per i sindaci di tutte le città, indipendentemente dalla popolazione. Una proposta che permetterebbe al governatore leghista Luca Zaia di ricandidarsi per la terza volta in Veneto nel 2025.7

Lo scontro tra i Fdi e Lega sul terzo mandato 

Il tema divide i partiti di governo. Se da un lato la Lega rivendica la proposta di eliminare ogni paletto alle ricandidature, dall’altra parte Fratelli d’Italia frena. 

“Io non ho paura dei cittadini, ma di chi vuole impedire loro di decidere” dice il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, ospite di Agorà su Raitre.  “Se in Parlamento ci sono persone che siedono lì da decenni e hanno avuto anche tanto potere, non vedo perché un presidente di Regione o un sindaco di una grande città non possa candidarsi anche per la terza volta e chiedere agli elettori di valutare il proprio lavoro”. Sul terzo mandato, argomenta ancora il senatore leghista, “è aperto un dibattito trasversale ai partiti. Mi auguro che il tema si possa risolvere sedendosi tutti attorno a un tavolo e decidendo insieme”.  

Fratelli d’Italia però boccia la proposta. “A un potere molto forte, come quello previsto per il presidente del consiglio eletto, deve corrispondere una durata naturale garantita” dice il ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ospite di SkyTg24. “Se vale per il premier questo deve valere anche per i governatori” spiega l’esponente di Fdi. Che poi avverte il Carroccio: “Non possiamo accettare un mandato ai governatori senza una riflessione complessiva. Non è il caso di approvare il terzo mandato, per noi la questione non si pone in questo momento” e comunque “non va fatta in un decreto in 48 ore. Non si può fare con un blitz, con un emendamento presentato all’improvviso”. 

Faraone: “Da Fdi schiaffo alla Lega”. Divisioni anche tra i dem 

L’opposizione cavalca la polemica. Meloni parla di “sfumature diverse”? Quello di Fdi, argomenta Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva alla Camera, “è un altro potentissimo schiaffo agli ‘alleati’ della Lega, altro che sfumature. In soldoni Zaia fuori dalla presidenza del Veneto. Ed avanti con il prossimo ring. È proprio sicura la Presidente del Consiglio che si tratti solo di sfumature?”.

Anche nel Pd le posizioni non sono univoche. Ma per il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, “la prima cosa da segnalare sono le divisioni nella destra tra Lega e FdI. Non abbiamo capito se gli emendamenti della Lega sono condivisi da tutta la maggioranza. Noi siamo assolutamente contrari a togliere il limite dei mandati per i sindaci”, dice Boccia a Sky Start. “Ma se ora la destra ha deciso di modificare la legge dobbiamo lavorare al rafforzamento dei poteri dei consigli comunali. E questo vale per tutti: se verrà deciso di mettere mano ai mandati delle cariche monocratiche elettive è necessario rafforzare ruolo e funzioni delle assemblee elettive”.

Ma tra i dem c’è anche chi si sfila. Come il deputato Lorenzo Guerini che si dice “favorevole al terzo mandato anche perché l’attuale distinzione in base al numero degli abitanti non mi pare molto sensata. E credo – argomenta Guerini – che la politica e i cittadini abbiano comunque forme e modalità per favorire il ricambio quando necessario: i partiti con la selezione della classe dirigente, i cittadini con il voto e la partecipazione”. 

E si apre un fronte anche sulla politica estera

Certo è che tra Lega e Fratelli d’Italia lo scontro ormai è aperto. E nelle scorse ore le tensioni sono esplose anche sulla politica estera. Dal Carroccio non hanno gradito (eufemismo) la telefonata tra la premier Meloni e la segretaria dem Elly Schlein per parlare di medio oriente. Tensioni, quelle tra i partiti di maggioranza, destinate inevitabilmente ad acuirsi con l’avvicinarsi delle elezioni europee. Salvini ha disperatamente bisogno di accorciare il gap di 20 punti che secondo i sondaggi c’è oggi tra Lega e Fdi. Il voto di giugno sarà anche una resa dei conti per definire i nuovi assetti nella maggioranza.

Fonte : Today