“Pezzo di m… togli questo giubbino, cos’è questo stemma?”. Prima la minaccia, poi l’aggressione. Si è trattato di un agguato squadrista quello che si è verificato l’ottobre scorso a Napoli, quando un 44enne è stato immobilizzato, minacciato con un coltello, colpito a calci e pugni perché indossava una spilla con un logo antifascista sul giubbotto. Per questo, tre esponenti napoletani di CasaPound sono finiti ai domiciliari e a un quarto è stato notificato un divieto di dimora: quest’ultimo avrebbe avuto un ruolo a margine della rapina. È contestata anche l’aggravante dell’aver agito con “finalità di discriminazione nazionalista” e per avvantaggiare CasaPound ai quattro esponenti del movimento accusati dell’aggressione ai danni della vittima. Gli indagati avrebbero preso parte all’incontro dello scorso 7 gennaio a Roma, ad Acca Larentia, dove molte persone si sono esibite con il saluto romano.
L’aggressione
Secondo l’accusa, gli indagati, la sera del 12 ottobre scorso, nel quartiere Vomero, si sarebbero impossessati di un giubbotto con una spilla con un logo antifascista, sottraendolo all’uomo di 44 anni, con violenze e minacce: in base alla ricostruzione della polizia, la vittima, che ha riportato un severo trauma cranico, è stata presa a calci e pugni al volto e al capo ed è stata minacciata con l’estrazione di un coltello. Stando a quanto riporta NapoliToday, la vittima della violenza si chiama Roberto Tarallo, un musicista e insegnante di fotografia del Vomero. Agli inquirenti, Tarallo ha raccontato le circostanze dell’aggressione. Preso di mira a Castel Sant’Elmo dove si trovava in un pub della zona, è stato seguito mentre tornava verso casa e l’aggressione è avvenuta sulle scale Gradini Torrione San Martino. Poi l’aggressione con calci e pugni, finché gli aggressori non gli hanno sottratto il giubbotto. Dei testimoni hanno chiamato la polizia e lo hanno accompagnato in ospedale.
Le indagini della Digos, coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli, Gruppo antiterrorismo, hanno permesso di individuare gli indagati tramite l’analisi delle telecamere di videosorveglianza. Gli inquirenti avevano anche contestato la finalità della discriminazione nazionalista che il gip di Napoli Linda Comella ha ritenuto insussistente. La procura ha anche emesso un decreto di perquisizione locale della sede napoletana di CasaPound per procedere alla ricerca di tracce pertinenti ai reati per cui si procede, anche di tipo informatico, essendo i locali nella disponibilità di uno degli indagati.
Fonte : Today







