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Testata giornalistica Aut. Tribunale di Roma n.32/2006



Direttore Responsabile Christian Tipaldi

Un nero alla Casa Bianca? Yes We Can.
Barack Obama e' il nuovo presidente degli Stati Uniti
05/11/2008 00:00

 

 

  

 

 

 

 

 

Il senatore democratico dell'Illinois, Barack Obama, ha vinto le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Sarà il primo afroamericano alla Casa Bianca La vittoria è scaturita dalla conquista dei grandi elettori di Florida, Ohio, New Mexico, Iowa, Virginia, Colorado e Nevada,Stati strappati ai repubblicani, e dalle conferme in collegi molto popolosi, quali California, New York e Pennsylvania, alla vigilia ritenuta in bilico. Nessun "ribaltone", invece, a favore di McCain. Mancano ancora dati precisi sull'affluenza alle urne che, stando alle file ai seggi, potrebbe aver segnato un record. Con questa elezione il cambiamento è arrivato in America".Lo ha affermato il presidente eletto Barack Obama nel discorso della vittoria a Chicago, lanciando un appello all'unità di tutti gli americani. Rendendo l'onore delle armi all'avversario McCain, ha detto ai repubblicani: "Ho bisogno del vostro aiuto,sarò anche il vostro presidente". Abbiamo dimostrato "che non siamo semplicemente una collezione di individui di tutti i tipi", ha sottolineato dopo aver citato le minoranze del Paese. "Yes we can".In America "nulla è impossibile", ha detto Obama alle decine di migliaia di sostenitori. "Questa è una vittoria di milioni di americani che hanno detto: questo è un governo per il popolo, questa è la vostra vittoria. So che le sfide di domani saranno le più grandi della nostra vita: due guerre, la crisi finanziaria. Dobbiamo usare nuove energie, creare nuovi posti di lavoro, il percorso sarà in salita, forse non saremo in grado di risolvere tutto in un anno o forse nei prossimi 4 anni, ma ce la faremo. Ci saranno false partenze, ostacoli, frenate, il governo non potrà risolvere tutti i problemi, ma vi ascolterò sempre. Quello che è iniziato 21 mesi fa non può terminare stasera. Ci servirà per ottenere il cambiamento. Tutti noi possiamo fare qualcosa, lavorare più duramente. Se questa crisi ci ha insegnato qualcosa è che non possiamo avere Wall street ricca e Main street povera, lavoriamo insieme gli uni per gli altri. Abbiamo vinto con umiltà, con la volontà di sanare el differenze. A quelli che vogliono distruggere il mondo dico che li distruggeremo e a tutti quelli che si chiedono se ancora esiste una luce in America abbiamo dimostrato che la nostra forza non dipende dalle nostre armi, ma dalla nostra speranza. Questo è il vero genio del nostro paese, la dimostrazione che può cambiare". John McCain, candidato repubblicano sconfitto dalle urne, ha telefonato a Barack Obama e si è congratulato con lui per l'elezione a presidente degli Stati Uniti. In un discorso al suo quartier generale a Phoenix, in Arizona, McCain ha parlato di "un'elezione storica": "Obama si è guadagnato qualcosa di grande per sé e per il Paese, lo applaudo per questo" Poi ha ringraziato i suoi sostenitori e la candidata a vicepresidente, Palin: "Il fallimento è mio, non vostro. Sono stati commessi degli errori, e anch'io ne ho commessi". Anche il presidente Bush ha chiamato Obama per felicitarsi.

 

Anche il mondo politico italiano è rimasto fino all’ultimo con il fiato sospeso per il voto americano, in attesa di quei dati ufficiali che, a notte fonda in Italia, hanno assegnato la vittoria a Barack Obama. Walter Veltroni ha parlato di «notte storica», commentando questi dati. Silvio Berlusconi, conversando con i giornalisti, ieri sera, non ha fatto commenti lasciando intendere di voler aspettare i risultati definitivi della mattina prima di parlare. Ma nei giorni scorsi aveva già fatto sapere che l’Italia ed il governo continueranno ad avere rapporti ottimi con l’America, a prescindere dal leader che la guiderà. Un concetto che il Cavaliere aveva espresso direttamente ai candidati alla presidenza in due lunghe e cordiali conversazioni telefoniche avute il 13 ottobre, dalla residenza dell’ambasciatore italiano, in occasione della sua visita a Washington. E il ministro degli Esteri Franco Frattini ha esaltato gli Stati Uniti, definendo il paese una «fucina di democrazia e diritti», commentando positivamente anche il massiccio afflusso alle urne. Il democratico Barack Obama «è un candidato di assoluta rottura. Che abbia possibilità concrete è un fatto in sé importante», ha aggiunto Frattini. E per quanto riguarda Sarah Palin, la governatrice repubblicana dell’Alaska scelta da John McCain come vice, il ministro degli Esteri ha detto che la sua candidatura «è stata una iniezione di freschezza», che ha portato forza in un momento in cui McCain sembrava «stanco».

