di Christian Tipaldi 20/10/2011 10:23
La situazione in Thailandia è sempre più terribile. L’emergenza scattata dieci giorni fa dalle forti inondazioni che hanno già provocato nel Paese oltre 400 morti e devastazione dal Nord al centro. Le pioggie torrenziali mai così feroci da oltre 60 anni hanno flagellato la terra dei sorrisi in una maniera non prevedibile e che ha colti tutti di sorpresa malgrado questo sia il periodo delle piogge del sud-est asiatico. Le notizie discordanti che si rincorrono da un telegiornale all’altro, mostrano una nazione a pezzi, 3/4 completamente inondata da onde che hanno toccato perfino i 3 metri di altezza nella zona antica di Ayuttaya. Oltre 300 coccodrilli di tre metri sono liberi portati via dalle acque ed è scattata la caccia aperta con un premio di 25 euro per ogni esemplare catturato vivo o morto. Molte ville e case sono sommerse e all’interno ci sono coccodrilli rifugiati in attesa che non si sa quando possa tornare alla normalità.
Il Primo ministro insediatosi appena due mesi fa con le prime elezioni libere, aveva fatto sembrare che l’emergenza toccasse solo il nord della thailandia e che il centro nevralgico della Nazione, Bangkok, sia risparmiata dal disastro biblico e dal tracollo finanziario che ne deriverebbe. Poche ore fa proprio il Primo Ministro ha dichiarato che la situazione è più grave del previsto, e l’acqua è arrivata e tonnellate di metri cubi stanno arrivando in giornata a bangkok, i danni al momento contano quasi 100 Miliardi di Dollari americani. Intere fabbriche automobilistiche, fotografiche e tecnologiche sono completamente sommerse dall’acqua e dai detriti, un milione di soldati e volontari lavorano senza sosta giorno e notte da giorni ormai e in gran parte sono riusciti a salvare vite umane e mettere al sicuro risaie, ma la devastazione è paralizzante. Le preghiere dei monaci e del popolo thai si unisce al gran lavoro delle forze dispiegate e dall’assistenza che ora dopo ora vengono fornite dai paesi di mezzo mondo, Giappone, l’europa e i marines americani stanno collaborando insieme alla popolazione a mani nude per costruire un muro di cinta che salvi quello che rimane intorno alla capitale che ora dovrò affrontare le 48 ore più dure.























