Il grande romanzo di George Orwell sul totalitarismo diventa sempre più attuale. Una lettura dalla quale nessuno deve prescindere soprattutto in un'epoca in cui i regimi totalitari sono sdoganati quando non elogiati.

di Antonio Magliulo 25/11/2009 08:13
Prima che ad alcuni autori cine-televisivi venisse in mente d’ispirarsi a “1984” per farne degli spettacoli, il romanzo di George Orwell non era arrivato ancora al grosso pubblico. A renderlo famoso in tutto il mondo hanno contribuito dei prodotti mediatici dei giorni nostri e cioé film come: Matrix; Minority Report;e trasmissioni come Truman Show ed il Grande Fratello. Scritto alla fine degli anni Quaranta, “1984” parla di un mondo suddiviso in tre grandi blocchi in conflitto fra loro. Uno di essi, l’Oceania, è amministrato da un partito unico, retto a sua volta dal Grande Fratello, un personaggio occulto che spia la vita di tutti i cittadini, servendosi di telecamere. Ovunque, sono affissi dei grandi manifesti con slogan di propaganda, quali: “La guerra è pace”; ”La libertà è schiavitù”; “L’ignoranza è forza”. Il Grande Fratello esercita sugli individui un controllo costante, che non ammette sbagli e vieta l'amore, il libero pensiero ed i ricordi. Si tratta dunque di una società dove l'uomo è solamente un numero e a decidere il suo destino è esclusivamente il Partito, un organismo forte e inattaccabile, perché animato da una smisurata sete di potere e sorretto da un’organizzazione molto efficiente. Il regime dello stato di Oceania, oltre a controllare le coscienze, modifica a proprio piacimento la realtà e la storia, asservendole alle proprie esigenze di dominio. Lo stato, in sintesi, costruisce delle verità surrettizie che servono a confermare la propria infallibilità presso l’opinione pubblica. Organo esecutivo del Grande Fratello è la Psicopolizia, che ha il compito di eliminare tutti coloro che dissentono dalle linee del Partito, i cui principi politici sono ispirati al Socing, il socialismo inglese.
Il protagonista del romanzo, Winston Smith, è un modesto funzionario del Partito, impegnato ad accrescere il prestigio del regime attraverso un’opera di mistificazione della verità. Il suo compito è censurare gli articoli “pericolosi” destinati ai vari rotocalchi e modificare fatti contenuti nei libri di storia. Apparentemente remissivo, Winston non sopporta i soprusi e non riesce a piegarsi al volere del Partito. Accanto a lui agiscono altri due personaggi: Julia, della quale l’uomo è innamorato e O'Brien, un funzionario, suo superiore, nel quale egli confida molto, ma che alla fine si rivelerà un nemico. Nonostante il Partito vieti l’amore e proibisca il sesso, se non per fini strettamente procreativi, Winston e Julia diventano amanti e decidono di aderire a un gruppo clandestino chiamato: “Confraternita”. Comincia così, da parte della coppia, un percorso di ribellione al regime. Alla fine, dopo aver subito le più svariate violenze fisiche e mentali, Winston viene costretto ad abbandonare il suo sogno. Egli rinuncia pure all’amore per Julia ed ai propri ideali di libertà, assoggettandosi al Grande Fratello ed alla tremenda sorte che questi ha decretato per lui. Nel suo romanzo, Orwell fornisce un resoconto minuzioso di Oceania, del Grande Fratello e del luogo ove vengono perpetrati i soprusi ai danni dei vari personaggi. Ma la parte più inquietante è la descrizione della remissività dei cittadini, convinti di essere governati dal migliore dei regimi. Al di là della trama, quello che veramente conta è il monito che Orwell ha inteso lanciare: respingere qualsiasi forma di totalitarismo, senza distinzioni di colore politico. Per questo motivo il suo romanzo è risultato inviso sia alle Destre che alle Sinistre.
