di Redazione 30/05/2010 13:33
Se n'è andato il ribelle del cinema americano. Dennis Hopper sembrava avercelo scritto nel destino il suo essere controcorrente. Fin dal film d'esordio dopo alcune particine televisive. Era infatti uno dei ragazzi che stavano attorno a James Dean in [FIRMA]Gioventù bruciata, uno dei «ribelli senza causa» (Rebel Without a Cause era il titolo originale) della pellicola di Nicholas Ray. E parve quasi raccogliere il testimone della ribellione dall'amico Dean, al cui fianco recitò anche nel Gigante di George Stevens, quando questi perse la vita in un incidente. Ma mai da protagonista. Il brutto carattere, l'amore per gli eccessi, alcol e droghe compresi, la violenza verbale (e non solo) resero diffidenti registi e produttori, tanto che per un decennio ebbe solo parti secondarie. Finché nel 1969 diresse un film indipendente che fece scricchiolare Hollywood. Anzi, cantò il De Profundis alla vecchia Hollywood degli studios, dei generi e dei registi a contratto buoni per ogni pellicola. Mise assieme Peter Fonda, figlio d'arte (il padre era il divo Henry), con cui scrisse la sceneggiatura e interpretò i ruoli principali, Jack Nicholson, Laszlo Kovacs (alla fotografia) e Bob Rafelson (come produttore) e con questo gruppetto di amici, allora sconosciuti ma in seguito famosi, realizzò Easy Rider. Il cinema americano non fu più lo stesso. Costato 400mila dollari, ne incassò 60 milioni, ma soprattutto dimostrò che i film si potevano girare a basso casto, in scenari naturali, senza la pesantezza sempre più ingombrante delle grandi produzioni. Nacque la New Hollywood. Germinò un'intera generazione di nuovi registi che scrissero la storia del cinema americano dei decenni successivi.
























