di Christian Tipaldi 31/10/2011 08:34
Il fiume Chao Praya continua a costituire una minaccia, il monsone di questo ottobre 2011 é considerato il più pericoloso e devastante degli ultimi cinquant’anni e i tempi necessari affinché l’acqua si ritiri potrebbero essere molto lunghi, si parla di sei settimane. Quarantadue giorni durante i quali gli abitanti delle zone colpite saranno costretti a sopravvivere come possono, a mettere in salvo il salvabile. I media parlano di dispersi, di centinaia di morti, mostrano immagini drammatiche ed apocalittiche. Eppure anche a Bangkok la vita va avanti, in qualche modo, in un combattimento all’ultimo sangue contro la forza della natura.
Dunque, Bangkok è salva. Almeno il suo centro commerciale. E’ così al sicuro che il governo ha deciso di non estendere la vacanza pubblica che scade alla mezzanotte di domani, 31 ottobre. A nulla sono valsi i moniti del Centro per le operazioni di soccorso dell’alluvione detto FROC. I miliardi di metri cubi d’acqua attesi dal centro nord e dallo straripamento del Chao Praya per l’innalzamento delle maree, improvvisamente non sembrano più un problema così grave, e le dighe create per deviare le acque a est e ovest della metropoli hanno funzionato. Almeno per i più fortunati.
Il sistema di controllo dei khlong, i tradizionali canali di deflusso ridotti negli anni a poche decine, ha, di fatto, evitato che l’acqua in discesa verso l’Oceano si distribuisse su tutta la superficie metropolitana, sacrificando alcune periferie e anche siti importanti per l’industria, diventati d’un colpo depositari dell’intero ammontare delle acque in discesa libera. Non un sacrificio a danno dei poveri per favorire i ricchi, ha detto fin dai primi giorni dell’emergenza la premier Yingluck Shinawatra, ma in nome del “benessere di tutti”. Nel frattempo centinaia di persone si impegnavano a deviare il corso del fiume Chao Phraya: una diga improvvisata fatta di uomini e sacchi di sabbia. Le autorità hanno avvertito gli abitanti che vivono lungo il corso d’acqua di tenersi pronti a sgomberare in caso di avanzata delle inondazioni che invece risparmiano il centro della capitale thailandese.Dall’altra parte del fiume, a Thonburi interi quartieri sono sommersi da acqua fetida, con gravi preoccupazioni per il diffondersi di infezioni.
E’ un fatto che il centro di Bangkok sia diventato con gli anni il fiore all’occhiello della capitale e del paese, con i suoi palazzi svettanti e i grandi magazzini, i bar, le attrazioni notturne. Preservarlo dopo i brutti ricordi della semi-guerra civile di un anno fa tra camicie rosse ed ex governo dei democratici, e dopo l’occupazione dell’aeroporto internazionale da parte delle camicie gialle filo-realiste, non era solo una questione di principio, ma di sopravvivenza, quantomeno dell’industria turistica. Gli hotel delle grandi catene alberghiere offrono in questo periodo camere di lusso a prezzi scontati anche del 70% per i turisti che non curanti della situazione vogliono visitare il Regno del Siam. Sta di fatto però che le problematiche ci sono ed esistono soprattutto per una mancanza di attività dell’informazione. Il governo da una informazione ma alcuni membri dello staff o dell’opposizione ne fornisce altre, le Tv corrono dietro a questa o quella conferenza stampa senza però dare il vero ed indicativo contenuto su cosa fare e dove andare. I mezzi a disposizione sono molti e tanti sono anche i militari e volontari impegnati ma è proprio il loro modo “thai” di prendere tutto alla leggera e con estrema calma che rende in queste situazioni ancora più drammatica la situazione in generale. Gli uffici, come le scuole e gran parte delle università sono chiuse fino al 1 novembre, una “vacanza” ordinata dal Governo per permettere alla popolazione di non buttarsi nel traffico estremamente caotico cittadino e per permettere altresi di raccogliere le loro cose e fuggire da un parente lontano dal centro delle alluvioni, nella speranza che fin da domani si possa tornare quanto meno alla normalità ed il ripristino dei servizi come quelli consolari, permessi di lavoro ecc. I danni sono al momento ingenti e l’emergenza non è certamente finita, si parla di una riduzione del prodotto interno lordo di oltre il 3%, quasi azzerando la crescita di questo anno ma alla fine i conti saranno molto più dettagliati e l’ammontare dei danni avrà forti ripercussioni anche in borsa.






















