di Redazione 23/05/2010 17:13
La riforma finanziaria in America, la piu' importante dagli anni Trenta, e' ormai cosa fatta. Ieri, nella notte, i Senatori, con una maggioranza bipartitica di 59 voti contro 39, hanno approvato il pacchetto di regole che cambierà il volto del settore bancario americano e forse mondiale. Ora tornerà in scena il presidente Barack Obama: cercherà di facilitare il processo di riconciliazione con il progetto approvato dalla Camera. Un compito non necessariamente facile visto che vi sono alcune differenze di fondo. Ma l'esito finale a questo punto è scontato: il compromesso è inevitabile, il passaggio parlamentare certo, anche se alcune misure più dure del Senato, come quella sui derivati, potrebbero essere ammorbidite. Comunque sia il presidente, dopo la riforma sanitaria, potrà firmare un'altra legge storica, che servirà in questo caso da punto di riferimento per il resto del mondo. Certamente per il gruppo dei Venti, che alla fine di giugno si riunirà ai margini del G8 canadese e discuterà un approccio comune per rendere più trasparente – e sicuro – il modus operandi delle grandi istituzioni finanziarie mondiali. Il presidente Obama, al suo secondo successo dopo il passaggio della riforma sanitaria, ha definito il voto «una sconfitta delle banche e delle lobbies e una vittoria per il pubblico». Il presidente intende coordinarla con le riforme delle altre potenze economiche, e a questo scopo ha inviato il governatore della Riserva federale Ben Bernanke in Cina e invierà la settimana prossima il ministro del Tesoro Timothy Geithner in Europa. La riforma del Senato prevede la nascita di una Agenzia di protezione finanziaria del consumatore con vari compiti tra cui quello di annullare i mutui subprime, o a più alto rischio, o perché il contraente non se li può permettere o perché le banche applicano interessi enormi, la causa prima del crollo delle Borse del 2008. Assegna poteri speciali al governo per il sequestro e la liquidazione delle cosiddette società «troppo grandi per fallire» qualora si trovino in insormontabili difficoltà e minaccino quindi l’economia e la finanza nazionali, e costituisce un fondo di liquidità al riguardo. Inoltre regolamenta per la prima volta quasi tutti i derivati, inclusi i Cds o Credit default swaps, i titoli assicurativi contro il dissesto delle società e degli stati, che hanno contribuito alla crisi della Grecia e dell’euro, e delega alla Riserva federale il diritto di vietare alle banche di trattarli in borsa.






















