Quanta spazzatura abbiamo lasciato, sulla Luna?

Bandiere, placche commemorative, effetti personali, rover lunari, decine di sonde a fine missione, le parti del terzo stadio di un razzo Saturn: il suolo della Luna racconta la storia gloriosa della sua esplorazione. In altre parole, è disseminato di detriti e spazzatura.   In base ad alcune stime i resti delle missioni lunari lasciati sul nostro satellite peserebbero oltre 181.000 kg, se li riportassimo a Terra. Può sembrare eccessivo, ma è invece realistico, se si considera che alcuni dei “pezzi” di cui parliamo sono molto ingombranti.   Inventario. Sulla Luna si trovano ancora i resti di cinque Ranger, le sonde senza equipaggio lanciate dagli USA nei primi anni ’60 con l’obiettivo di ottenere immagini ad alta definizione del suolo lunare e poi impattare su di esso. Ci sono poi molte reliquie delle missioni Apollo condotte tra il 1969 e il ’72: alcuni moduli di discesa, rover lunari, strumenti abbandonati dagli equipaggi… Perché, come ricorda William Barry, storico capo dello Nasa, l’obiettivo di quelle missioni sulla Luna era portarvi l’equipaggio, raccogliere campioni e riportare gli astronauti a Terra, senza ulteriore dispendio di fatica e carburante. Resti di robot. Gli altri detriti provengono da missioni di esplorazione lunare senza equipaggio di Russia, Stati Uniti, Cina, India ed Europa, che hanno orbitato intorno al nostro satellite per poi schiantarsi su di esso, o che ne hanno analizzato con successo la superficie fino a fine carriera (l’elenco completo dei “rottami”, aggiornato al 2012, è consultabile sul sito della Nasa).     Ci sono poi le tracce di alcuni esperimenti scientifici – come la piuma e il martello che nel 1971 furono lasciati cadere al suolo dagli astronauti dell’Apollo 15 per dimostrare che, dove non c’è atmosfera, arrivano al suolo contemporaneamente; le bandiere scolorite degli Stati Uniti, la statuetta in alluminio in commemorazione degli astronauti caduti in missione, le palline da golf che Alan Shepard colpì sulla Luna (Apollo 14)…   Non tutto è da buttare. Molti di questi reperti hanno un importante valore “archeologico”: analizzandoli si possono studiare gli effetti del vuoto e delle radiazioni sui manufatti nel tempo. Alcuni hanno ancora un’utilità scientifica, come il retroriflettore laser installato dall’equipaggio dell’Apollo 11, che permette di misurare in modo continuativo la distanza tra la Terra e la Luna, mediante laser. È grazie a questo strumento che si è scoperto che il nostro satellite si allontana dalla Terra alla velocità di 3,8 cm l’anno.     Fonte: FOCUS SCIENZA