“Ipertrofia prostatica”: a che tipo di intervento dovrà sottoporsi Re Carlo

La prossima settimana Re Carlo III si sottoporrà a un intervento per una “ipertrofia prostatica benigna” (ingrossamento della prostata). A renderlo noto un breve comunicato di Buckingham Palace arrivato poco dopo annuncio shock del ricovero della principessa Kate per un’operazione chirurgica all’addome. Dall’ascesa al trono del sovrano britannico, l’8 settembre 2022, è la prima volta che il palazzo discute pubblicamente dello suo stato di salute.

Cos’è l’ipertrofia prostatica

Si parla di prostata ingrossata o ipertrofia prostatica quando la ghiandola raggiunge dimensioni tali da causare alcuni sintomi e complicanze, inizialmente lievi e spesso sottovalutati, come il bisogno di urinare spesso, difficoltà a urinare, bruciore durante la minzione e senso di incompleto svuotamento vescicale. Tuttavia, se il problema non viene trattato e la prostata si ingrossa ulteriormente si può verificare anche una ritenzione urinaria acuta (non riuscire ad urinare) che richiede un intervento in Pronto soccorso per posizionate un catetere per consentire lo svuotamento della vescica, o altre complicazioni come la comparsa di infezioni del tratto urinario, di calcoli vescicali, o di danni alla vescica e ai reni. Si tratta di un ingrossamento non canceroso (benigno) che si manifesta negli uomini con l’avanzare dell’età, specialmente dopo i 50 anni. A soffrirne è il 50% degli uomini tra 51 e 60 anni, il 70% dei 61-70enni, e il 90% degli ottantenni.

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Quali sono le cause

La causa scatenante è ancora sconosciuta, ma si ipotizza che dipenda dall’invecchiamento e dai cambiamenti degli ormoni, tra cui il testosterone e soprattutto il diidrotestosterone (associato al testosterone), legati all’età. Allo squilibrio ormonale vanno poi aggiunti alcuni fattori di rischio come la familiarità (avere un parente con problemi alla prostata), soffrire di diabete, malattie cardiache, obesità, o essere eccessivamente sedentari.

Come viene diagnosticata

Generalmente, dopo aver valutato i sintomi del paziente, lo specialista (urologo o andorologo) procede con un’esplorazione rettale digitale della prostata (l’inserismento un dito nel retto del per verificare se la prostata è ingrossata), e richiede alcuni esami come un test delle urine con urinocoltura, un esame del sangue per verificare lo stato di salute dei reni, e il dosaggio del PSA (per capire se l’ingrossamento della prostata dipende o meno da un tumore maligno della ghiandola). In alcuni casi viene anche richiesta l’uroflussometria (utile quando c’è il sospetto di un danno alla vescica) o l’ecografia prostatica trans-rettale, seguita da biopsia. Quest’ultima serve a confermare l’esatta natura dell’ingrossamento della ghiandola prostatica.

Il trattamento farmacologico

Se la prostata ingrossata è asintomatica, è sufficiente un suo monitoraggio nel tempo. Altrimenti si ricorre a farmaci come gli alfa-litici o gli inibitori della 5 alfa reduttasi, da soli o in combinazione, che però possono causare alcuni effetti collaterali. Mentre i primi possono causare eiaculazione retrograda e la riduzione della pressione arteriosa, i secondi possono ridurre la llibido con conseguenti problemi di erezione e aumentare il volume delle mammelle. 

Quando si ricorre all’intervento chirurgico

Si ricorre all’intervento chirurgico, come nel caso del Re Carlo, quando il trattamento farmacologico non ha funzionato, e i sintomi sono talmente rilevanti da condizionare profondamente la qualità della vita del paziente. Il trattamento chirurgico di riferimento degli ultimi decenni è la resezione transuretrale della prostata (TURP) che consiste nell’asportazione del tessuto prostatico in eccesso in modo tale da poter ripristinare il giusto scorrimento dell’urina nel canale urinario. L’intervento si effettua per via endoscopica, previa anestesia spinale o generale. La procedura però può causare alcuni effetti collaterali, come la retroiaculazione (la mancanza di fuoriuscita dello sperma dopo l’orgasmo), ma anche incontinenza urinaria e deficit erettile.

Per ovviare ai limiti di questo intervento, negli ultimi anni sono state ideate e validate nel alcune tecniche ‘ultra mini-invasive’, come gli stent temporanei e i minuscoli tiranti ancorati all’esterno della prostata, l’energia del laser a l’energia del vapore acqueo, opzioni terapeutiche che risolvono il problema una volta per tutte oppure mantengono la funzione eiaculatoria del paziente nella fase post operatoria.

Come fare prevenzione

E’ possibile prevenire o ridurre i sintomi (quando lievi) causati dall’ingrossamento della prostata modificando il proprio stile di vita. A tal proposito i medici suggeriscono di:

  • praticare regolarmente attività fisica, anche moderata,
  • ridurre o evitare il consumo di bevande alcoliche, caffè e bevande gassate zuccherate;
  • evitare il consumo di dolcificanti artificiali;
  • bere poca acqua alla sera, così da non avvertire il bisogno di urinare durante la notte (chiaramente, questa abitudine deve essere combinata con un maggiore consumo di acqua durante il giorno, in modo da garantire il giusto apporto idrico al corpo);
  • mangiare molta frutta e verdura;
  • se si è in sovrappeso, seguire una dieta così da tornare ad un peso sano equilibrato per il proprio fisico;
  • fare sempre pipì prima di uscire di casa;
  • urinare senza sforzarsi.

Fonte : Today