di redazione 13/11/2009 09:33
Dopo dieci anni di lavori e di attese il Maxxi, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, apre finalmente le sue porte. Il faraonico progetto di uno dei musei di arte contemporanea più grandi al mondo, ideato dell’architetto Zaha Hadid, costato 150 milioni di euro, ha convinto sei governi diversi che si sono succeduti negli anni, sfidando la burocrazia italiana, fino ad arrivare a compimento. Eppure Hadid, impegnata in altri progetti a Napoli e Cagliari dove realizzerà il Museo dell’arte nuragica e contemporanea afferma di non aver trovato ostacoli, né problemi con la burocrazia italiana: «ogni volta che c’è un cambio di governo si ha un attimo di perplessità ma poi tutto si risolve». Un progetto nato nel 1998, quando il ministero della Difesa cedette quelle aree, con l’inizio dei lavori nel 2002. «Un’opera che non ha colore politico - afferma il ministro Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture - che per la sua grandezza dà l’impressione dell’immensità. Qui dentro non ci sono confini. È un’opera molto bella e sono contento che il mio ministero ha potuto partecipare attivamente alla sua realizzazione. Anzi mi auguro che sia solo il primo di una serie di interventi di questo tipo a cui potremo partecipare». «Un edificio organizzato a più livelli dove le esposizioni potranno essere realizzate con grande libertà», sottolinea l’architetto Zaha Hadid che per il futuro avverte: «Vi terrò d’occhio». Spiega: «Mi riferisco alla seconda fase dei lavori. Nel senso che vorrei vedere come verranno utilizzati questi spazi. Non voglio interferire su tutto - rassicura - però mi piacerebbe essere tenuta in considerazione».
Nel 1998 viene bandito dalla Soprintendenza Speciale Arte Contemporanea, su incarico del Ministro per i Beni Culturali, il concorso internazionale di idee per la realizzazione a Roma del nuovo polo nazionale espositivo dedicato all'arte e all'architettura contemporanee. Tra le 273 candidature, il progetto vincitore risulta quello dell'architetto Zaha Hadid, che convince la giuria per la sua capacità di integrarsi nel tessuto urbano grazie ad una soluzione architettonica innovativa e altamente creativa. La progettazione definitiva conferma l'idea di campus urbano, in cui la tradizionale nozione di edificio si amplia in una dimensione più vasta, che investe tanto lo spazio della città quanto quello interno. La complessità delle forme, il loro profilo sinuoso, il variare e l'intrecciarsi delle quote determinano una trama spaziale e funzionale di grande complessità. I due musei - MAXXI arte e MAXXI architettura - ruotano intorno alla grande hall a tutta altezza dalla quale si accede ai servizi di accoglienza, alla caffetteria, al bookshop, ai laboratori didattici, all'auditorium e alle sale per eventi dal vivo, alle gallerie dedicate alle esposizioni temporanee e alle collezioni di grafica e fotografia. Molteplici ambienti che convivono in una sequenza di suites caratterizzate da un uso modulato della luce naturale. Lo spazio non si identifica esclusivamente in un percorso lineare, ma offre una gamma di scelte alternative per far sì che il visitatore non torni mai sui propri passi, godendo di suggestivi scorci
panoramici sull'architettura, le opere e la città.