La Destra ha riconosciuto nella “Psicopolizia” il simbolo del Nazismo, che com’è noto commise orrendi crimini nei confronti dell’umanità. La Sinistra ha tentato di sostenere che il romanzo non sia antisovietico, ma molti hanno visto nel Grande Fratello l’immagine di Stalin, che instaurò un regime duro e persecutorio, nel nome del quale si macchiò di gravi nefandezze. Dunque, “1984” è un’opera vasta e complessa, che non si esaurisce nelle metafore storico-politiche appena descritte. Essa anticipa di cinquant’anni fenomeni della comunicazione, che sono oggi all’attenzione di sociologi e gente comune. Orwell, in sostanza, ha previsto con straordinaria lucidità le strategie con le quali viene creato il consenso. Al giorno d’oggi, il potere dominante non tende ad istituire un regime dispotico e brutale come quello del Grande Fratello, ma ad assicurarsi comunque un certo controllo sulla società, attraverso forme di condizionamento e persuasione occulta. Com’è noto, la pubblicità è una delle forme più diffuse di condizionamento mediatico e consiste nel pilotare i consumi degli individui, ingenerando in loro dei bisogni fittizi ed un senso di frustrazione, qualora non si adeguino alle mode correnti. Naturalmente, la pubblicità non può configurarsi come forma di plagio vera e propria, ma influisce sicuramente sulla libertà di decisione. Il consumatore viene sottoposto ad un bombardamento quotidiano, ossessivo e perciò non ha il tempo di operare delle scelte ponderate. Radio, riviste, giornali e tv influenzano il pensiero ed il comportamento collettivo. La televisione ha uno straordinario potere di suggestione. Basta che un’informazione venga veicolata attraverso il piccolo schermo per assumere un valore assoluto e diventare una verità inoppugnabile.
Negare l’influenza della televisione è quantomeno ingenuo. La prova del suo enorme impatto sull’opinione pubblica è dimostrata dagli innumerevoli casi di sconosciuti, privi di qualsivoglia abilità o merito, che dopo una o due apparizioni in questo o quel programma, diventano immediatamente famosi e “ricercati”. Altro incontestabile riscontro proviene da tutti quei problemi burocratici (individuali o collettivi) che si trascinano magari per anni, ma vengono risolti immediatamente, appena diventano dei casi mediatici. Le forme più subdole e pericolose di condizionamento sono quelle che possono manifestarsi quando i mass media si concentrano nelle mani di un solo gruppo economico e danno vita ad una potente holding. Un gruppo plutocratico, qualora decida di scendere in politica, può spingere la collettività verso il “pensiero unico”, uniformando menti, opinioni e scelte e procurandosi in tal modo il consenso. Le tecniche per raggiungere lo scopo sono tante, a partire dalla persuasione subliminale, che agisce silenziosamente, “narcotizzando le vittime” a poco a poco, senza che esse si accorgano di niente. Non solo nel libro di Orwell, ma anche nella realtà contemporanea esiste il rischio di un impoverimento del linguaggio. Ridurre il repertorio dei termini con cui ci esprimiamo equivale a limitare la nostra capacità di far spaziare la mente, secondo un “meccanismo” molto semplice: meno parole, meno pensieri. Non sempre il potere si serve dei media per ridurre il nostro repertorio linguistico; in alcuni casi si limita a modificarlo: ad un lemma ne sostituisce un altro, in modo da dare l’impressione di avere operato una riforma o un cambiamento utile alla società. Ma a mutare, generalmente, sono soltanto le parole, non i fatti! I poteri totalitari hanno sempre temuto la libertà di pensiero, per questo motivo le loro proposte culturali sono mai molto elevate, ma tendono piuttosto ad un appiattimento verso il basso. A volte anche i programmi televisivi dei paesi più evoluti e liberali presentano una certa povertà di contenuti e puntano soprattutto sui quiz, sul gossip, sui reality e su altri programmi trash che fanno molto “rumore”, stordiscono la massa, ma sono vuoti, neutri e pertanto innocui. Gli unici canali più attendibili sono quelli dell’informazione libera e indipendente. Nel concludere, va sottolineato che il grande insegnamento che si ricava dal capolavoro di Orwell risiede proprio nell’invito alla vigilanza, alla critica e alla consapevolezza, anche quando il sistema nel quale si vive assume le rassicuranti sembianze della democrazia.