di Redazione 11/05/2010 10:00
Il vicepremier thailandese Suthep Thaugsuban si consegnerà domani al Dipartimento per le indagini speciali dellaa polizia, assecondando la condizione posta dalle 'camicie rosse' per porre fine al loro presidio nel centro di Bangkok, in atto dal 12 marzo scorso. I familiari delle ventisei vittime degli scontri di piazza dello scorso 10 aprile avevano fatto causa contro Suthep e il premier Abhisit (che però gode dell'immunità), accusandoli di aver ordinato di sparare sui manifestanti. Suthep era il responsabile dell'applicazione dello stato di emergenza fino a due settimane fa, quando gli è stato revocato l'incarico. E' improbabile però che la mossa del vicepremier convinca i dimostranti ad abbandonare la protesta, anche perche' non sembra trattarsi di un'effettiva assunzione di responsabilità."Se va solo ad ascoltare la lista delle accuse e farsi scattare alcune fotografie, per noi non significa niente", ha dichiarato successivamente Jatuporn Prompan, un altro capo della rivolta.
Le camicie rosse rifiutano di porre fine all'azione di protesta, che ha paralizzato il quartiere commerciale e allontanato i turisti, finché il vicepremier non risponderà degli scontri tra militari e dimostranti, nei quali ad aprile hanno perso la vita 25 persone. "Il governo ha fatto del suo meglio", ha detto il portavoce Panitan Wattanayagorn. "Non mi è chiaro quello che vogliono, quindi non possiamo rispondere a qualcosa che non capiamo". Le camicie rosse ieri hanno accettato la tempistica proposta dal premier Abhisit Vejjajiva per lo scioglimento del Parlamento e l'offerta di tenere nuove elezioni il 14 novembre.Hanno però dettato una nuova condizione, che rappresenta un ostacolo ad una rapida e pacifica soluzione alla crisi, che finora ha lasciato dietro di sé 29 vittime: vogliono che il vicepremier Suthep Thaugsuban venga incriminato dalla polizia.























