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Testata giornalistica Aut. Tribunale di Roma n.32/2006



Direttore Responsabile Christian Tipaldi

Bangkok in stato d'assedio: 29 morti e 212 feriti il bilancio provvisorio
I leader della protesta dei 'rossi' hanno detto oggi di essere pronti al negoziato se le truppe del governo smetteranno di sparare e di volere l'Onu come mediatore dei colloqui.
di Christian Tipaldi 16/05/2010 10:15

 

 

In una Bangkok che ricorda in alcune aree le zone di guerra dei film, con strade deserte, scuole ed uffici chiusi e neanche l'ombra di turisti, la capitale thailandese ha visto trascorrere un altra notte al buio nella zona dove tutto si sta svolgendo, a due kilometri da un locale alla moda che anche ieri sera era affollato dai ragazzi thai insieme ad alcuni (meno) turisti. Le persone sono stremate, senza acqua e cibo, anche se qualcuno aiutato da parenti e da qualche occhio chiuso da parte di alcuni soldati non del tutto convinti sulla situazione in corso e su l'utilizzo della forza da parte del Governo, riesce a far passare nella zona rossa, riso e birra. Bangkok è una città militarizzata, anche se i mezzi corazzati non hanno fatto ancora breccia nella zona turistica più importante ovvero il centro finanziario e commerciale della città. Chiusi i maggiori outlet come Siam Paragon e il famoso MBK, la zona è transennata dall'esercito armato di tutto punto, cecchini sostano ormai da due giorni sui ponti che attraversano tutta la zona e che nei giorni normali sono attraversati da migliaia di persone con buste in mano di acquisti. Quella che la Thailandia vive in questi giorni è una situazione non esplosa in queste ore, ma una situazione politica traballante ormai da 2 anni, giorno in cui veniva allontanato il primo ministro Taskin e con un golpe politico-militare si instaurava una nuova classe al potere formata da generali dell'esercito che posando le loro divise, hanno acquisito il linguaggio e le sembianze di un normale politico occidentale. L'ambasciata americana ha chiuso i battenti e fatto trasferire al sicuro gli addetti di un certo livello in zone top secret e sicure, anche perchè la stessa si trova davvero molto vicino alla zona rossa dove sono in corso i maggiori scontri, e la paura di attentati o di qualche terrorista che potrebbe approfittare del caos creatosi, potrebbe colpire direttamente gli Stati Uniti. 

 

Le nazioni unite, seppure con un deprecabile ritardo, soltanto ieri si sono mosse e hanno dato ascolto alle voci del popolo che da giorni chiedeva l'intervento anche politico se non quello degli osservatori internazionali sulla situazioni e il trattamento nella zona degli scontri. Al momento l'esercito ha posto il coprifuoco, quindi rimangono chiuse scuole negozi, ristoranti ed ogni altra attivià in gran parte della città che collega il centro finanziario, molti giornalisti sono stati fatti evaquare dalla zona e sono sempre sotto controllo da alcuni esponenti dell'esercito, senza dimenticare i tre fotoreporter già feriti e colpiti con arma da fuoco sparati dai cecchini sulle gambe e che ora si trovano in ospedale per le dovute cure mediche. Di certo questo "stallo" potrebbe sfociare nella violenza più terribile e quindi in un vero bagno di sangue che al momento ancora non c'è stato anche se il bilancio delle vittime portato a 31 non è certo una passeggiata, ma fino a quando l'esercito rimarrà dall'altra parte della barricata forse la strage sarà evitabile. Il turismo è il primo business a crollare in queste situazioni, molti Governi sollecitano la propria popolazione ad allontanarsi da Bangkok o di rimanere rintanati in hotel, fino a quando e prima o poi accadrà, dovrà arrivare la resa dei conti o confronto politico e accordo da ambedue le parti, oppure sangue e cadaveri per le strade thailandesi. Sua Maestà il Re, gravemente malato ed anziano, non può intervenire visto che tra l'altro si trova ricoverato ormai da 6 mesi in un ospedale sulle sponde del Chao Praya, il fiume che costeggia la terra dei sorrisi. Un appello ad una risoluzione pacifica o quanto meno duratura è stata espressa da molti Governi stranieri, tra cui l'Italia, che ha voluto mantenere aperta l'ambasciata come segno di attenzione e di cura dei tanti turisti nostrani anche in questi giorni di pericolo, seppur invitando i cittadini a non recarsi nella capitale Bangkok e soprattutto nelle zone transennate dove si svolgono i più violenti scontri. 

Patuporn Prompan, uno dei leader della protesta antigovernativa, ha spiegato: "Non possiamo considerare altra possibilità che fare appello alla bontà di re Bhumibol Adulyadej, credo che numerosi thailandesi ritengano ugualmente che Nostra Maestà è l'unica speranza". Jatuporn Prompan ha ricordato che il re, considerato come un semidio da molti thailandesi, era intervenuto in passato in crisi politiche gravi. Il sovrano, che ha 82 anni, è in ospedale dal settembre scorso e finora non si è espresso sulla crisi scoppiata con le proteste delle "camicie rosse".  
Il re è apparso in tv alla fine di aprile esortando i magistrati recentemente nominati a fare il loro dovere ma non ha fatto diretto riferimento alla crisi attuale. Bhumibol, che regna dal 1946 non ha alcuna prerogativa costituzionale, ma esercita una forte influenza psicologica e una autorità morale che lo fa ritenere l'unica persona in grado di risolvere la crisi e ricompattare i thailandesi. 

Non si interrompe il turismo dall'Italia verso la Thailandia, anche i viaggiatori, tra cui anche alcuni italiani, utilizzano la capitale thailandese solo come scalo di transito per recarsi verso le isole, come quelle del golfo di Siam (Ang thong, Ko Samui, Ko Pha Ngan), Kho Samet, a sudest da Bangkok. Lo confermano all' aeroporto di Fiumicino fonti della compagnia aerea thailandese, Thai, secondo la quale i voli, operati da Boeing 747/400, stanno partendo semipieni, considerando, peraltro, che questo non è il periodo di alta stagione. Sul collegamento diretto per Bangkok, in partenza oggi da Fiumicino alle 13:55, sono stati 200 i passeggeri accettati.

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