di Redazione 02/08/2010 09:06
Fece 85 morti e 200 feriti, quella bomba che trent'anni fa, il 2 agosto 1980, alle 10,25, scoppiò alla stazione di Bologna: la più grande strage che ha colpito il Paese dal dopoguerra a oggi. Come ogni anno, oggi si ricorda quel momento e si ricordano quelle vittime. Per la prima volta, però, e proprio nel trentennale della strage - nessun ministro arriverà da Roma per la cerimonia ufficiale (decisione che, come prevedibile, ha scatenato nei giorni scorsi un vespaio di polemiche). Il governo sarà rappresentanto dal prefetto, Angelo Tranfaglia. Sul palco davanti alla stazione, poi, niente discorsi ufficiali per bocca di politici: parleranno solo il presidente dell'associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, e due ragazze nate nel 1980. Sono trascorsi trent’anni dal 2 agosto 1980. Quando una bomba preparata con una miscela di tritolo e T4 esplose nella sala d’aspetto della Stazione centrale di Bologna. Erano le 10 e 25. Una data e un’ora che dovrebbero essere impresse nella memoria di tutti, anche dei più giovani che allora non erano neppure nati ma che dovrebbero sapere di quella così come delle tante altre stragi fasciste che insanguinarono l’Italia della strategia della tensione. O dei tanti drammi non ancora spiegati, come quello di Ustica. Quando pochi giorni prima del 2 agosto, il 27 giugno, un aereo civile in volo da Bologna a Palermo, partito con due ore di ritardo, si inabissò vicino a Ponza, a nord di Ustica, alle 20 e 59. Le vittime furono 81, tra cui 13 bambini, dei quali due non avevano ancora compiuto i due mesi di vita. Anche di questo tutti dovrebbero avere sentito parlare, almeno a grandissime linee: a scuola, in famiglia, tra amici. “Trent’anni di veleni contro le tante verità accertate, di premi per gli assassini, di mandanti senza volto, di segreti di Stato” si legge sul manifesto realizzato nel trentesimo anniversario. Anche il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime Paolo Bolognesi, che da anni si batte per l’abolizione del segreto di Stato e per conoscere la vera dinamica della strage, chiede di abbassare i toni che accompagnano - da trent’anni - la celebrazione a Bologna. Per questo oggi nessun rappresentante del governo parteciperà alle cerimonie commemorative del trentennale della strage; al posto dei politici di turno, saranno due ragazze nate nel 1980 a salire sul palco allestito davanti all’ingresso principale della stazione. "Speriamo - dice - che fischi non ce ne siano e che dia le risposte che aspettiamo da trent’anni. In base a quello che dirà o non dirà allora si potrà discutere", ha spiegato Bolognesi. E tutti nel capoluogo emiliano si trovano concordi nella necessità di tenere lontana la "polemica politica", a partire dal commissario Anna Maria Cancellieri, che governa da alcuni mesi la città. "Ho ritenuto che la sala del Consiglio fosse il luogo adatto per il momento più solenne e sofferto", ha spiegato annunciando l’incontro a Palazzo d’Accursio con l’Associazione Familiari Vittime della Strage alla Stazione di Bologna, le autorità e i rappresentanti delle città, degli enti e delle associazioni aderenti alla manifestazione.






















