Una buona notizia per i malati di Alzheimer: all'università di Aberdeen in Scozia un gruppo di ricercatori medici con a capo il prof. Claude Wischik ha sperimentato con successo su 321 malati un nuovo farmaco che nei casi di progressiva demenza senile "appare in grado di riportare funzionalmente in vita le parti più colpite del cervello". Il farmaco si chiama rember e a detta del prof. Wischik e; risultato almeno "due volte più efficace" dei medicinali attualmente usati contro la grave malattia degenerativa scoperta nel 1907 da Alois Alzheimer: nei test clinici già effettuati è riuscito a bloccare fino all'81% la lenta progressione del male, rallentando in molto estremamente significativo il declino del flusso sanguigno nelle parti del cervello cruciali per la memoria. Come agisce il farmaco? Il Rember agisce bloccando la formazione dei grovigli neurofibrillari causati da un'alterazione chimica della proteina Tau. I neuroni sani hanno uno scheletro interno di supporto formato in parte da strutture chiamate microtubuli, queste sono costituite da subunità stabilizzate da una proteina detta Tau. Nelle persone colpite dal Morbo di Alzheimer vi è un'alterazione chimica della proteina Tau (iperfosforilata), questa condizione causa l'appaiamento con altre unità di Tau che finiscono poi per creare i grovigli neurofibrillari. Questa situazione provoca un collasso della struttura microtubulare, con conseguenti problemi di comunicazione fra i neuroni e successiva morte. Grazie al Rember questo processo degenerativo viene rallentato notevolmente con evidenti benefici per i pazienti. Nel 2009 dovrebbero iniziare gli studi di fase III, saranno effettuati su un numero più ampio di pazienti in modo tale da valutare meglio gli effetti del farmaco sperimentale in condizioni più vicine a quelle normali. Se tutto andrà bene, il Rember potrà essere commercializzato a partire dal 2012.






