Disilluso Umberto Bossi: «Secondo me, nero o bianco non cambia», ha detto il senatur che però ha riconosciuto come Obama sia «stato più bravo a fare la campagna elettorale. Nero o bianco non cambia», ha spiegato alla festa del consolato americano a Milano, perché «la politica americana la fanno le grandi imprese. Non è un uomo che cambia le cose, chiunque sarà eletto verrà assorbito dal sistema. Chiunque viene eletto negli Stati Uniti è in continuità». Francesco Rutelli scaramaticamente aveva definito «miracolo strepitoso» avere Barack come 44/mo presidente degli Stati Uniti. Ma l’ex vicepremier ha anche puntato il dito contro quanti si sono preparati per dire “In America ho vinto io...’’. Le borse asiatiche salutano con un forte rialzo la vittoria di Barack Obama, che diventa il 44mo presidente degli Stati Uniti. La Borsa di Tokyo ha chiuso le contrattazioni con un balzo del 4,46%, riportando il Nikkei a quota 9.521,24 punti. Anche la Borsa di Hong Kong mette a segno un rialzo di oltre il 5%. Anche sul fronte del mercato valutario, il dollaro guadagna terreno: l'euro è sceso a 1,2839 dollari, dopo che ieri la moneta unica europea era riuscita a riguadagnare quota 1,3 dollari. Dollaro più forte anche sullo yen a 127,77. Festa nazionale in Kenya per la giornata di domani. L'ha fissata il Presidente del Kenya, Mwai Kigaki, in onore della vittoria "storica" di Barack Obama alle presidenziali Usa. "La vittoria del senatore Obama è la vittoria del nostro paese, in virtù delle sue radici, qui in Kenya", ha dichiarato Kibaki. Nella provincia orientale del Paese, dove nacque il padre di Obama, i parenti hanno esultato al grido "Andiamo alla Casa Bianca". Anche l'Italia si associa a molti altri Paesi nelle congratulazioni al nuovo presidente degli Stati Uniti. Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha inviato un messaggio ad Obama. "Le giungano - si legge nel comunicato - le più calorose felicitazioni mie personali e del popolo italiano. Siamo impressionati dalla ineguagliabile prova di forza e di vitalità che la democrazia americana ci ha dato. Per noi italiani questo è un grande giorno".

Anche il Vaticano si unisce al coro internazionale di congratulazioni e saluti al nuovo presidente degli Stati Uniti. "Dio illumini Barack Obama nella sua grandissima responsabilità", ha fatto sapere la Santa Sede che ha espresso al presidente gli "auguri di poter rispondere alle attese e alle speranze che si rivolgono verso di lui, anche per quanto riguarda il rispetto dei valori umani e spirituali essenziali".

Il nuovo Presidente Obama

47 anni, due figlie nate da Michelle e due libri diventati best seller, un solo mandato al Senato federale e due in quello dello Stato dell'Illinois. Le credenziali di Barack Obama tuttavia vanno molto al di là delle cifre: una travagliata storia personale fa del senatore afro-americano la rivisitazione del mito americano del self-made man. Nato nel 1961 alle isole Hawaii da una coppia mista (madre bianca del Kansas e padre kenyota, borsista all'università) Barack cresce senza una figura paterna: poco dopo la sua nascita, il genitore si trasferisce ad Harvard per proseguire gli studi, quindi rientra in Kenya. All'età di 6 anni, Obama si trasferisce a Giakarta con la madre, che nel frattempo ha divorziato e si è risposata con un indonesiano. Quattro anni dopo, viene rimandato a Honolulu dove, assistito dai nonni, cresce e si diploma. Gli studi universitari lo portano prima a Los Angeles, poi a alla Columbia University di New York, dove a 22 anni si laurea in scienze politiche. Per tre anni dirige un progetto di sviluppo in una comunità disagiata di Chicago, quindi torna allo studio all'università di Harvard e consegue la laurea in legge. Di nuovo a Chicago, esercita come docente e avvocato civilista. La carriera politica di Barack Obama inizia nel 1996, quando Alice Palmer, senatrice democratica dell'Illinois, si candida al Congresso federale e lo nomina suo successore. Negli anni trascorsi a Springfield, il senatore emerge quale promotore di una serie di leggi a difesa delle famiglie povere, per l'estensione delle cure sanitarie e per le pari opportunità. Eletto al Senato federale nel 2004 con il 70% dei voti, appare attivo nei campi immigrazione (appoggiando una legge varata da McCain), disarmo internazionale, trasparenza negli atti pubblici, progressivo ritiro dall'Iraq.

 

 

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